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Lemmings: una crudele storia di successo

Pronti a tutto, anche a farsi esplodere.

Lemmings: una crudele storia di successo

Un ciuffo di capelli verdi, grembiule blu, nasone tondo e due bei piedini: i lemming che danno il nome all’omonimo gioco del 1991 erano piuttosto differenti dalle loro controparti reali. Nella capacità del team di sviluppo scozzese di DMA Design si celava parte del segreto del successo di un gioco che ha dettato legge per qualche anno.

L'idea, come in tanti altri casi simili, nasce quasi per caso. Al lavoro sul potenziale seguito di uno sparatutto, Blood Money, uno dei programmatori e artisti di DMA Design inizia a giocherellare con degli "omini" miniaturizzati, come d’altronde permettevano le risorse tecnologiche dell'epoca. Il risultato è simpatico ed efficace e quasi senza accorgersene diventa la base per Lemmings. Quello che succederà dopo? Venti milioni di copie vendute tra un'infinità di conversioni, seguiti e riadattamenti di varia natura.

L'inizio di un classico livello di Lemmings: dall'alto arrivano i roditori... fargli raggiungere l'uscita non sarà cosa semplice.

Lemmings è un gioco basato sull'ingegno, con delle premesse e una struttura come non se ne erano mai viste fino al suo debutto. L'idea è di riempire lo schermo dei minuscoli roditori, fedeli fino all'autodistruzione nel seguire gli ordini imposti dal giocatore. Lo scopo: raggiungere l'uscita di ogni livello, mettendo in salvo almeno una percentuale dei lemming.

Diversi stili per diversi livelli, ma un lemming che si paracaduta può tornare utile in qualsiasi occasione (o quasi).

Come in tante altre storie, nella semplicità e nell'intuitività della ricetta di base si annida la chiave di svolta del gioco, proposto inizialmente sull'Amiga di Commodore. I lemming camminano senza mai fermarsi, sbattono contro una parete e tornano indietro o, ancora peggio, senza migliore indicazione finiscono in burroni, in mezzo a pozze di lava o in pasto a qualche trappola. Al giocatore veniva quindi consegnato il destino del piccolo esercito, potendo assegnare un certo numero di ruoli a ciascun lemming. Quello che scava, quello che costruisce, quello che blocca il cammino altrui, quello che plana da un'altezza fino al piano successivo...

Due delle tantissime conversioni di Lemmings: a sinistra la versione per Nintendo Entertainment System, a destra quella per Sega Master System.

Tutto tornava utile per costruirsi una strada fino all'uscita, fino all'estremo sacrificio: far esplodere uno dei piccoli fanti perché portasse con sé un pezzo di scenario. Magari creando all'istante un tunnel in cui il resto dei sopravvissuti potesse transitare per raggiungere l'agognata salvezza. Crudele, ma sempre meno di affidarsi all'opzione di far "brillare" tutti i lemming, una volta scoperto che non si sarebbe più potuto raggiungere l'obiettivo richiesto dal livello. Cinque secondi di conto alla rovescia, zampe sulla testa e un corale "oh no" a precedere la tremenda detonazione.

Lemmings è stato un puzzle game a suo modo geniale, tanto caratteristico e delizioso da vedere, quanto astuto e arzigogolato nel design e nelle richieste al giocatore. Aveva dentro un po' tutto quello che serviva per ritagliarsi uno spazio nella storia, tra cui una modalità per due giocatori o citazioni assortite a campionissimi dell'epoca Amiga. E c'è anche il bonus curiosità: DMA Design solo pochi anni dopo si sarebbe concentrata sullo sviluppo di un progetto del tutto differente, Grand Theft Auto. Stesso livello di distruzione e ironia, ma con meno capelli verdi e tutine blu.

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