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Ultimo aggiornamento: 2 mesi fa
Speciale Guerra in Iran

La giornata in diretta

L'Iran apre a un "lungo stop del nucleare", Trump boccia la proposta ma sospende l'attacco in programma nelle prossime ore

Trump studia le mosse con il team sicurezza al golf club e pubblica la mappa con le frecce su Teheran: "Il tempo stringe"

18 Mag 2026 - 21:16
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"L'Iran si muova, il tempo stringe", così su Truth il presidente americano, Donald Trump, che ha incontrato i membri di spicco del suo team per la sicurezza nazionale per discutere le prossime mosse della guerra. Lo riporta la Cnn, citando una fonte a conoscenza dell'incontro, avvenuto nel golf club di Trump in Virginia. Al meeting hanno partecipato il vicepresidente, JD Vance, il segretario di Stato, Marco Rubio, il direttore della Cia, John Ratcliff, e l'inviato speciale Steve Witkoff. Inoltre, in una serie di post pubblicati sul suo profilo Truth nelle ultime ore, il presidente americano ha anche condiviso una mappa del Medioriente, cui è sovrapposta una bandiera americana, con una serie di frecce che indicano l'Iran. In un'altra immagine, intitolata "Forza spaziale", si vede Trump spingere un pulsante rosso per dare il via a una serie di attacchi da parte della forza spaziale degli Stati Uniti. Intanto, secondo l'agenzia Fars, tre petroliere iraniane hanno superato il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz. Mentre il ministero degli Affari Esteri iraniano ha comunicato che l'Iran ha risposto all'ultima proposta degli Usa. Alcune indiscrezioni, riportate da Al Arabiya, sostengono che Teheran, nella sua risposta agli Usa in 14 punti, si sarebbe detta pronta ad accettare un lungo periodo di congelamento del suo programma nucleare anziché uno smantellamento completo. Axios riporta che la Casa Bianca ritiene la nuova proposta dell'Iran "insufficiente".


Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il dialogo con gli Stati Uniti "non significa resa", ribadendo che Teheran non intende rinunciare ai propri "diritti legittimi" nel quadro dei negoziati indiretti con Washington. "Il dialogo non significa resa. La Repubblica islamica dell'Iran entra nei colloqui con dignita', forza e preservando i diritti della nazione", ha scritto Pezeshkian in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X. Il presidente iraniano ha aggiunto che Teheran "non arretrera' in alcun modo rispetto ai diritti legali del popolo e del Paese" e che le autorita' iraniane continueranno a difendere "gli interessi e la dignita' dell'Iran". (Irb)


La sospensione dell'attacco contro l'Iran, ha spiegato Donald Trump su Truth, è stata decisa perché "sono ora in corso seri negoziati" che - ad avviso dell'Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, dal Principe Ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e dal Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan - porteranno ad un "accordo che risulterà pienamente accettabile per gli Stati Uniti d'America, così come per tutti i Paesi del Medio Oriente e oltre".


Donald Trump annuncia di aver sospeso il "pianificato attacco all'Iran" in programma domani su richiesta dell'Emiro del Qatar, del principe ereditario dell'Arabia Saudita e del presidente degli Emirati Arabi Uniti. "Ho impartito istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Capo dello Stato Maggiore Congiunto, Generale Daniel Caine, e alle Forze Armate degli Stati Uniti, affinché non venga eseguito l'attacco contro l'Iran programmato per domani", ha scritto sul suo social Truth.


La guerra tra Iran e coalizione israelo-statunitense e le successive tensioni economiche stanno provocando una forte impennata dei prezzi immobiliari e degli affitti a Teheran, aggravando una crisi abitativa già segnata da inflazione, carenza di offerta e rallentamento del mercato edilizio. E' quanto emerge da un reportage pubblicato dall'emittente qatariota "Al Jazeera". Secondo il reportage, nelle ultime settimane i prezzi degli affitti nella capitale iraniana sarebbero aumentati di oltre il 60 per cento rispetto al periodo precedente alla guerra iniziata a febbraio, mentre numerosi cittadini descrivono un mercato immobiliare "paralizzato" ma allo stesso tempo caratterizzato da continui rincari. "Al Jazeera" riferisce che la situazione sarebbe stata aggravata dai danni subiti da importanti infrastrutture industriali iraniane, incluse aziende siderurgiche e petrolchimiche, oltre che dal blocco o rallentamento di numerosi cantieri edilizi nella capitale.


Donald Trump non è "aperto" a nessuna concessione nei confronti di Teheran. Lo ha detto lo stesso presidente in un'intervista al New York Post, aggiungendo che l'Iran sa "cosa accadrà a breve".


Gli Stati Uniti stanno valutando una nuova deroga sul petrolio russo a causa della guerra in Iran e del suo effetto sulle forniture. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali la nuova deroga potrebbe essere di 30 giorni o più.


