Gli aggiornamenti in tempo reale
Tajani sente Araghchi: "Per l'Italia il nucleare a fini militari è linea rossa" | Iran risponde agli Usa con piano di 14 punti: "Fine del conflitto entro un mese"
L'Opec aumenta la produzione di petrolio, Teheran la taglia drasticamente per non saturare i depositi
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con l'omologo dell'Iran Abbas Araghchi, al quale ha sottolineato "la necessità di evitare ulteriori escalation e di intensificare il lavoro per un accordo sul cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz". Tajani ha "confermato con chiarezza che per l'Italia lo sviluppo di un programma nucleare iraniano a fini militari rappresenta una linea rossa, con il rischio concreto di innescare una pericolosa corsa agli armamenti nucleari nella regione". Il leader americano Donald Trump avverte Cuba: "Potrei prenderla dopo l'Iran". L'Avana risponde: "Non ci arrendiamo alle minacce".
L'Iran ha inviato una risposta in 14 punti - tramite un mediatore pakistano - alla proposta americana per porre fine alla guerra. Gli Stati Uniti hanno suggerito un cessate il fuoco di due mesi, l'Iran vuole che il conflitto venga risolto entro 30 giorni e sta spingendo per una fine definitiva della guerra piuttosto che per una tregua temporanea. A riportarlo Tasnim. La proposta include garanzie di sicurezza contro futuri attacchi, il ritiro delle forze statunitensi dalle aree circostanti, la revoca delle restrizioni navali, lo sblocco dei fondi iraniani congelati, un risarcimento per i danni causati dalla guerra, la revoca delle sanzioni e la fine dei combattimenti su tutti i fronti, insieme a nuove regole per lo Stretto di Hormuz.
Donald Trump ha confermato in un discorso l'efficacia del blocco navale americano imposto allo Stretto di Hormuz, descrivendo l'azione dei militari americani "come quella dei pirati". Un'espressione immediatamente presa al balzo dal governo iraniano, che ha puntato il dito contro il presidente statunitense: "Ha apertamente definito come pirateria il sequestro illegale delle navi iraniane. Non si è trattato di un lapsus, è stata un’ammissione diretta e schiacciante della natura criminale delle loro azioni contro la navigazione marittima internazionale", si legge in un post sui social del portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei. "La comunità internazionale, gli Stati membri dell’Onu e il Segretario Generale dell’Onu devono respingere con fermezza qualsiasi tentativo di normalizzare violazioni così palesi del diritto internazionale".
Nell'aprile del 2026, il Kuwait ha esportato zero barili di petrolio greggio per la prima volta dalla fine della Guerra del Golfo, secondo quanto riportato da TankerTrackers.com, un sito web che monitora le spedizioni internazionali di petrolio. Lo scrive Al Jazeera. Sebbene il Kuwait continui a produrre petrolio, che in parte viene stoccato e in parte trasformato in prodotti raffinati, alcuni dei quali vengono esportati, nell'aprile del 2026 non è stata esportata alcuna quantità di petrolio greggio a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, una situazione che non si verificava dal 1991.
Una delle condizioni poste dall'Iran nei negoziati con gli Stati Uniti è la garanzia che gli attacchi contro il Libano cessino completamente. Lo ha fatto sapere Ali Nikzad, vicepresidente del Parlamento iraniano, parlando all'emittente televisiva libanese Al-Manar. "Il fronte iraniano e il fronte del Libano meridionale sono un'unica entità, e la chiusura dello Stretto di Hormuz aveva lo scopo di permettere ai libanesi di vivere in pace", ha affermato."Hezbollah è l'anima dell'Iran, e l'Iran è l'anima di Hezbollah".
