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Guerra in Iran, media Usa: "Teheran pronta ad attaccare basi statunitensi in Europa in caso di escalation" | Nato: "Pronti a reagire"
Lo riferisce il Financial Times, citando due persone vicine al regime di Teheran
Dopo l'ultimo scontro tra Donald Trump e il regime iraniano su Hormuz, il Financial Times ha riferito che Teheran sarebbe pronta ad attaccare le basi statunitensi presenti sul territorio europeo in caso di escalation. "La Nato è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e farà tutto il necessario per difendere gli alleati" ha dichiarato un funzionario. "Come già dimostrato quest'anno, quando le difese aeree della Nato hanno intercettato con successo, in quattro diverse occasioni, missili balistici diretti verso la Turchia dall'Iran, la nostra postura di deterrenza e difesa è solida ed efficace" ha poi aggiunto. Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che gli Stati Uniti si trovano di fronte a un dilemma riguardo alla guerra, affermando che un ritiro danneggerebbe la loro credibilità, mentre proseguirla creerebbe ulteriori problemi. "Gli Stati Uniti sono in uno stato di disperazione. Se si ritirano dalla guerra, perderanno credibilità, e se continuano, si creeranno decine di problemi", ha dichiarato Ghalibaf durante una visita in Iraq. "Abbiamo sanzioni draconiane che possiamo imporre contro l'Iran", ha detto Donald Trump alla Casa Bianca. Secondo Reuters, Trump avrebbe comunicato al Congresso l'invio di oltre 206 milioni di dollari per una forza di mantenimento della pace a Gaza.
Donald Trump ha comunicato al Congresso l'invio di oltre 206 milioni di dollari per una forza di mantenimento della pace a Gaza. Lo riporta la Reuters in esclusiva sul suo sito. Si tratta del primo finanziamento significativo nell'ambito del piano americano per la ricostruzione della Striscia. In due notifiche datate 30 luglio, il dipartimento di Stato ha informato il Congresso che stanzierà 200 milioni di dollari per equipaggiamenti, infrastrutture, veicoli e costi operativi della Forza di Stabilizzazione Internazionale (Isf). Ulteriori 6 milioni di dollari serviranno ad adattare veicoli blindati statunitensi a supporto della forza. Il finanziamento rappresenta la prima spesa concreta degli Stati Uniti per la forza di peacekeeping e segnala la determinazione dell'amministrazione a portare avanti la "roadmap" di Trump per Gaza, nonostante sia Israele che Hamas abbiano sollevato obiezioni riguardo alle condizioni necessarie per l'avanzamento del piano. "L'Isf guiderà le operazioni di sicurezza, sosterrà una smilitarizzazione completa e consentirà la consegna in sicurezza di aiuti umanitari e materiali per la ricostruzione a Gaza", si legge in una delle notifiche, la quale precisa tuttavia che la composizione definitiva della forza è ancora oggetto di negoziato.
"Abbiamo sanzioni draconiane che possiamo imporre contro l'Iran". Lo ha detto Donald Trump alla Casa Bianca. "Nel frattempo lo stretto di Hormuz è aperto. Ma non sarà più importante come prima. Ci sono alternative", ha aggiunto il presidente americano citando il petrolio del Texas e della Louisiana. Gli Stati Uniti si apprestano a varare misure senza precedenti contro l'Iran, in un cambio di strategia che prevede il passaggio dall'obiettivo di "colpirlo duramente il prima possibile" attraverso l'azione militare, a quello più articolato di "soffocarlo gradualmente", grazie a un embargo che strozzi economia e sistema finanziario di Teheran.
''Israele non crede che Hamas si disarmerà e, fino ad allora, l'Idf continuerà a contrastare le minacce, non si ritirerà dalla Linea Gialla e non inizieranno operazioni legate alla ricostruzione della Striscia''. Lo ha detto una "fonte di sicurezza israeliana" citata da Channel 11. Secondo la fonte, i raid contro la Striscia di Gaza degli ultimi giorni hanno ricevuto luce verde dall'amministrazione Usa, perché si inquadrano nella ''libertà d'azione dell'Idf per contrastare le minacce provenienti dalla Striscia di Gaza, contro i terroristi che pianificano attacchi contro le truppe o contro i terroristi appartenenti all'unità Nukhba''.
''L'attacco alla Siria è una mossa provocatoria e pericolosa, che ci avvicina a uno scontro con la Turchia e approfondisce la frattura con i nostri alleati, in primis gli Stati Uniti.'' Lo scrive su X Yair Golan, il leader del partito di sinistra I Democratici. ''Ancora una volta, la forza militare viene usata per fini politici. Netanyahu dimostra di nuovo di essere una figura estremista e inaffidabile, non in grado di promuovere una mossa verso la stabilità regionale, allontanando da noi partner e alleati. Israele ha bisogno di una leadership che sappia usare la forza per garantire la sicurezza, non per scatenare un'altra guerra per la sopravvivenza politica'', ha aggiunto.