La Casa Bianca ritiene la nuova proposta dell'Iran "insufficiente": non rappresenta un miglioramento significativo per arrivare a un accordo. Lo riporta Axios citando un funzionario americano, secondo il quale il rischio è quello di una ripresa della guerra.


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato nuovamente i media statunitensi affermando che "anche se l'Iran si arrendesse, ammettesse che la sua marina è scomparsa e riposa sul fondo del mare, e che la sua aeronautica non è più tra noi, e se l'intero esercito iraniano uscisse da Teheran, lasciando cadere le armi e tenendo le mani alzate, ciascuno gridando 'mi arrendo, mi arrendo' mentre agita freneticamente la rappresentativa bandiera bianca, il fallimentare 'New York Times', il 'China Street Journal' (Wsj), la corrotta e ormai irrilevante 'Cnn', e tutti gli altri membri dei Fake News Media, titolerebbero che l'Iran ha ottenuto una vittoria magistrale e brillante contro gli Stati Uniti d'America". In un post su Truth Social Trump ha aggiunto: "Dumacrats (soprannome usato da Trump per i democratici) e i media hanno completamente perso la strada. Sono diventati assolutamente pazzi!"


Nonostante le modifiche apportate nell'ultima bozza di Washington, permangono notevoli divergenze tra i testi negoziali iraniani e statunitensi: lo riferisce l'agenzia di stampa Tasnim, legata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, citando una fonte informata vicina al team negoziale di Teheran, la quale ha accusato gli Stati Uniti di "richieste eccessive" e "mancanza di realismo". 


L'Iraq ha dichiarato di stare indagando sulle circostanze e sui dettagli di un attacco con tre droni che - a detta dell'Arabia Saudita - è stato lanciato ieri dal territorio iracheno verso il Paese del Golfo. Lo si apprende da un comunicato del ministero degli Esteri iracheno, secondo cui le difese aeree irachene non avevano rilevato il lancio di alcun drone nello spazio aereo del Paese. Il dicastero di Baghdad ha espresso "la sua profonda preoccupazione per quanto circolato in merito al presunto attacco con tre droni contro installazioni nel fraterno Regno dell'Arabia Saudita", ribadendo "la profondità dei legami fraterni e storici che uniscono i due Paesi, il costante impegno dell'Iraq a rafforzare la cooperazione bilaterale in vari settori, e la sua posizione ferma e immutabile nel rifiutare qualsiasi attacco contro i Paesi fratelli". Il dicastero ha quindi invitato "le autorità competenti del fraterno Regno dell'Arabia Saudita a cooperare e a condividere le informazioni pertinenti, al fine di pervenire a dati precisi che contribuiscano a rafforzare la sicurezza e la stabilita' dei due Paesi fratelli". La diplomazia irachena ha anche ribadito "la posizione ferma della Repubblica dell'Iraq nel rispettare la sicurezza, l'incolumità e la sovranità dei Paesi fratelli, e nel rifiutare qualsiasi azione che possa compromettere la loro stabilità, minacciare la loro sicurezza nazionale o nuocere ai rapporti fraterni con i Paesi amici". Infine, il ministero ha confermato "il proprio impegno a mantenere il coordinamento e la consultazione con il Regno dell'Arabia Saudita, nell'ottica di rafforzare la sicurezza e la stabilità nella regione e di servire i comuni interessi dei due Paesi fratelli". 


Il presidente libanese, il generale Joseph Aoun, ha affermato che è suo dovere "fare l'impossibile e con il minor costo possibile per fermare la guerra sul Libano e sul suo popolo". Parlando davanti al deputato Michel Daher e a una delegazione delle associazioni agricole, Aoun ha dichiarato: "Abbiamo già sperimentato le guerre e dove hanno portato il Libano: c'è forse qualcuno che può ancora sopportarne il costo?". Nel suo intervento, il presidente ha ribadito che il quadro stabilito da Beirut per i negoziati con Israele consiste nel ritiro delle forze armate israeliane dai territori libanesi; nel cessate il fuoco; nel dispiegamento delle Forze armate libanesi (Laf) lungo i confini; nel ritorno degli sfollati; e negli aiuti economico-finanziari al Libano. Se viene detto qualcosa di diverso rispetto a questo, ha spiegato Aoun, "è falso". "Voi siete radicati in questa terra perché ne comprendete il valore; preservate questo attaccamento e trasmettetelo ai vostri figli, che sono la ricchezza della nazione", ha affermato il presidente, rivolgendosi ai presenti. Infine, Aoun ha confermato che continuerà a impegnarsi in Arabia Saudita per aprire i mercati ai prodotti libanesi e per fornire agevolazioni agli agricoltori libanesi, in modo da consentire loro di resistere nelle difficili condizioni che sta attraversando il Libano. 


