Dopo la disfatta elettorale alle amministrative del sette maggio scorso, in Gran Bretagna continua la sfida alla leadership di Keir Starmer. Dopo le dimissioni, nei giorni scorsi, di alcuni ministri laburisti anche il ministro della Sanità, Wes Streeting, ha lasciato il dicastero. Streeting, 43 anni, indicato dai media come esponente della destra laburista, ha formalizzato per primo la candidatura a spodestare il premier come capo del partito di maggioranza e del governo.
Dimissioni a raffica
La prima a lasciare l'esecutivo è stata Miatta Fahnbulleh, ministra per le Comunità. Le sue dimissioni hanno rappresentato il primo segnale concreto della crisi politica che covava da settimane nel partito. Un gesto che, a Westminster, è stato interpretato come una dimostrazione di sfiducia diretta nei confronti della leadership di Starmer e della direzione presa dal governo. Poco dopo sono arrivate le dimissioni di Jess Phillips, ministra per la Tutela dei minori e figura di spicco dell'ala progressista laburista. A rendere ancora più pesante il clima è stata poi la terza dimissione: quella di Alex Daves-Jones, ministra per le Vittime e la Violenza contro donne e ragazze. In questo caso il messaggio indirizzato al premier è stato esplicito "ti imploro di agire nell'interesse del Paese e fissare un calendario per la tua uscita di scena", ha scritto Jones in una lettera pubblicata su X.
La richiesta delle dimissioni di Starmer da parte di 55 parlamentari
Prima delle dimissioni dei ministri, erano stati già 55 i parlamentari laburisti che avevano chiesto esplicitamente le dimissioni di Keir Starmer o, in alternativa, la definizione di una tempistica per le sue dimissioni da ministro.
