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Greenpeace denuncia: "In Turchia una discarica illegale di rifiuti italiani"

L'organizzazione ambientalista segnala la presenza di immondizia di plastica accumulata in una fattoria vicino a Smirne

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Un sito illegale di stoccaggio di rifiuti in plastica, probabilmente provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani italiani, è stato identificato in Turchia, in una fattoria nella provincia di Smirne. La scoperta è avvenuta grazie ad un'indagine congiunta di Greenpeace Italia e Greenpeace Turchia. L'organizzazione ambientalista ha presentato una denuncia penale alle autorità turche competenti.

Plastica di provenienza italiana "Sembrerebbe trattarsi in prevalenza di film plastici flessibili eterogene provenienti dall'Italia", ha commentato in una nota Greenpeace Italia, "Tra i rifiuti fotografati sono chiaramente visibili etichette in italiano appartenenti a diverse marche presenti nel nostro Paese". Le testimonianze fotografiche del sito illegale di stoccaggio, spiega la Ong, sono state raccolte presso una fattoria ad est della città turca. "Secondo la dichiarazione del proprietario dell'area, un imprenditore italiano avrebbe affittato una porzione di terreno sulla quale ha successivamente abbandonato almeno cinquanta balle di rifiuti plastici, per poi rendersi irreperibile. Troviamo inaccettabile che la Turchia diventi la discarica di rifiuti italiani poco idonei al riciclo" ha spiegato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia.

La situazione globale Nel rapporto Le rotte globali, e italiane, dei rifiuti in plastica diffuso da Greenpeace lo scorso aprile, si cerca di analizzare quali percorsi seguono le 197mila tonnellate di rifiuti di plastica che il nostro Paese produce ma non è in grado di smaltire in autonomia. Lo scenario globale è improvvisamente mutato quando la Cina, due anni fa, ha vietato le importazioni di 24 tipologie di rifiuti (principalmente plastica). Sempre secondo il rapporto di Greenpeace questo divieto ha aggravato il problema dei rifiuti in Italia, che si è tradotto in "rallentamenti nei sistemi locali di raccolta, riciclo e gestione dei rifiuti, nel crescente fenomeno dei roghi e, come in questo caso, nell'esportazione illegale all'estero".

Le possibili soluzioni "Sicuramente aumentare la percentuale di raccolta differenziata è importante" ha spiegato Giuseppe Ungherese, "ma senza gli impianti industriali che servono per gestire i rifiuti raccolti il problema non si risolve. L'Italia è carente di impianti di recupero e riciclo". Sono inoltre necessari degli interventi che riducano la produzione di plastica, soprattutto quella monouso. "A questo proposito" conclude Ungherese "è molto apprezzabile la direttiva approvata dall'Ue contro la realizzazione di prodotti usa e getta".