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha sentito l'omologo iraniano, Abbas Araghchi, sottolineando "la necessità di evitare ulteriori escalation e di intensificare il lavoro per un accordo sul cessate il fuoco e la riapertura dello stretto di Hormuz". Nella conversazione telefonica, Tajani avrebbe "confermato con chiarezza che per l'Italia lo sviluppo di un programma nucleare iraniano a fini militari rappresenta una linea rossa, con il rischio concreto di innescare una pericolosa corsa agli armamenti nucleari nella regione". Lo ha comunicato lo stesso ministro italiano in un post su X, aggiungendo che "l'Iran deve esercitare la propria influenza su Hezbollah per fermare gli attacchi contro Israele e per arrivare, attraverso il negoziato, alla pace in Libano".
Gli iraniani sono "pienamente preparati a fronteggiare qualsiasi aggressione". Lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri della Repubblica islamica, Kazem Gharibabadi. "Abbiamo presentato la nostra proposta per porre fine alla guerra che ci era stata imposta una volta per tutte al Pakistan. Ora tocca agli americani scegliere tra diplomazia o proseguire con un approccio conflittuale", ha dichiarato. "Siamo pronti per la via della diplomazia e anche per quella dello scontro, per garantire i nostri interessi e la sicurezza nazionale", ha chiarito, sottolineando il "pessimismo" e la "diffidenza" nei confronti di Washington.
Il ministro degli Esteri dell'Iran, Abbas Araghchi, ha avuto un colloquio telefonico con l'omologo della Corea del Sud, Cho Hyun, con cui ha discusso le relazioni bilaterali e gli ultimi sviluppi regionali. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa "Isna", Araghchi e Cho hanno scambiato opinioni sulle iniziative diplomatiche in corso per porre fine alla guerra di Stati Uniti e Israele contr l'Iran. Nelle ultime ore, Araghchi ha tenuto altri colloqui telefonici, tra cui quelli con gli omologhi di Francia e Qatar.
Il presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha dichiarato che L'Avana non si arrenderà alle minacce degli Stati Uniti, invitando la comunità internazionale a reagire di fronte a un'eventuale aggressione militare dell'isola ventilata da Donald Trump. "Nessun aggressore, per quanto potente, otterrà la resa di Cuba", ha scritto su X, denunciando un'escalation "pericolosa e senza precedenti". Diaz-Canel ha accusato Washington di agire per gli interessi di una minoranza influente e ribadito che il Paese difenderà la propria sovranità, considerando "criminale" l'eventuale azione di forza.
L'Iran ha informato gli ambasciatori stranieri a Teheran di aver consegnato al Pakistan l'ultima proposta per porre fine alla guerra guidata dagli Stati Uniti. "Ora la palla è nel campo degli Stati Uniti, che dovranno scegliere la via della diplomazia o la continuazione di un approccio conflittuale", avrebbe spiegato il viceministro per gli Affari legali e internazionali iraniano, Kazem Gharibabadi, in un incontro con gli ambasciatori. Lo riporta Iran International. Teheran, secondo quanto ha affermato il viceministro, sarebbe pronto a entrambi gli scenari ma "mantiene pessimismo e diffidenza nei confronti degli Usa".
La missione iraniana presso le Nazioni Unite ha diramato un comunicato in cui afferma che gli Stati Uniti "non rispettano il Trattato di non proliferazione nucleare" e accusano Washington di essere "ipocrita". "Da 56 anni, gli Stati Uniti, detentori di migliaia di testate nucleari e primo paese al mondo per proliferazione di tali armi, non rispettano chiaramente i propri obblighi di non proliferazione e disarmo nucleare previsti dagli articoli I e VI del Tnp", ha dichiarato. "Non si deve fornire alcuna copertura agli Stati Uniti per il loro comportamento oltraggioso e ipocrita. A livello legale non esiste alcuna restrizione sul livello di arricchimento dell'uranio, purché venga condotto sotto la supervisione dell'Aiea (l'Agenzia internazionale per l'energia atomica) come nel caso dell'Iran".
