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Costretta a prostituirsi, in prigione per aver ucciso il suo "cliente": campagna social per liberare Cyntoia

Da Rihanna a Kim Kardashian: tante le star scese in campo per chiedere che la sentenza venga ribaltata

Da tredici anni vive in un carcere del Tennessee. E ne ha solo 29. La sua colpa? Quella di aver ucciso un suo "cliente". E' la storia di Cyntoia Brown. A soli 16 anni è costretta a prostituirsi - dal suo fidanzato violento - con un 43enne, Johnny Mitchell Allen, agente immobiliare. L'uomo la porta a casa sua e le mostra la sua collezione di armi. Pensando che possa essere violento o farle del male, la ragazza, nella notte, lo ammazza. Sostiene di averlo fatto per "legittima difesa". Ora sta scontando l'ergastolo. E, "nell'epoca di Weinstein", la sua storia ha fatto il giro del mondo. #FreeCyntoiaBrown è l'hashtag lanciato dalle star americane per chiedere che la ragazza venga finalmente liberata.

#FreeCyntoiaBrown, le star scendono in campo per chiedere la scarcerazione della ragazza che ha ucciso il suo "cliente"

L'infanzia e l'omicidio - Frutto di uno stupro, partorita da una 16enne che abusava di alcol e spacciava cocaina, sballottata in un'altra famiglia quando aveva solo due anni. Non ha avuto una vita facile Cyntoia Brown. Una vita di soprusi sessuali e carcere. Lo spartiacque tra i due: l'omicidio. Era una notte di agosto del 2004. Come riporta la Bbc, da un po' di tempo, il suo fidanzato - uno spacciatore violento - l'aveva costretta a prostituirsi, così che potesse procurargli un po' di soldi. Quella sera, il cliente che "acquistò" le sue prestazioni sessuali fu Allen, l'uomo che poi lei avrebbe ucciso. Quest'ultimo la portò a casa sua e le mostrò la sua collezione di armi. Durante la notte, Cyntoia vide la mano dell'uomo muoversi nel letto e, convinta che stesse cercando un'arma per ucciderla, prese la calibro 40 che le aveva dato il suo fidanzato e sparò.

Il processo - Dopo l'omicidio, Cyntoia fu arrestata e processata. La giuria la giudicò colpevole di omicidio premeditato di primo grado e rapina aggravata (perché fuggì con pistole e portafogli di Allen) e la condannò all’ergastolo con la possibilità di essere ammessa alla libertà vigilata solo a 67 anni. Da quel momento, la storia di Cyntoia finì nel dimenticatoio. Il primo a porre l'attenzione sulla ragazza è stato il regista Daniel Birman, con un documentario girato nel 2011. “Non aveva scappatoie - ha detto Birman. - Nata e cresciuta in una famiglia dove le violenze sessuali si sono ripetute per tre generazioni".

La campagna social - Seppur a distanza di anni, la condanna della giovane ha sollevato un'ondata di protesta sui social. Tantissimi i gruppi su Facebook che chiedono a gran voce la sua liberazione. Così come i tweet con l'hashtag #FreeCyntoiaBrown. Da Kim Kardashian a Rihanna, tante le star scese in campo. "Il sistema ha fallito - ha twittato la Kardashian. - È straziante vedere che una ragazzina vittima di traffico sessuale, che ha avuto il coraggio di ribellarsi, debba finire in carcere tutta la vita! Ho chiamato i miei avvocati per capire cosa si può fare". "Il sistema giudiziario è arretrato. Tutto ciò è folle", ha scritto invece Cara Delevingne. E' stata anche organizzata una petizione per chiedere la grazia di Cyntoia.

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