Elezioni Bulgaria, l'ex presidente Radev conquista la maggioranza in Parlamento
Leader del nuovo partito anti-corruzione, considerato filo-russo ed euroscettico, ha battuto la coalizione liberale PP-DB e il partito GERB dell'ex primo ministro Boiko Borisov
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L'ex presidente Rumen Radev col suo partito anti-corruzione ha ottenuto la maggioranza dei seggi nel Parlamento bulgaro nelle elezioni di domenica 19 aprile, le ottave in 5 anni. Con il 92% dei voti scrutinati, il suo partito Bulgaria Progressista (PB) si è assicurato una maggioranza di circa 130 nel Parlamento, che è composto da 240 seggi, ottenendo circa il 44,7% delle preferenze. Il partito di Radev ha battuto la coalizione liberale PP-DB e il partito GERB dell'ex primo ministro Boiko Borisov.
L'annuncio della vittoria elettorale
Nel suo primo discorso, Radev ha dichiarato di essere alla ricerca di partner di coalizione. Bbc ricorda che le elezioni sono state indette dopo che il precedente governo a dicembre ha cercato di far approvare un bilancio controverso, scatenando proteste massicce che Radev, in qualità di presidente, ha sostenuto. "La gente ha respinto l'autocompiacimento e l'arroganza dei vecchi partiti e non è caduta preda di menzogne e manipolazioni. Li ringrazio per la loro fiducia", ha detto Radev all'annuncio della vittoria, promettendo di costruire "una Bulgaria forte in un'Europa forte". "Ciò di cui l'Europa ha bisogno in questo momento è pensiero critico, azioni pragmatiche e buoni risultati, soprattutto per costruire una nuova architettura di sicurezza e recuperare la sua potenza industriale e la sua competitività. Questo sarà il principale contributo della Bulgaria alla sua missione europea", ha affermato ancora.
Il ritratto di Radev
Classe 1963, un passato nell'Aeronautica poi la discesa in campo come outsider: Rumen Radev, prima di entrare in politica, ha costruito una lunga carriera nelle forze armate, diventando uno dei principali piloti di caccia del Paese e arrivando fino al ruolo di comandante dell’Aeronautica militare. Una carriera nata durante la dittatura comunista e culminata negli anni della transizione verso la democrazia. Entrato in politica come candidato sostenuto dal Partito Socialista Bulgaro, si è imposto come figura indipendente e relativamente outsider, puntando su temi come la lotta alla corruzione e la difesa della sovranità nazionale. Durante la sua presidenza ha mantenuto una linea istituzionale all’interno dell’Unione Europea e della NATO, ma si è distinto per posizioni più caute nei confronti della Russia e per critiche ad alcune scelte occidentali, soprattutto in politica estera. Pochi giorni prima del voto ha dichiarato di non voler aiutare l'Ucraina per evitare di ritrovarsi la guerra in casa.
L'ombra della Russia sul voto e il timore di Bruxelles
Nell'ascesa di Radev c'è un altro aspetto di rilievo. Nei mesi scorsi una rete di account sui social si è attivata per promuovere il suo partito. Secondo i ricercatori di Sensika Technologies, società che monitora i contenuti online, gli account TikTok che promuovono l'hashtag #rumenradev si sono moltiplicati oltre 60 volte più velocemente di quelli che promuovono il principale avversario. E così hanno totalizzato oltre 5,5 milioni di visualizzazioni nei tre mesi prime delle elezioni. Dati che preoccupano tanto che nei giorni scorsi l’attuale governo ad interim ha parlato di interferenza russa nelle elezioni. ll governo russo si è astenuto dall'offrigli sostegno esplicito. Ma l'ex ambasciatore bulgaro in Russia è stato chiaro: «I russi sono molto, molto desiderosi di compensare, almeno in parte, la perdita di Orbán in Ungheria».Così nasce la preoccupazione a Bruxelles, dove aleggia il timore di un nuovo Orbán.
"Abbiamo sconfitto l'apatia"
"Abbiamo sconfitto l'apatia, ma la sfiducia nei politici bulgari rimane e c'è ancora molto lavoro da fare", ha aggiunto Radev, citato dall'agenzia bulgara Bta. Radev ha espresso gratitudine verso tutti i bulgari che hanno votato "secondo coscienza, indipendentemente dal partito che hanno appoggiato", e rivolto un ringraziamento speciale ai bulgari all'estero, riconoscendo coloro che hanno fatto lunghe code per votare. Secondo il leader di Bulgaria Progressista, visto come un euroscettico e filo-russo, il popolo "ha respinto l'autocompiacimento e l'arroganza dei vecchi partiti e non si è lasciato ingannare da menzogne e manipolazioni"