La Cina non rispetterà le sanzioni statunitensi contro cinque aziende colpite dall'acquisto di petrolio iraniano: l'ha dichiarato il ministero del Commercio di Pechino. La Cina è un cliente chiave per il petrolio iraniano, principalmente attraverso le raffinerie indipendenti (o "teapot") che si riforniscono di greggio a prezzo scontato dalla Repubblica islamica. Gli Stati Uniti, nel tentativo di bloccare le entrate di Teheran, hanno intensificato le sanzioni contro tali raffinerie. In un'ingiunzione il ministero stabilisce che le misure statunitensi "non devono essere riconosciute, attuate o rispettate". "Il governo cinese si è sempre opposto alle sanzioni unilaterali prive dell'autorizzazione delle Nazioni Unite e di una base nel diritto internazionale", spiega. L'ingiunzione si applica a tre società nella provincia di Shandong - Shandong Jincheng Petrochemical Group, Shandong Shouguang Luqing Petrochemical e Shandong Shengxing Chemical - e ad altre due con sede in altre parti della Cina, Hengli Petrochemical (Dalian) Refinery e Hebei Xinhai Chemical Group. Ieri Washington ha imposto sanzioni a un'ulteriore azienda cinese, la Qingdao Haiye Oil Terminal, che però non è menzionata nell'ingiunzione.
L'autorità aeronautica degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che il traffico aereo nel Paese è tornato alla normalità, dopo settimane di allarmi e cancellazioni a causa dei ripetuti attacchi da parte dell'Iran. Lo riferisce Reuters.
Otto petroliere indiane avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz con il permesso dell'Iran. Lo scrive l'agenzia Bloomberg. Il passaggio di queste navi rientra, secondo quanto riferito da fonti iraniane, nei più ampi sforzi di Nuova Delhi per negoziare con il governo iraniano al fine di risolvere la crisi energetica nel Paese, terzo importatore di greggio al mondo, causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato dal sito di tracciamento delle rotte marittime MarineTraffic, una delle ultime navi indiane ad attraversare lo Stretto di Hormuz è stata la petroliera Sarv Shakti, carica di Gpl.
Il Comando centrale dell'esercito americano (Centcom) ha dichiarato di aver dirottato 48 navi negli ultimi 20 giorni nell'ambito del blocco navale imposto ai porti iraniani che si affacciano sul Golfo Persico.
L'Iran ha iniziato a ridurre drasticamente la produzione di petrolio per evitare di raggiungere in breve tempo la capacità massima di stoccaggio. Lo ha detto un funzionario della Repubblica islamica a Bloomberg. La decisione, ha spiegato, rappresenta "un passo proattivo per evitare di raggiungere i limiti di capacità di stoccaggio", limite materiale reso facilmente raggiungibile dal blocco navale imposto dagli Stati Uniti nel Golfo Persico. L'Iran nel tempo avrebbe infatti "acquisito esperienza nel fermare temporaneamente i pozzi petroliferi senza causare danni permanenti". Secondo alcune fonti interne, Teheran abbassando i ritmi di raffinamento potrebbe aver guadagnato un mese di tempo. Poi i pozzi dovranno essere fermati.
Il problema maggiore rimane però quello economico, in particolare "la capacità di resistere ai danni più a lungo rispetto a Washington". In assenza di esportazioni, alcuni analisti ritengono che diversi depositi onshore - su tutti quelli sopra l'isola di Kharg - siano ormai prossimi alla saturazione. È poco chiara invece la capacità di stoccaggio garantita dalle petroliere galleggianti, che per ovvi motivi possono offriri spazio molto minore rispetto alle strutture su terra.
Fine della guerra con la garanzia che Israele e gli Stati Uniti non attaccheranno di nuovo. Riapertura dello Stretto di Hormuz da parte degli iraniani e revoca del blocco statunitense. Colloqui sul programma nucleare iraniano, con l'obiettivo di trovare una nuova regolamentazione, in cambio della revoca delle sanzioni statunitensi. E infine il riconoscimento da parte di Washington del diritto dell'Iran ad arricchire l'uranio per scopi pacifici, mentre Teheran "accetta di sospendere il processo". Sono questi i 5 elementi sul tavolo al centro della proposta che i vertici iraniani hanno recapitato negli scorsi giorni ai mediatori in Pakistan, come riporta Reuters. "In questo quadro, i negoziati sulla più complessa questione nucleare sono stati spostati alla fase finale per creare un clima più favorevole", ha dichiarato un funzionario iraniano.
