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Giro di vite sullʼimport di petrolio iraniano, Trump toglie le esenzioni | Il prezzo del greggio sale alle stelle

Tra i Paesi che ne usufruiscono ci sono anche lʼItalia e la Cina. Si tratta di unʼescalation della campagna di Washington contro Teheran, che ora minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz

Giro di vite sull'import di petrolio iraniano, Trump toglie le esenzioni | Il prezzo del greggio sale alle stelle

Donald Trump ha deciso di non rinnovare, alla loro scadenza all'inizio di maggio, le esenzioni che permettevano ad 8 Paesi, tra cui l'Italia, l'import di petrolio iraniano. La Casa Bianca ha spiegato di voler azzerare l'export di greggio da Teheran, "negando al regime la sua principale fonte di entrate". Teheran ha risposto minacciando di chiudere lo Stretto di Hormuz. Intanto il prezzo del greggio è schizzato ai massimi di oltre 6 mesi.

Le quotazioni del petrolio a New York sono salite del 2,98% a 65,91 dollari al barile. Mentre il Brent è arrivato a guadagnare oltre il 3%. Annunciando lo stop alle esenzioni per l'import di petrolio iraniano, la Casa Bianca ha sottolineato che "Usa, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, tre dei più grandi produttori di energia, insieme ai loro amici ed alleati, sono impegnati ad assicurare che i mercati globali del petrolio restino forniti in modo adeguato. Abbiamo concordato una serie di azioni per garantire, quando tutto il petrolio iraniano sarà rimosso dal mercato, che la domanda globale sia soddisfatta".

La decisione rappresenta un'escalation della campagna di "massima pressione" dell'amministrazione Trump contro Teheran. Tre degli otto Paesi esentati avevano già cominciato a ridurre la loro importazione di petrolio dall'Iran: Italia, Grecia e Taiwan. Gli altri cinque sono Cina, India, Turchia, Giappone e Corea del Sud.

La decisione di Washington è stata duramente criticata dalla Cina. Pechino ha fatto sapere di opporsi "alle sanzioni unilaterali e alla giurisdizione ad ampio raggio". Il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha inoltre fatto sapere che Pechino reputa "ragionevoli e legittimi" gli accordi presi con Teheran.

Come reazione, Teheran è tornata a minacciare la chiusura dello Stretto di Hormuz, che collega il Golfo dell'Oman al Golfo Persico e dove transita quasi un terzo di tutto il greggio trasportato via mare. Il comandante della Marina del Corpo della Guardia rivoluzionaria, Alireza Tangsiri, ha dichiarato alla tv Al-Alam: "Lo Stretto di Hormuz, in base alla legge, è una rotta di navigazione internazionale e se ci verrà vietato di usarla, la chiuderemo". "Se ci saranno minacce - ha aggiunto - non avremo altra scelta che difendere le nostre acque".

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