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Quando l'auto era del popolo

La 600 compie 50 anni

01 Mar 2005 - 12:31
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Era il 1955. A quell'epoca il guadagno medio di un operaio era di circa 50 mila lire, un giornale ne costava 25, una tazzina di caffè 40, un litro di latte 90, un litro di benzina 138 lire. La Fiat Seicento, che fece il suo esordio il 12 marzo di quell'anno, di lire ne costava 600 mila. Ma per averla, quella utilitaria a quattro posti, quel guscio di noce con il motore nel baule, almeno un operaio su due decise che bisognava "tirare la cinghia". Era nata la macchina del popolo, sogno di ogni italiano, che solo vent'anni prima aveva avuto come obiettivo primario le mille lire al mese.

Per comprarla bastava versare un piccolissimo acconto, poi firmare 24 cambiali, da pagare una al mese. Il gioco valeva però la candela. Week end fuori porta, gite domenicali al mare e poi le ferie, coi finestrini giù e il tetto stracolmo di bagagli. Una nuova vita insomma a 95 chilometri orari.
E una nuova Italia anche. I consumi cominciarono ad aumentare spinti dalle vendite a rate che stimolarono il possesso di altri beni durevoli, dalla televisione alla lavatrice.
Ma soprattutto si stavano mettendo le basi per trasformare il Paese in una pista per autostrade, il cui paesaggio sarebbe, da lì a poco, stato scandito da autogrill, pompe di benzina e parcheggi. Non più viaggi solo per il servizio militare o per emigrare, ma anche per divertirsi e togliersi un capriccio.

Erano gli anni in cui l'allora presidente Fiat, l'Ing. Vittorio Valletta liquidava brutalmente i sindacati e licenziava duemila attivisti. Intanto l'azienda torinese aumentava la produzione del 400 per cento, da 98 mila a 500 mila auto all'anno dal '50 al '60.
I tempi di attesa per la consegna della Seicento raggiungono l'anno. Firmare le cambiali per la 600, abbandonare il tram o la Vespa e mettersici finalmente al volante per andare tutti i giorni in ufficio e per le prime uscite domenicali "fuori porta" con tutta la famiglia, rappresenta nella mentalità collettiva della borghesia medio-piccola "il" salto. Il salto definitivo da un presente-passato austero e parsimonioso, da quel dopoguerra di cui Valletta preannuncia la fine, agli anni del "miracolo economico", carichi di un benessere non annunciato.

A progettarla era stato Dante Giacosa, padre di altrettante mitiche vetture di quel tempo, la "500 Topolino", la "1400", la "1100", la "127" e la "128". Prodotta in serie, motore a quattro cilindri di 633cc sistemato in coda, sospensioni a quattro ruote indipendenti, la Seicento aveva una produzione giornaliera superiore alle mille unità e un consumo di sei litri per cento chilometri (16,6 km/litro). Fu un trionfo immediato.
In una "storica" riunione dei vertici Fiat tenutasi a Villar Perosa (TO) lo stesso avvocato Gianni Agnelli prova la nuova utilitaria e dichiara "Va forte, forse perfino un po' troppo".
La 600 ha infatti una velocitò massima (quasi 100 km/h) e doti di accelerazione, ripresa e agilità che si staccano non poco da quelle della "500 C", ormai verso la fine della produzione. Un vero e proprio "salto generazionale" separa le due utilitarie Fiat.
La presentazione ufficiale della 600 avviene al Salone dell'Auto di Ginevra del marzo 1955, con il prezzo di listino di 590.000 lire.

Nel 1956, secondo anno di vita della Seicento vennero presentate altre due versioni: quella col tetto apribile e la Multipla, la prima monovolume di ogni tempo.
Nel maggio 1964, otto anni dopo il debutto la Fiat 600 cambia l'orientamento delle portiere, che fino ad allora si aprivano al contrario. Cambia anche la cilindrata, che viene aumentata a 767 cc e la potenza cresce a 32 cv.
Un anno dopo al salone di Torino, la 600 si presentò con un look tutto rinnovato, fanaloni maggiorati, senza profilature alle fiancate, un solo fregio sul frontale.
Quando, alla fine del 1970 e dopo 2.700.000 unità prodotte, la 600 esce dai listini Fiat mancano pochi mesi alla presentazione della 127. Nelle strade scendono sempre più studenti dall'eskimo e dai lunghi capelli che proclamano lo slogan: "Non vogliamo un futuro alle tre M". Cioe' al trinomio: macchina, moglie, mestiere. Intanto le auto sulle strade immaginate da Valletta sono quasi dieci milioni. Un numero destinato ad aumentare vertiginosamente.