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"Continuiamo a fare rock in un mondo libero": la musica contagia Berlino 30 anni dopo la caduta del Muro

Il racconto di una giornata speciale per tutti i tedeschi

Berlino, la città festeggia i 30 anni dalla caduta del muro

Keep on rocking in a free world, continuiamo a fare rock in un mondo libero. E’ il ritornello di questa giornata, suonato da una band di 5 berlinesi con i capelli grigi e gli occhi rossi dalla commozione e dalla birra che sotto la pioggia non abbandona per tutto il giorno la sua postazione accanto a quel piccolo pezzo di muro ancora in piedi. Ma è anche in fondo il senso della sublime “Quinta” di Beethoven che Daniel Baremboim alla fine del pomeriggio dirige davanti alla porta di Brandeburgo, davanti a quelle decine di migliaia di persone che sono state in fila per ore per passare i controlli e trovarsi proprio qui, alla grande festa della città, del muro che da 30 anni non c’è più. 

“Li vede quei sanpietrini per terra  tra la gente?” Mi chiede Filippo, ingegnere italiano da quasi sei anni nella capitale tedesca. “Segnano la linea dove passava il muro. Non tanto tempo fa, solo 30 anni. Era un fattore di divisione, ora è di unione. Adesso sul suo perimetro ci sono piste ciclabili”. “Loro sono figli del muro” mi dice Nilde, mamma dell’ex Berlino ovest. Il padre di Isabel, 8 mesi, e Leo, 6 anni è infatti dell’ex Berlino est. “Senza la caduta del muro”, spiega, “niente bimbi”. Vincent, un altro figlio del muro, lo incontro mentre è insieme alla madre in coda per passare i controlli. “Oggi io attraverso  il muro due volte al giorno per andare a scuola” scherza con la sua bella faccia sorridente di 17 enne libero di passare quante volte vuole su quella cicatrice che oggi sembra rimarginata.

 

E’ stata una giornata fredda e piovigginosa ma nella grande piazza dove la notte di 30 anni fa a piovere era  l’acqua degli idranti sparati dalla polizia che ancora non si arrendeva al fatto che stesse venendo giù tutto, ma tutto per davvero, ci si scalda al tepore del vin brulè e del ritmo che si alterna sull’enorme palco. Sono due, in realtà. In mezzo una terra gigantesca e trasparente. In fondo, il soffitto di nastri blu mossi dal vento protegge il viale che conduce alla porta, dove una tribuna di vip, prima tra tutti Angela Merkel, si solleva sopra un grande popolo festante.

 

Si sentono tante lingue, greco, spagnolo, inglese. E tanto tedesco. Tra tutti quello degli ex abitanti di Berlino est che si alternano sul palco per raccontare storie che fanno venire le lacrime agli occhi. Intanto Alina e Christoph si coccolano un infreddolito bebé di pochi mesi. Sono del sud della Germania, ma stasera sono qui, berlinesi come tutti. “Quando lui avrà 30 anni questa storia gli sembrerà lontana” dice Christoph, “per questo siamo venuti, perché non dovrà mai essere abbastanza lontana da essere dimenticata”. Dal palco inizia la Quinta, il motivo del destino che bussa alla porta. Quel destino che questa città ha subito e combattuto. Dalle nuvole spunta la luna. I tanti bambini si addormentano sereni sulle spalle dei loro genitori. Domani torneranno a svegliarsi in una città, un mondo libero.

 

di Cristina Stanescu

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