Alcune indiscrezioni, riportate da Al Arabiya, sostengono che Teheran, nella sua risposta agli Usa in 14 punti, ha chiesto una tregua lunga e a più fasi, un'apertura graduale e sicura di Hormuz con un ruolo garantito per il Pakistan e l'Oman in caso di attriti. Sarebbe poi pronta ad accettare un lungo periodo di congelamento del suo programma nucleare anziché uno smantellamento completo, a condizione che l'uranio altamente arricchito, stimato in 400 kg, venga trasferito in Russia anziché negli Stati Uniti. Per quanto riguarda i risarcimenti, stando alle indiscrezioni, l'Iran ha fatto marcia indietro, chiedendo invece concessioni economiche, scrive il media arabo.


La nuova proposta consegnata dall'Iran agli Usa attraverso il Pakistan è in 14 punti e si concentra sulla fine della guerra: lo scrive l'agenzia di stampa iraniana Tasnim citando una fonte vicina ai negoziati.


Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell'Iran ha annunciato la costituzione di un nuovo ente incaricato di gestire lo Stretto di Hormuz, che Teheran ha di fatto chiuso e per il cui attraversamento intende imporre un pedaggio alle navi. L'Ente si chiama Autorità dello Stretto del Golfo Persico.


L'Iran ha risposto all'ultima proposta statunitense: lo comunica il ministero degli Affari Esteri iraniano.


Stati Uniti e Iran "non sono disposti ad accettare alcun tipo di mediazione", quindi l'Ue "non ha molta influenza". Lo ha dichiarato l'Alta rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Kaja Kallas, all'alba della riunione del Consiglio Affari esteri nella formazione Sviluppo a Bruxelles. Ciononostante, l'Ue rimane "in contatto con i partner" e sostiene una soluzione a due fasi. Prima un'interruzione degli attacchi e la riapertura dello Stretto di Hormuz, poi i negoziati "per le questioni più spinose". Tuttavia, "è molto difficile", ha affermato, "e alla fine gli Stati Uniti dovranno trovare un accordo con l'Iran".


"Tre petroliere iraniane sono state aggiunte alla capacità di stoccaggio dell'Iran dopo aver superato il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz", si legge in un rapporto dell'agenzia Fars, che aggiunge: "Gli Stati Uniti hanno affermato che la capacità di stoccaggio di petrolio dell'Iran sull'isola di Kharg è terminata, ma la società di intelligence marittima Tanker Trackers aveva dichiarato che l'Iran ha più di un mese di tempo prima che tale capacità si esaurisca, a condizione che nessun'altra petroliera entri nel blocco. Ora, con queste tre petroliere, la capacità di stoccaggio di petrolio dell'Iran è aumentata". Tanker Trackers ha affermato che "tre petroliere vuote, autorizzate dagli Stati Uniti", sono riuscite a eludere il blocco navale statunitense nei giorni scorsi. Insieme, possono trasportare 1,9 milioni di barili di petrolio iraniano. "Una delle navi ha disattivato brevemente l'AIS, un'altra batteva bandiera russa e una terza ha costeggiato la costa omanita per superare il blocco", ha aggiunto la società.


Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha riferito che le operazioni militari contro l'Iran hanno "largamente distrutto" le capacità militari di Teheran, inclusa parte della produzione bellica e la capacità di lanciare missili e droni. In un'intervista all'emittente televisiva Al Arabiya, il portavoce del Centcom, Tim Hawkins, ha accusato Teheran di utilizzare lo Stretto di Hormuz come strumento di pressione contro la libertà di navigazione. Secondo il Centcom, il blocco navale imposto dagli Usa ai porti iraniani in risposta alla chiusura dello Stretto ha già costretto oltre 80 navi commerciali a modificare la propria rotta. Hawkins ha inoltre sostenuto che le forze iraniane abbiano lanciato attacchi da aree densamente popolate e accusato Teheran di colpire deliberatamente civili. L'ufficiale ha aggiunto che Washington continua a coordinarsi con gli alleati regionali per rafforzare i sistemi di difesa aerea nel Golfo.


"Tre petroliere iraniane sono state aggiunte alla capacità di stoccaggio dell'Iran dopo aver superato il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz", si legge in un rapporto dell'agenzia Fars, che aggiunge: "Gli Stati Uniti hanno affermato che la capacità di stoccaggio di petrolio dell'Iran sull'isola di Kharg è terminata, ma la società di intelligence marittima Tanker Trackers aveva dichiarato che l'Iran ha più di un mese di tempo prima che tale capacità si esaurisca, a condizione che nessun'altra petroliera entri nel blocco. Ora, con queste tre petroliere, la capacità di stoccaggio di petrolio dell'Iran è aumentata". Ieri, Tanker Trackers ha affermato che "tre petroliere vuote, autorizzate dagli Stati Uniti", sono riuscite a eludere il blocco navale statunitense nei giorni scorsi. Insieme, possono trasportare 1,9 milioni di barili di petrolio iraniano. "Una delle navi ha disattivato brevemente l'AIS, un'altra batteva bandiera russa e una terza ha costeggiato la costa omanita per superare il blocco", ha aggiunto la società.


Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno colpito con un missile guidato un appartamento alla periferia di Baalbek, nell'est del Libano, uccidendo due persone. Lo ha riferito l'agenzia di stampa statale libanese Nna, precisando che le persone uccise sono il comandante della Jihad islamica palestinese Wael Abdel Halim e sua figlia 17enne Rama.


Il senatore repubblicano statunitense Lindsey Graham, noto "falco" neoconservatore, ha sollecitato l'amministrazione del presidente Donald Trump ad aumentare la pressione militare sull'Iran, caldeggiando anche attacchi contro infrastrutture energetiche della Repubblica islamica per costringere Teheran ad accettare le condizioni statunitensi nei negoziati sul nucleare. In un'intervista all'emittente televisiva Nbc News, Graham ha definito il settore energetico iraniano il "punto debole" del Paese, sostenendo che un'escalation potrebbe spingere la leadership iraniana ad accettare un accordo. Il senatore ha inoltre affermato che mantenere la stessa strategia adottata finora porterebbe agli stessi risultati, e ha chiesto quindi misure più dure contro Teheran.


Gli statunitensi hanno speso oltre 40 miliardi di dollari in più per carburanti dall'inizio della guerra contro l'Iran decisa dal presidente Donald Trump. Lo riferisce il quotidiano britannico Financial Times, citando una ricerca della Watson School of International and Public Affairs della Brown University. Secondo lo studio, l'impatto del conflitto sui consumatori, attraverso l'aumento dei prezzi di benzina e diesel, ha raggiunto domenica sera 41,5 miliardi di dollari, pari a 316 dollari per famiglia statunitense. "Stiamo spendendo come Paese una quantità enorme di denaro in costi aggiuntivi per il carburante, che avremmo potuto usare in molti modi più costruttivi per migliorare le infrastrutture di trasporto americane", ha dichiarato Jeff Colgan, docente di Scienze politiche alla Brown University. La cifra supera l'intero programma federale da 40 miliardi di dollari per la riparazione dei ponti, i 31,5 miliardi necessari per rinnovare il sistema di controllo del traffico aereo statunitense e i 18,9 miliardi dei programmi federali per la ricarica dei veicoli elettrici proposti dall'ex presidente Joe Biden. La chiusura quasi totale dello Stretto di Hormuz dall'inizio del conflitto, a fine febbraio, ha spinto il prezzo del Brent oltre i 110 dollari al barile, con un aumento superiore al 50%.


Le Forze di difesa israeliane sono in stato di alta allerta e pronte a partecipare a eventuali nuovi attacchi statunitensi contro l'Iran, inclusi possibili obiettivi legati al settore energetico. Lo ha riferito l'emittente televisiva pubblica Kan, citano fonti di sicurezza secondo cui Israele è pronto a unirsi a una nuova campagna militare americana qualora il presidente Donald Trump decida di porre fine al cessate il fuoco con la Repubblica islamica. Le indiscrezioni giungono dopo un colloquio telefonico di oltre mezz'ora tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante la quale sarebbero stati discussi scenari di ulteriore escalation.


"Per l'Iran, il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla di loro. Il tempo è cruciale!": lo ha scritto su Truth il presidente americano Donald Trump.


L'ex direttore della Central Intelligence Agency (Cia) ed ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, ha riferito, durante un'intervista all'emittente televisiva Cbs News, di un incontro avvenuto nel 2009 con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sostenendo che già allora il primo ministro volesse discutere una campagna militare congiunta contro l'Iran. Gates ha raccontato che Netanyahu, nel luglio 2009, sosteneva che il regime iraniano fosse fragile e che sarebbe potuto "crollare rapidamente" in caso di un attacco militare. L'ex segretario avrebbe respinto quanto sostenuto da Netanyahu, definendo errata la sua analisi e avvertendolo che sottovalutava la capacità di resistenza della Repubblica islamica. Secondo il resoconto di Gates, la visione di Netanyahu sarebbe stata influenzata anche da precedenti operazioni militari israeliane nella regione, tra cui il bombardamento del reattore iracheno di Osirak nel 1981 e un attacco contro una struttura nucleare siriana nel 2007, episodi che avrebbero contribuito a una "percezione distorta" delle possibili reazioni iraniane.

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