In una conversazione telefonica, Seyyed Abbas Araghchi, ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell'Iran, e Jean-Noël Barrot, ministro degli Esteri francese, "hanno discusso e si sono scambiati opinioni sugli ultimi sviluppi regionali, sulle questioni e sulle iniziative diplomatiche volte a porre fine alla guerra nella regione". Lo rende noto lo stesso ministro degli Esteri iraniano sul proprio canale Telegram.
Gli Stati Uniti stanno avvertendo le compagnie di navigazione che potrebbero andare incontro a sanzioni qualora effettuassero pagamenti all'Iran per transitare in sicurezza attraverso lo Stretto di Hormuz. L'avviso pubblicato venerdì dall'Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri degli Stati Uniti (Ofac) aggiunge un ulteriore livello di pressione nello stallo tra Stati Uniti e Iran sul controllo dello Stretto di Hormuz. L'Iran ha di fatto chiuso lo stretto al traffico normale minacciando di attaccare le navi dopo che Stati Uniti e Israele hanno dato il via alla guerra lo scorso 28 febbraio. Successivamente ha iniziato a offrire il passaggio sicuro ad alcune navi, deviandole attraverso rotte alternative più vicine alla sua costa, talvolta chiedendo un pagamento per il servizio. Questo "pedaggio" è al centro dell'avvertimento sulle sanzioni statunitensi.
Sette Paesi dell'Opec+ hanno raggiunto un accordo di principio per aumentare gli obiettivi di produzione petrolifera di circa 188 mila barili al giorno a giugno, proseguendo nella loro programmazione dopo l'uscita degli Emirati Arabi Uniti dal gruppo. Lo hanno riferito ai media due fonti a conoscenza delle trattative in vista della riunione dei sette Paesi in programma online domani, 3 maggio. L'aumento si avvicina a quello del mese scorso, pari a 206 mila barili al giorno, al netto della quota emiratina. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la decisione di uscire dall'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec e Opec+), con effetto dal primo maggio 2026. Il Paese del Golfo aveva aderito all'Opec nel 1967. Nel corso degli anni, l'organizzazione ha sempre tentato di mostrare un fronte unito nonostante i disaccordi interni su una serie di questioni, dalla geopolitica alle quote di produzione.
"La più grande minaccia per la comunità transatlantica non sono i suoi nemici esterni, ma la continua disgregazione della nostra alleanza. Dobbiamo tutti fare ciò che serve per invertire questa disastrosa tendenza". Lo scrive su X il premier polacco Donald Tusk dopo la decisione degli Stati Uniti di ritirare 5mila militari statunitensi dalla Germania.
"Stiamo collaborando con gli Stati Uniti per comprendere i dettagli della loro decisione relativa alla presenza militare in Germania: questo adeguamento sottolinea la necessità che l'Europa continui a investire maggiormente nella difesa e si assuma una quota maggiore di responsabilità per la nostra sicurezza comune". Lo afferma la portavoce della Nato. "Restiamo fiduciosi nella nostra capacità di garantire la nostra deterrenza e difesa mentre prosegue questo passaggio verso un'Europa più forte in una Nato più forte", aggiunge.
Il presidente degli Stati Uniti vuole ospitare un incontro tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun l'11 maggio alla Casa Bianca. Lo ha riferito l'emittente televisiva libanese Al Mayadeen, affiliata al partito sciita filo-iraniano Hezbollah, citando una fonte diplomatica. Secondo la fonte, l'ambasciata Usa in Libano starebbe esercitando pressioni affinché l'incontro si concretizzi. Intervistato da Axios, Trump ha detto al primo ministro Netanyahu che Israele dovrebbe limitarsi a operazioni militari "chirurgiche" in Libano ed evitare una piena ripresa della guerra.
