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Wittenberg e Dessau, città capitali

Germania Est tra Lutero e Bauhaus

23 Giu 2007 - 14:47

Il paragone è di quelli azzardati: Wittenberg come Dessau. Non ce ne vogliano i puristi ma c’è un doppio filo rosso che lega la Germania di Wittenberg a quella di Dessau. Uno, il più evidente, è fornito dall’Unesco che tutela entrambe le cittadine. L’altro, sottile ma non troppo, sta nel fatto che entrambe hanno cambiato il corso della storia nei rispettivi mondi. Sulla porta in legno della chiesa di Wittenberg il 31 ottobre 1517, Martin Lutero appese le sue 95 tesi contro la Chiesa delle indulgenze, genesi del Protestantesimo. A una manciata di chilometri invece ha avuto origine la Bauhaus, vale a dire la scuola di arte e tecnica che, ad inizio Novecento, ha rivoluzionato il concetto di architettura.

Wittenberg - ribattezzata LutherStadt - gronda di storia e religione. Chiesa, università, castelli e museo: in ogni angolo c’è traccia della rivoluzione partita da queste parti. Cominciando dalla Stadtkirche, imponente luogo per il Gottesdienst protestante con l’altare di Lucas Cranach e la fonte battesimale in bronzo di Hermann Vischer il Vecchio.

A due passi dalla StadtKirche, la piazza del mercato, una volta emporio cittadino e oggi sede oggi del municipio e su cui svettano le statue di Lutero e di Filippo Melantone. MarktPlatz è particolarmente ampia ed è tutt’oggi una via di passaggio che unisce le due estremità del tour turistico, vale a dire la SchlossKirche delle tesi e la Lutherhalle, museo di Lutero. I tedeschi, credenti o meno, si avvicinano con rispetto alla porta delle tesi alla SchlossKirche, nonostante quella originale in legno sia andata distrutta nell’assedio alla città del 1760. Di fronte e dentro la chiesa neogotica si respira un’aria quasi solenne, memore della portata de cambiamento introdotto da Lutero e dai suoi seguaci. Nel fine settimana è possibile imbattersi sul sagrato della SchlossKirche anche in un Lutero “reincarnato”, ossia un cittadino vestito come il monaco, pronto a dispensare pillole del credo protestante in posa tra uno scatto fotografico e l’altro.

Cinque minuti di passo veloce e si giunge alla Lutherhalle, una massiccia costruzione tardo gotica donata a Lutero e alla moglie Caterina nel 1532. Il museo si apre con il prezioso pannello raffigurante i dieci comandamenti, dipinto da Lucas Cranach (con Albrecht Dürer uno degli artefici del Rinascimento mitteleuropeo) nel 1516 con descrizione in tedesco antico. Visitando camera dopo camera si compie un tuffo nel passato, grazie a testi dell’epoca perfettamente conservati e intatti al pari della stanza dove il monaco ha lavorato.

Il “ritorno al futuro” (o quasi…) da un’emblematica nenia che esce da un portoncino poco distante da MarktPlatz: le note giungono dal più famoso museo della zona sulla Deutsche Democratische Republik. A 18 anni dal crollo del muro, i segni del tempo sono evidenti percorrendo l’ex Germania dell’Est tra case volutamente lasciate non ristrutturate e zone industriali dismesse e mai rilanciate. “Qualcuno oggi non sa cosa volesse dire vivere nella Ddr – spiega l’impiegata all’ingresso del museo – e questi oggetti sono qua a futura memoria”

DESSAU E I MAESTRI
A poco più di trenta chilometri da Wittenberg, spicca l’altra “capitale”. Niente rigore morale o religioso stavolta ma tanta concretezza e genialità a Dessau. Il Bauhaus è del resto questo: cercare di fondere l’estro dell’arte con la mano dell’artigiano e la certezza della tecnologia. Walter Gropius, uno dei direttori storici della scuola, fece proprio il concetto secondo il quale “la forma segue la funzione” e diede linfa vitale alla scuola archittettonica nata a Weimar e stabilitasi a Dessau tra il 1925 e il 1926. Ancor oggi sede di laboratori e con camere da affittare, la sede della scuola è diventata una sorta di oggetto di culto per addetti ai lavori o “semplici” appassionati di questa forma di architettura.

Le guide - spesso gli stessi studenti - hanno agende zeppe di impegni su e giù per l’edificio centrale della Fondazione dove tutto è Bauhaus, non solo il museo. Basti pensare a quanto possa esser stato innovativo negli Anni Trenta il fatto di costruire una scuola con immense vetrate al posto delle pareti esterne, senza finestre ma con spiragli comandati da un sistema meccanico. Un’avanguardia, come fu giocare con i chiaroscuri dei colori o costruire stanze attigue che, una volta aperte le porte, diventano sale uniche. Oppure realizzare sedie dalla forma e dai tessuti così innovativi che ancor oggi sono vendute in tutto il mondo o i tavoli spogli ma basilari per le case moderne. E mentre si visita il Bauhaus appare chiaro che una simile scuola di pensiero non potesse coesistere con l’ideologia totalitarista del nazismo: nel 1932 il regime chiuse infatti i battenti della scuola e le bombe della Seconda Guerra non risparmiarono l’edificio.

Visitare la Fondazione Bauhaus a Dessau significa anche fare qualche centinaia di passi a piedi in più per raggiungere le case dei maestri. Si tratta delle abitazioni fatte costruire in stile Bauhaus da Gropius per i docenti della scuola, ossia artisti dediti all’insegnamento. Nella fattispecie sono una residenza unica per la famiglia Gropius e tre “bifamiliari” per artisti del calibro di Laszlo Maholy-Nagy, Lyonel Feininger, Georg Muche, Oskar Schlemmer, Paul Klee e Vassily Kandinsky. Quelle di Gropius e Nagy furono distrutte nel conflitto ma ricostruite fedelmente per la gioia di visitatori che restano a bocca aperta davanti alla funzionalità celata nelle abitazioni dalle grandi vetrate e dagli originali colori camera dopo camera.

Sauro Legramandi