''Non tollereremo un rafforzamento militare della Turchia in Siria che minacci Israele. Abbiamo espresso chiaramente il messaggio: don't. A quanto pare non l'hanno recepito bene, quindi ci siamo assicurati che lo comprendessero meglio''. Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu durante un podcast in ebraico.
Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che gli Stati Uniti si trovano di fronte a un dilemma riguardo alla guerra, affermando che un ritiro danneggerebbe la loro credibilità, mentre proseguirla creerebbe ulteriori problemi. "Gli Stati Uniti sono in uno stato di disperazione. Se si ritirano dalla guerra, perderanno credibilità, e se continuano, si creeranno decine di problemi", ha dichiarato Ghalibaf durante una visita in Iraq, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Isna e ripreso da Iran International. Ghalibaf ha anche affermato che i problemi regionali si attenuerebbero se Washington ponesse fine ai suoi interventi.
Almeno nove palestinesi sono morti a seguito di un attacco israeliano con droni che ha colpito la zona centrale di Gaza City, nella Striscia settentrionale. Lo riferisce l'emittente panaraba qatariota "Al Jazeera", citando fonti mediche locali. Secondo quanto riferito, poche ore fa un altro attacco ha preso di mira una motocicletta nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale, uccidendo una persona
Il ministero della Difesa della Grecia sta valutando il trasferimento a Souda, nell'isola di Creta, della batteria di missili Patriot, attualmente di stanza a Karpathos, nel Dodecaneso, dal marzo scorso. Atene sta valutando l'opzione alla luce dei nuovi dati emersi dall'escalation della guerra in Medio Oriente e delle informazioni secondo cui l'Iran starebbe considerando la possibilita' di colpire obiettivi statunitensi in Europa, qualora le operazioni militari da parte degli Stati Uniti si intensificassero. Secondo fonti citate da "Kathimerini", "qualora si valutasse che sussiste una minaccia significativa per Souda, la batteria Patriot potrebbe essere trasferita da Karpathos al fine di garantire una copertura più completa delle infrastrutture della base militare". Secondo fonti del ministero della Difesa greco, a Souda sono già in atto misure di sicurezza e protezione rafforzate. Tuttavia, qualora si dovesse valutare un aumento del rischio, le misure adottate saranno adeguate di conseguenza. In ogni caso, si ritiene estremamente difficile colpire obiettivi in Grecia, poiché sono presenti diversi sistemi per intercettare le minacce aeree.
"Come già dimostrato quest'anno, quando le difese aeree della Nato hanno intercettato con successo, in quattro diverse occasioni, missili balistici diretti verso la Turchia dall'Iran, la nostra postura di deterrenza e difesa è solida ed efficace. La Nato è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e farà sempre tutto il necessario per difendere tutti gli Alleati". Lo dichiara un funzionario della Nato, interpellato da LaPresse su indiscrezioni stampa secondo cui l'Iran sarebbe pronto a colpire basi Usa in Europa in caso di escalation.
L'Iran ha ricevuto 7,5 miliardi di dollari in valuta estera derivanti dal petrolio tra i mesi di aprile e luglio, somma che è stata messa a disposizione della Banca centrale del Paese. Lo riferiscono i media iraniani, citando il ministero del Petrolio di Teheran, secondo cui le entrate sono pari a 1,5 volte quelle generate nello stesso periodo dell'anno scorso e dovrebbero coprire le spese in valuta estera del governo fino alla fine di dicembre.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, è arrivato a Baghdad per una visita di tre giorni in Iraq che lo porterà anche nelle città santa sciita di Kerbala, in occasione della cerimonia per il 40esimo giorno di sepoltura dell'ayatollah Ali Khamenei. "Le relazioni tra Baghdad e Teheran sono di fondamentale importanza per lo sviluppo regionale e non c'è dubbio che in futuro assisteremo a un nuovo ordine nella regione", ha detto Ghalibaf prima di lasciare Teheran. Stando a quanto riportato dall'agenzia Isna, al suo arrivo a Baghdad ha visitato il luogo vicino all'aeroporto internazionale dove vennero uccisi dagli Stati Uniti, nel gennaio 2020, il generale iraniano Qassem Soleimani e il generale iracheno Abu Mahdi al-Muhandis: "Inizio la mia visita da qui, dal luogo dell'assassinio e del martirio di due grandi figure della storia dell'Iran e dell'Iraq. Questo luogo è un simbolo importante nella storia della regione e un segno del legame che unisce le due nazioni, dove il sangue di due eroi, uno iraniano e l'altro iracheno, è stato versato fianco a fianco".