Il ministero della Sanità libanese ha dichiarato che 13 persone sono state uccise venerdì in attacchi israeliani nel sud, anche in una città dove l'Idf aveva emesso un ordine di evacuazione nonostante il cessate il fuoco. Gli attacchi a Habboush hanno ucciso otto persone, tra cui un bambino e due donne, e ne hanno ferite altre 21, ha riferito il ministero, aggiornando un bilancio precedente. Altri attacchi a Zrariyeh hanno ucciso quattro persone, due delle quali donne, e ne hanno ferite altre quattro, ha aggiunto.
"Ieri, venerdì, l'esercito israeliano ha colpito obiettivi terroristici di Hezbollah nel Libano meridionale ed eliminato terroristi di Hezbollah che operavano vicino ai soldati israeliani", ha dichiarato l'esercito in un comunicato questa mattina. "Nell'ambito di questi attacchi, l'esercito israeliano ha smantellato più di 50 strutture di Hezbollah in diverse aree del Libano meridionale".
"È probabile una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti": lo ha dichiarato Mohammad Jafar Assadi, vice comandante del Comando di Khatamolanbia, aggiungendo: "L'Iran è pienamente pronto a fronteggiare qualsiasi mossa ostile".
L'esercito israeliano ha ordinato agli abitanti di diverse città e villaggi del Libano meridionale di evacuare, proseguendo lo sfollamento forzato della popolazione nella zona nonostante il cessate il fuoco. Lo scrive Al-Jazeera. L'ultimo ordine di sfollamento forzato riguarda Qaaqaait al-Jisr, Adchit al-Shaqif, Jebchit, Ebba, Kfar Jouz, Harouf, al-Duwayr, Deir ez-Zahrani e Habboush, ha dichiarato l'esercito israeliano il giorno X.
E' di almeno 13 morti il bilancio delle vittime dei raid aerei israeliani sul Libano meridionale, secondo il Ministero della Salute di Beirut. Secondo una dichiarazione del ministero, otto persone, tra cui un bambino e due donne, sono state uccise e altre 21 ferite, tra cui due bambini e una donna, negli attacchi al villaggio di Habboush, i cui residenti erano stati invitati ad evacuare dall'esercito israeliano. L'agenzia di stampa ufficiale libanese ha riportato "una serie di intensi raid... poco meno di un'ora dopo l'avvertimento israeliano". A Habboush, un fotografo dell'AFP ha visto colonne di fumo levarsi dalle bombe. Un altro attacco al villaggio di Zrariyeh, nella regione di Sidone, ha ucciso quattro persone, tra cui due donne, e ne ha ferite altre quattro, tra cui un bambino e una donna, ha dichiarato il ministero. Secondo la stessa fonte, una donna è stata uccisa e sette persone sono rimaste ferite nel distretto della città costiera di Tiro. L'ANI aveva precedentemente segnalato altri raid aerei e colpi di artiglieria in altre località del sud, nonostante il cessate il fuoco tra Hezbollah, gruppo filo-iraniano, e Israele, in vigore dal 17 aprile.
"Mi piace finire prima un lavoro. Forse tornando dal Medio Oriente, una delle portaerei potrebbe fermarsi" a Cuba. Lo ha detto Donald Trump un po' scherzando, un po' serio nel corso di un evento al Forum Club in Florida. Il presidente ha quindi spiegato che gli Stati Unti prenderebbero il controllo di Cuba quasi immediatamente.
I democratici insorgono contro Donald Trump per aver scritto al Congresso che le ostilità in Iran sono "terminate" e quindi non serve alcuna autorizzazione per il conflitto. "Quello che ha dichiarato non riflette la realtà per decine di migliaia di soldati nella regione. Trump è entrato questa guerra senza strategia e senza un'autorizzazione legale e quanto ha detto al Congresso non cambia nessuna delle due cose", ha detto la senatrice democratica Jeanne Shaheen. "Questa è una guerra illegale e i repubblicani sono complici", ha messo in evidenza il leader dei liberal in Senato Chuck Schumer
