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Speciale Guerra in Iran

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Il Papa: "Cessino le violenze contro i palestinesi in Cisgiordania" | Iran: "30mila dollari a chi cattura o uccide un soldato americano"

Pizzaballa visita Teybeh: "Farò il possibile per tutelare la presenza cristiana". Israele minaccia nuovi attacchi in Libano. Axios rivela: "Washington ha cercato canale negoziale diretto con i Pasdaran a maggio"

16 Ago 2026 - 21:57
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L'Iran mette una taglia sui soldati americani. "Qualunque forza iraniana riuscirà a catturare o uccidere un aggressore americano, riceverà una ricompensa di 30mila dollari", secondo quanto dichiarato dal comandante dell'esercito iraniano Amir Hatami, citato dall'agenzia Fars. Mentre Axios rivela che a metà maggio, nei giorni più delicati dei negoziati tra Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra, Washington avrebbe deciso di aggirare i normali canali diplomatici e cercare un contatto diretto con la leadership delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), i potenti Pasdaran iraniani. E aggiunge che a fare da intermediario sarebbe stato Nechirvan Barzani, presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno.

Sulla situazione di violenza in Medio Oriente è intervenuto in queste ore anche il Papa: "Rinnovo il mio appello affinché cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e chiedo con urgenza alla comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati per una pace giusta e duratura". Pizzaballa visita Teybeh: "Farò il possibile per tutelare la presenza cristiana". In Libano intanto la tregua sembra definitivamente saltata. Il ministro della Difesa israeliano Katz ha minacciato nuovi attacchi. Mentre il ministro Itamar Ben Gvir ha detto: "A Gaza dovremmo uccidere 40 persone al giorno". Hamas ha affermato di aver chiesto al Board of Peace, sostenuto dagli Stati Uniti, di "costringere" Israele ad accettare un piano di pace per Gaza.

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I leader di Hamas hanno ribadito e confermato, durante un incontro tenutosi domenica in Egitto con Jared Kushner, inviato e consigliere del presidente Usa Donald Trump, il loro impegno a favore del disarmo e della smilitarizzazione della Striscia di Gaza. Lo riporta Barak Ravid di Axios, citando una fonte a conoscenza dei dettagli dei colloqui, secondo cui il meeting, durato 90 minuti, è stato definito "molto produttivo", negli sforzi per verificare la volontà di Hamas ad adottare misure concrete verso la smilitarizzazione di Gaza. "Hanno chiesto di riferire al presidente Trump che sono determinati a mantenerlo", secondo la fonte.


Hamas ha affermato oggi di aver chiesto al Board of Peace, sostenuto dagli Stati Uniti, di "costringere" Israele ad accettare un piano di pace per Gaza, dopo l'incontro del suo leader con l'inviato del presidente americano Donald Trump, Jared Kushner, in Egitto. In una dichiarazione, il gruppo ha affermato di aver chiesto al Board e ai paesi mediatori di "costringere l'occupazione ad attuare tutti i suoi obblighi previsti dalla prima fase, porre fine a tutte le violazioni, fermare le uccisioni e le incursioni e approvare la tabella di marcia per la seconda fase" del piano di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.


Il genero e stretto collaboratore del presidente statunitense Donald Trump, Jared Kushner, ha incontrato il leader di Hamas, Khalil al-Hayya, nella città costiera egiziana di El-Alamein. È quanto riferisce un diplomatico arabo al Times of Israel. Kushner era accompagnato dagli inviati senior del Board of Peace, Nickolay Mladenov e Tony Blair, nonché da alti diplomatici dei Paesi mediorientali che mediano: Egitto, Qatar e Turchia. Kushner ha sfruttato l'incontro per fare pressione su Hamas affinché iniziasse ad attuare il piano di disarmo del Board of Peace, concordato il 30 luglio. Hayya avrebbe assicurato a Kushner che Hamas rimane fedele al piano, ma lo attuerà solo se Israele rispetterà i suoi impegni.


Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha pubblicamente auspicato l'uccisione di 30-40 persone a Gaza ogni giorno. Lo riferisce The Times of Israel, sottolineando che Ben Gvir ha rilasciato questa dichiarazione durante un'intervista con l'ex ostaggio di Hamas Rom Braslavski nel primo episodio del podcast October 8. "Non è un segreto, non sono d'accordo con il primo ministro", ha affermato Ben-Gvir in merito alla riduzione delle operazioni israeliane a Gaza, in un contesto di crescente pressione internazionale per l'attuazione del piano di pace del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. "Credo che a Gaza si debbano condurre operazioni di assassinio mirate, eliminando dalle 30 alle 40 persone ogni notte - ha detto -, non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata: ci sono persone che non meritano di vivere. Non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone. Considero tutta Gaza nostra".


