GLI SFIDANTI DI BIBI

Israele al voto: il fronte anti-Netanyahu tenta la spallata finale

Il 27 ottobre Israele sceglie: confermare Netanyahu o aprire una nuova stagione politica. L'ex generale Eisenkot emerge come principale rivale del premier

09 Set 2026 - 07:00
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Circa un mese e mezzo è quanto manca alle prossime elezioni del Knesset. Il 27 ottobre il voto dei cittadini israeliani determinerà la composizione dei 120 seggi del parlamento, e di conseguenza alla formazione di un nuovo governo. In corsa c'è sempre lui, Benjamin Netanyahu con indosso la stessa "casacca", il Kidu - principale partito conservatore e di destra in Israele, di cui è leader - che lo ha accompagnato per quasi 19 anni (non continuativi) al potere. "Bibi" punta ad allungare ulteriormente il suo primato di premier più a lungo in carica e lo fa presentandosi agli elettori insieme a una coalizione, chiamata anche "blocco a sostegno di Netanyahu". Dall'altro lato, invece, un vasto schieramento di partiti di opposizione, ognuno con i propri leader e con diverse sensibilità, ma con un elemento accomunante: mettere fine alla sua parabola.

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Il "Change Bloc"

  Prossima settimana è prevista una riunione dei principali leader anti-Netanyahu. In questa coalizione troviamo: Yair Lapid (leader del partito centrista Yesh Atid ed ex Primo Ministro), Naftali Bennet (ex primo ministro), Benny Gantz (ex ministro della difesa e leader del partito centrista Resilienza per Israele), Gadi Eisenkot (ex capo di stato maggiore dell'IDF), Avigdor Liberman (leader del partito nazionalista secolare Yisrael Beytenu, da sempre fermo oppositore di Netanyahu) e Yair Golan (leader dei Democratici, il partito nato dalla fusione tra i laburisti del Meretz e i Laburisti). Stando alla dichiarazione dell’ufficio di Lapid, l'obiettivo dell'incontro sarebbe per "approfondire il coordinamento e iniziare a formulare i principi fondamentali per il prossimo governo. L'intento è di presentare "una squadra unita di persone esperte che lavorano inseme per i cittadini di Israele, il che - dichiara Liberman - va contro un primo ministro fallito che si preoccupa solo di se stesso".

Perdere le prossime elezioni, oltre che a poter significare la fine della sua carriera politica, significherebbe per Netanyahu una maggiore vulnerabilità giudiziaria, sia a livello nazionale che internazionale. Su di lui pende infatti una richiesta di cattura internazionale da parte della Corte Penale Internazionale dell'Aia, emessa il 21 novembre 2024 per presunti crimini di guerra e contro l'umanità nella Striscia di Gaza. A livello interno, invece, il "Change Bloc" accusa Netanyahu di aver ignorato gli avvisi dell'imminente attacco di Hamas, avvenuto poi il 7 ottobre 2023, promettendo di fare piena luce su quel giorno.

Secondo un'inchiesta anticipata da Haaretz, il premier israeliano sarebbe stato avvertito dagli Emirati Arabi Uniti, pochi giorni prima del 7 ottobre 2023, che Hamas stava preparando una grande offensiva contro Israele, ma non avrebbe agito sull'informazione. Netanyahu respinge però le accuse definendole una "menzogna totale", sostenendo di non aver ricevuto alcun avvertimento dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed.

Il programma dell'opposizione La figura che negli ultimi mesi ha registrato la crescita più rilevante nei sondaggi è quella di Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell'IDF e leader di Yashar!. Pur provenendo dall'establishment della sicurezza israeliana, Eisenkot sta cercando di presentarsi come il volto del cambiamento responsabile. La sua campagna è costruita attorno all'idea che Israele abbia bisogno di una leadership meno polarizzante, capace di riunire il centro e la destra moderata, ricostruire la fiducia nelle istituzioni e ristabilire un rapporto più equilibrato tra governo, apparati di sicurezza e cittadinanza. L'ex generale sostiene che il prossimo esecutivo dovrà concentrarsi sulla ricostruzione dell'unità nazionale, sulla gestione delle conseguenze del 7 ottobre e sul rafforzamento della sicurezza senza trasformare ogni scelta in uno scontro politico permanente.

La ricetta di Bennett

  Accanto a lui si muove Naftali Bennett, già primo ministro tra il 2021 e il 2022, oggi leader di B'Yachad insieme a Yair Lapid. Bennett promette una commissione statale d'inchiesta sugli eventi del 7 ottobre, una riforma del sistema di leva che coinvolga maggiormente la popolazione ultraortodossa e una macchina statale più efficiente. Il suo messaggio è rivolto soprattutto agli elettori di centrodestra delusi dal Likud: la linea dura sulla sicurezza non deve cambiare, sostiene, ma deve essere accompagnata da maggiore capacità amministrativa e da un'assunzione di responsabilità politica che, a suo giudizio, è mancata negli ultimi anni.

Le riforme di Lapid

  Yair Lapid, che ha accettato di candidarsi alle spalle di Bennett nella lista comune, continua invece a puntare su riforme istituzionali e sulla riduzione del peso politico dei partiti ultraortodossi. L'ex premier ritiene che Israele debba uscire dalla stagione delle divisioni interne e avviare una fase di normalizzazione politica. Tra gli obiettivi indicati dal fronte Bennett-Lapid figurano anche il limite dei mandati per il primo ministro e una diversa distribuzione degli obblighi di servizio militare.

La destra laica di Liberman

  Più spostato a destra è Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, che contesta a Netanyahu soprattutto la dipendenza dai partiti religiosi che compongono l'attuale maggioranza. La sua proposta è quella di una destra nazionalista e laica, favorevole a una linea molto rigida in materia di sicurezza ma meno condizionata dalle richieste degli alleati ultraortodossi. Liberman sostiene che il futuro governo debba essere costruito sulla base degli interessi strategici dello Stato e non sugli equilibri necessari alla sopravvivenza delle coalizioni parlamentari.

La replica del premier

  Netanyahu e il Likud respingono il racconto dell'opposizione. Secondo il premier, i suoi avversari sono accomunati più dall'obiettivo di estrometterlo dal potere che da una reale visione alternativa per il Paese. Il blocco di governo sostiene inoltre che molti dei leader anti-Netanyahu condividano in realtà le stesse posizioni del Likud sui principali dossier di sicurezza e che la lunga esperienza del premier rappresenti ancora una garanzia indispensabile in una fase caratterizzata da tensioni regionali, minacce militari e incertezza strategica.

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