L'Iran sta valutando la possibilità di attaccare obiettivi militari statunitensi in Europa qualora Donald Trump intensificasse la guerra, mentre Teheran considera le opzioni per aumentare la posta in gioco del conflitto. Lo scrive il Financial Times citando fonti vicine al regime di Teheran, secondo cui le forze iraniane hanno valutato la possibilità di colpire obiettivi statunitensi in paesi dell'Europa sudorientale come la Bulgaria, che il mese scorso ha approvato l'utilizzo della sua base aerea di Bezmer per il rifornimento in volo di aerei statunitensi. Una delle fonti ha aggiunto che anche Cipro, dove una base aerea britannica è stata colpita da un drone a marzo, è tra i potenziali obiettivi di rappresaglia in caso di una nuova offensiva statunitense. Secondo fonti interne, Teheran avrebbe valutato separatamente la possibilità di attaccare i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz in caso di escalation. "Se gli Stati Uniti dovessero spingersi troppo oltre, l'Iran si difenderà a qualsiasi costo, estendendo la sua azione oltre la regione e colpendo anche l'Europa", ha dichiarato la fonte.
Ali Abdollahi, capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane, ha messo in guardia gli stati del Golfo dal fornire assistenza all'esercito statunitense, affermando che nulla è "nascosto ai nostri occhi". Lo riferisce l'emittente panaraba Al Jazeera, che cita una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa iraniana Fars, in cui Abdollahi ha affermato che la presenza di cosi' tanti velivoli militari, in particolare aerei cisterna, nelle basi regionali è difficile che avvenga all'insaputa dei Paesi ospitanti. "Avvertiamo: qualsiasi aiuto e agevolazione all'esercito aggressivo statunitense equivale a una partecipazione alle forze militari statunitensi", ha dichiarato Abdollahi.
Le forze israeliane hanno effettuato nella notte e all'alba di oggi una serie di bombardamenti in diverse localita' del sud del Libano, secondo quanto riferito dall'Agenzia nazionale di stampa libanese. All'alba sono state segnalate demolizioni a Haddatha, dopo esplosioni notturne ad al Mansouri, mentre colpi di artiglieria hanno raggiunto Majdal Zoun e le vallate circostanti. Razzi illuminanti sono stati inoltre lanciati sulle aree di Tiro e Bint Jbeil, mentre droni militari sorvolavano il fiume Litani tra Qasmiyeh e Qaqaiyat al Jisr.
Il ministro degli Esteri dell'Iran, Abbas Araghchi, ha dichiarato che Teheran punta alla fine della guerra e non a una semplice tregua temporanea, sottolineando che il governo del presidente Masoud Pezeshkian ha posto al centro della propria politica estera il rafforzamento dei rapporti con i Paesi confinanti e la riduzione delle tensioni regionali. Araghchi ha elogiato i Paesi vicini per l'assistenza fornita durante le recenti tensioni, tra cui la fornitura di beni e medicinali, il transito di cittadini iraniani bloccati all'estero e l'autorizzazione al passaggio di aerei iraniani nei rispettivi spazi aerei. Riferendosi al conflitto, il ministro ha spiegato che l'Iran aveva respinto le richieste di cessate il fuoco nelle prime fasi della guerra. "Non vogliamo una tregua; vogliamo la fine della guerra", ha affermato, aggiungendo che Teheran non intende permettere che si ripeta lo scenario di un conflitto interrotto da una tregua e successivamente ripreso dopo alcuni mesi.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno sospeso tutte le attività commerciali e finanziarie con l'Iran fino a nuovo avviso. Lo ha annunciato la direttrice del dipartimento per le comunicazioni strategiche del ministero degli Esteri del Paese, Afra Al Hameli. "Sono state sospese tutte le attività, gli scambi commerciali e le operazioni finanziarie con l'Iran fino a nuovo avviso", si legge in un comunicato. Al Hameli ha inoltre sottolineato che gli Emirati Arabi Uniti mantengono un forte impegno a favore dell'integrità del sistema finanziario internazionale, agendo sempre nel rigoroso rispetto del diritto internazionale e dei più elevati standard globali.
L'Iran ha respinto le accuse degli Emirati Arabi Uniti secondo cui avrebbe lanciato due missili balistici contro il Paese. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, ha definito l'accusa "priva di fondamento". Baghaei ha espresso rammarico per quelle che ha definito accuse rivolte contro l'Iran, affermando che tale comportamento "è contrario al principio del buon vicinato" e compromette gli sforzi volti a costruire la fiducia e a prevenire un'ulteriore escalation dell'insicurezza nella regione.