I ministri degli Esteri di otto Paesi islamici, inclusi gli Emirati Arabi Uniti, "condannano il dichiarato rifiuto israeliano di completare l'attuazione della tabella di marcia del presidente degli Stati Uniti (Donald) Trump per porre fine al conflitto di Gaza, così come avallata dalla risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché il rifiuto israeliano di uno Stato palestinese". È quanto affermato in una dichiarazione congiunta dei ministri di Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Pakistan, Indonesia, Turchia, Qatar ed Emirati. Le posizioni di Israele, si legge nella nota, "equivalgono a un diretto ripudio del Piano globale (degli Usa per la Striscia), ne mettono a repentaglio l'attuazione e minano alla base gli sforzi collettivi intrapresi per raggiungere una pace giusta e duratura. Tale rifiuto conferma che Israele porta ora la responsabilità di ostacolare gli sforzi volti a portare la pace a Gaza e nel resto del Territorio palestinese occupato". 


Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha pubblicamente auspicato l'uccisione di 30-40 persone a Gaza ogni giorno. Lo riferisce il Times of Israel, secondo cui Ben Gvir avrebbe rilasciato questa dichiarazione durante un'intervista con l'ex ostaggio di Hamas Rom Braslavski nel primo episodio del podcast October 8: "Non è un segreto, non sono d'accordo con il primo ministro", ha commentato in merito alla riduzione delle operazioni israeliane a Gaza. "Credo che a Gaza si debbano condurre operazioni di assassinio mirate, eliminando dalle 30 alle 40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata: ci sono persone che non meritano di vivere. Non dovrebbero vivere. Non sono nemmeno persone. Considero tutta Gaza nostra".


Un attacco israeliano ha colpito Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, ferendo 5 persone, fra cui un bambino gravemente ferito. Lo riferiscono gli ospedali Kuwaiti e Nasser, dove sono state trasportate le vittime. L'esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito un membro della Jihad Islamica Palestinese. Sebbene i combattimenti più intensi si siano placati da quando, a ottobre, è entrato in vigore il cessate il fuoco fra Israele e Hamas, le forze israeliane hanno effettuato ripetuti attacchi aerei su Gaza, uccidendo da allora secondo il ministero della Salute di Gaza almeno 1.262 palestinesi. Il ministero, che fa parte del governo guidato da Hamas, tiene registri dettagliati delle vittime, considerati generalmente affidabili dalle agenzie delle Nazioni Unite e da esperti indipendenti. Non fornisce una ripartizione fra vittime civili e militanti.


Il comandante dell'esercito iraniano, il generale Amir Hatami, ha definito "un grave errore scherzare" sullo Stretto di Hormuz, commentando le dichiarazioni fatte due giorni fa dal presidente americano, Donald Trump, sulla sua intenzione di dichiarare "presto" lo Stretto di Hormuz "territorio degli Stati Uniti".


Il Parlamento iraniano ha approvato un disegno di legge che criminalizzerebbe le interviste e altre comunicazioni con media ritenuti "ostili" al Paese, inclusi quelli statunitensi e israeliani e le testate finanziate da uno dei due. Lo riferisce il quotidiano iraniano Shargh. Secondo il disegno di legge, che deve ancora essere esaminato dal Consiglio dei guardiani, le interviste o la partecipazione a discussioni con tali media sarebbero vietate e le violazioni punibili con una pena da sei mesi a due anni di carcere. Le interviste con altri media stranieri richiederebbero una preventiva notifica al ministero dell'Intelligence.


Secondo Axios, a metà maggio, i negoziatori statunitensi che cercavano di raggiungere un accordo con l'Iran per porre fine alla guerra non riuscivano a capire se le persone sedute di fronte a loro parlassero effettivamente a nome del potente Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Quindi, i funzionari dell'amministrazione Trump hanno aggirato i negoziatori iraniani ufficiali (il presidente del parlamento Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi) e si sono rivolti direttamente ai vertici dei Pasdaran, attraverso Barzani perché - sempre secondo Axios - gode sia della fiducia dei Guardiani della rivoluzione sia degli americani. L'episodio, scrive Barak Ravid, dimostra quanto sia stato difficile per gli Stati Uniti negoziare con un Paese dove non è chiaro chi detenga effettivamente il potere. A giugno Usa e Iran concordarono poi un memorandum d'intesa, che però è presto naufragato.


Il Comandante in capo dell'esercito iraniano, il Generale Amir Hatami, ha annunciato che Teheran verserà 30.000 dollari per la cattura o l'uccisione di ogni membro delle forze americane. "Con la partecipazione del popolo, se una qualsiasi forza iraniana riuscirà a catturare o uccidere un membro delle forze americane, riceverà una ricompensa di 30.000 dollari dal popolo iraniano", ha detto il generale, citato dall'agenzia di stampa Fars.


"Rinnovo il mio appello affinché cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e chiedo con urgenza alla comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati per una pace giusta e duratura". E' l'appello lanciato all'Angelus da Papa Leone XIV, accolto con un lungo applauso dai fedeli a Castel Gandolfo.


