Il biohacker che sognava l'immortalità ha una malattia incurabile: "Il mio stomaco sta mangiando se stesso"
Bryan Johnson, imprenditore famoso per i milioni spesi per bloccare l'invecchiamento, soffrirebbe di gastrite autoimmune. Una malattia che, come rivelato da lui stesso, gli è stata diagnosticata solo a maggio
Bryan Johnson aveva fissato una data precisa per il raggiungimento dell’immortalità: il 2039. La morte biologica sarebbe stata secondo le sue previsioni sconfitta entro quell'anno, grazie alle nuove tecnologie e a un corpo umano che sarebbe stato usato come laboratorio. Eppure, proprio quel corpo su cui il fondatore di Blueprint aveva investito milioni alla fine pare averlo tradito. A confermarlo è lo stesso imprenditore, che ha annunciato via social di essere affetto da gastrite autoimmune (AIG), una patologia rara e incurabile che porta il sistema immunitario ad attaccare la mucosa dello stomaco fino a provocare conseguenze irreparabili.
Non sono bastati i continui controlli
Nel suo lungo post Johnson racconta di aver scoperto la malattia solo a maggio. Una notizia sorprendente se si considera che per sua stessa ammissione ogni giorno era stato monitorato da un team di 30 specialisti che analizzavano sangue, feci, grasso corporeo e organi interni per misurare la sua età biologica. Nessuno tuttavia si era accorto prima di questa malattia che colpisce tra il 2 e il 5% della popolazione e per la quale la medicina convenzionale non prevede una cura ma soltanto una gestione dei sintomi, tendenzialmente attraverso iniezioni di vitamina B12 o infusioni di ferro.
La ricerca del'immortalità
Il quarantottenne era salito all'onore delle cronache per il suo progetto "Don't die", con cui era convinto di riuscire in breve a sconfiggere la più grande paura dell'uomo, la morte. Il biohacker non sembrava avere dubbi: bastava affidarsi all'intelligenza artificiale e studiare con attenzione cellule di medusa ed enzimi di aragoste, organismi che in natura avrebbero già “risolto” il problema dell’invecchiamento. Johnson la raccontava come un'operazione tutto sommato semplice: bastava trovare il modo di "trasferire il software agli umani". Ma forse quell’ottimismo era davvero troppo spropositato.
Le possibili cause
Viene da chiedersi come un uomo che spendeva circa due milioni di dollari in trattamenti anti-age, arrivando a effettuare uno scambio di plasma multigenerazionale con il figlio e il padre pur di evitare il logorio del tempo che passa, possa essersi ammalato senza accorgersene. Lo stesso imprenditore californiano prova a darsi delle risposte nella sua lettera aperta ai followers, incolpando l'alimentazione sbagliata seguita negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, segnati dal consumo abituale di fast food e bevande zuccherate. Poi, con l'età adulta, la cosa sarebbe ulteriormente peggiorata a causa degli alti livelli di stress da lavoro e di una depressione cronica. A 21 anni gli era stata diagnosticato un ipertiroidismo cronico che lui aveva iniziato a mantenere sotto controllo nel tempo.
I primi segnali
I livelli di ferritina costantemente bassi sono stati, col senno di poi, la prima spia che qualcosa non andasse: nonostante la continua assunzione di integratori di ferro e nonostante l'assenza di sintomi o di anemia, i valori infatti non risalivano. Alla fine un'endoscopia bidirezionale e gli esami del sangue hanno rilevato livelli elevati di anticorpi anti-cellule parietali, indicatori tipici della gastrite autoimmune. Diagnosi poi confermata da successive biopsie gastriche.
Il corpo che mangia se stesso
Johnson l'ha spiegata così: "il mio stomaco sta mangiando se stesso" e di fatto è così. A volerla riassumere usando termini un po' più scientifici il suo sistema immunitario, per un errore di riconoscimento, produce anticorpi diretti contro le cellule parietali dello stomaco, quelle che secernono l'acido cloridrico e una proteina chiamata fattore intrinseco. C'è un'ironia tragica che permea tutta questa storia: l'uomo che ha dedicato la sua esistenza alla cura del proprio corpo vede quello stesso corpo ribellarsi, fino a distruggere se stesso. Forse non siamo fatti per vivere per sempre e Bryan Johson è solo un nuovo Prometeo, condannato a farci squarciare lo stomaco dopo aver osato troppo, dopo aver provato a rubare il fuoco della vita per darlo al genere umano. L'uomo che voleva passare dal paradigma "si vive una volta sola (you only live once)" a "non si muore" (don't die) alla fine ha dovuto arrendersi a qualcosa di più grande di lui. Speriamo almeno sia felice di aver provato a essere all'altezza della più grande delle ambizioni.
