Brasile, liberata una donna di 62 anni: viveva come schiava da quando ne aveva 7
La vittima rimane al momento con la famiglia che l'ha resa schiava per 55 anni, fino a quando non raggiunge la sua indipendenza
Un ritratto di Zumbi das Palmares, il leader della resistenza degli schiavi afro-brasiliani ucciso nel 1695, dipinto su un muro a Pedra do Sal, in Brasile © Afp
All'età di sette anni è stata spedita in una casa nella città di Fortaleza, in Brasile, per fare la domestica: senza salario, ferie o contatti con il mondo esterno ha servito tre generazioni della famiglia Brasil (questo il cognome) per 55 lunghi anni. La liberazione dalla condizione da schiava per la donna, che ora ha 62 anni, è arrivata grazie a una denuncia anonima.
Gli anni di schiavitù
La sua condizione di schiavitù è iniziata nel 1971, nella stessa famiglia in cui ha lavorato la madre della bimba. Sin da subito, la piccola ha imparato a lavare i vestiti, pulire per terra e cucinare. Ogni giorno si è svegliata alle 4:30 del mattino per preparare la colazione e portare i bambini a scuola. Questa è stata la sua vita per 55 anni, perché non ha mai imparato a leggere e scrivere, né è mai andata al mare o a fare una passeggiata da sola.
Ma dal momento che le venivano dati vestiti, cibo e un alloggio, sentiva di essere pagata per il suo lavoro. La vittima è stata sfruttata da tre generazioni della famiglia Brasil: una coppia di pensionati, un'altra formata da un avvocato e una funzionaria pubblica e l'ultima formata da un veterinario e un’altra funzionaria. Benestanti e bianchi, a differenza della donna. I suoi "padroni" sono anche sospettati di frode. I pubblici ministeri ritengono che la famiglia, oltre ad averle negato lo stipendio per il lavoro domestico, abbia stanziato solo circa 100 euro al mese che la donna riceveva tramite Bolsa Família, il programma brasiliano contro la povertà.
I 35 mila euro per la sua "libertà"
Gli ispettori del ministero del Lavoro brasiliano hanno liberato la 62enne dalla famiglia che è riuscita a raggiungere un accordo con i procuratori: acquistarle un appartamento, "completamente arredato e dotato di elettrodomestici", e darle un indennizzo per i 55 anni di lavoro non pagato per un valore totale di 35 mila euro. Psicologi ed esperti di diritto ritengono che le persone che hanno vissuto come schiavi per lungo tempo abbiano bisogno di un complesso lavoro di reinserimento sociale. Per questo, le autorità hanno preso la decisione, estremamente contestata, che la donna rimanga almeno momentaneamente con i Brasil, fino a quando non ha raggiunto un'indipendenza che renda meno traumatico il distacco.
Un vecchio fenomeno
Il caso della donna non è il primo che emerge dalle cronache brasiliane. Sebbene il Paese abbia abolito la schiavitù nel 1888, di fatto sopravvive come retaggio di una cultura coloniale e razzista. Solo lo scorso anno sono state liberate 2.700 persone da quello che viene definito "lavoro in stato di schiavitù", secondo i dati del ministero del Lavoro brasiliano. E quasi tutte sono state salvate grazie a segnalazioni anonime. Quello della schiavitù non è un fenomeno che si verifica solo nelle aree più periferiche e rurali del Paese. Oltre il 60% dei casi di schiavitù avviene in contesti urbani. Molto spesso le vittime sono bambine o bambini che non conoscono altra condizione che quella della schiavitù in cui si trovano già dall'infanzia e, quindi, non si ribellano ai loro padroni. Il caso della 62enne schiava della famiglia Brasil ricorda molto la vicenda di Madalena Gordiano: rapita da una famiglia abbiente mentre chiedeva l’elemosina a soli 8 anni, è stata tenuta schiava fino ai 46, quando è riuscita a liberarsi nel 2021. Ora è una donna indipendente: ha una nuova vita, molte amicizie e condivide sui social media la sua vita da donna libera. Nella speranza che possa accadere anche alla 62enne tenuta in schiavitù per 55 anni.