Il Patriarca di Gerusalemme, il card. Pierbattista Pizzaballa, si è recato a Teybeh, il villaggio derlla Cisgiordania interamente cristiano che, dopo gli assalti dei coloni, è stato di fatto 'chiuso' dall'Idf. Non possono entrare israeliani ma neanche stranieri o giornalisti. "Continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per preservare la presenza ecclesiale qui, a ogni livello, in tutta la Terra Santa", ha detto nella messa di ieri. "Ma vogliamo rimanere una comunità che dà alla luce la vita, senza rinunciare né abbandonare i nostri diritti, il nostro diritto alla vita. Quindi siate coraggiosi. Non abbiate paura".


Il capo del comitato delle forze armate iraniane per la ricerca dei dispersi, Mohammad Bagherzadeh, ha dichiarato oggi che "a causa dei continui sabotaggi e ritardi delle autorità del Qatar, non sono ancora state predisposte le condizioni per il ritorno in Iran dei tre piloti iraniani". Ha aggiunto che "un team di esperti dell'aeronautica iraniana è in attesa di recarsi in Qatar per indagare sulla cattura dei piloti da parte di quel Paese, dopo che i loro jet sono precipitati durante un attacco contro il Qatar a marzo". Bagherzadeh aveva inviato una lettera al Comitato internazionale della Croce Rossa sulla vicenda. Il ministero degli Esteri del Qatar ha respinto ieri le accuse, definendole "dichiarazioni fuorvianti". Doha ha affermato di aver invitato in aprile una delegazione iraniana per essere informata sulle operazioni di ricerca, ma che questa non ha risposto all'invito.


Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha minacciato nuovi attacchi contro Hezbollah e chiunque colpisca soldati o cittadini israeliani, mentre si intensifica l'escalation nel sud del Libano. "Nessun conto, in nessun fronte, resterà aperto. Colpiremo con tutta la forza coloro che danneggiano i nostri soldati e i nostri cittadini", ha scritto Katz su X. Le sue parole arrivano dopo una nuova ondata di attacchi israeliani ieri nel sud del Libano che secondo l'agenzia libanese Ani ha ucciso almeno 11 persone. L'escalation rappresenta una delle più gravi dalla tregua raggiunta a giugno tra Israele e Hezbollah.


"Il presidente Usa dovrebbe preoccuparsi della propria sicurezza invece di continuare a bluffare sullo Stretto di Hormuz, prima di finire a nascondersi in un furgone per la vendita di cibo", ha scritto su X Ebrahim Azizi, esponente ultraconservatore e presidente della Commissione Sicurezza nazionale e Politica estera del Parlamento iraniano. Le dichiarazioni di Azizi arrivano dopo le recenti parole del presidente Donald Trump, che ha affermato: "Dopo aver finito di sconfiggere l'Iran, dichiareremo lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti". Azizi ha fatto riferimento al "food truck" in relazione a quanto riportato dai media statunitensi, secondo cui Trump, durante la sua visita ad Ankara il mese scorso, sarebbe stato trasferito dall'Air Force One a un aereo più piccolo a bordo di un mezzo per il catering, per il timore di un possibile attacco da parte dell'Iran.


L'esercito israeliano afferma di aver ucciso un alto comandante di Hezbollah in un attacco aereo condotto nella località di Deir al-Zahrani, nel sud del Libano. Lo scrive l'Idf su X. Secondo le forze armate israeliane, Ali Muhammad Fakhr al-Din, noto anche come Abu Hassan Alaa, era un "comandante di alto livello" della divisione regionale Badr di Hezbollah, responsabile dell'area a nord del fiume Litani. Nel suo ruolo, avrebbe preso parte a numerosi attacchi contro le truppe israeliane nel sud del Libano. Secondo l'Idf, Alaa è stato ucciso in risposta alle azioni di Hezbollah contro i soldati israeliani nella cosiddetta 'Security Zone'. Poche ore prima, Israele aveva annunciato di aver ucciso Ali Samir al-Haj Hassan, comandante di Hezbollah nella forza d'élite Radwan, in un attacco contro il villaggio meridionale libanese di Ansar.


Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha rilasciato una dichiarazione nella notte tra sabato e domenica, in un'intervista ad Al Jazeera, attribuendo a Hezbollah la piena responsabilità della presenza militare israeliana in territorio libanese. Secondo il portavoce, l'organizzazione militante rappresenta il principale ostacolo alla ricostruzione e alla ripresa economica del Libano. "Hezbollah è l'unico responsabile della presenza israeliana sul suolo libanese", ha dichiarato il portavoce, sottolineando che "il progetto pilota di Zahrani è l'unica via praticabile per raggiungere la pace". Ha aggiunto che Washington si aspetta che l'esercito libanese completi le operazioni di bonifica in queste aree.

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