Nei laboratori dell'università di Seul è nata Tegon, un cucciolo di Beagle "fluorescente" che brilla se posto sotto la luce ultravioletta, grazie alla somministrazione di un farmaco antibiotico e servirà a studiare malattie degenerative. La notizia ha però fatto infuriare gli animalisti: "E' il simbolo dell'aberrazione mentale umana che propone inutili modelli sperimentali a spese di animali", dice la Lav.
Il cane è nato nel 2009, ma la notizia viene resa nota oggi per la riuscita dell'esperimento. La tecnica di clonazione utilizzata dagli scienziati sudcoreani potrebbe aiutare a trovare nuove cure contro Parkison e Alzheimer umani. Tegon, una femmina, è stata creata con la stessa tecnica utilizzata per Snoopy, il primo cane clonato al mondo, nel 2005 sempre in Corea del Sud. La scoperta, pubblicata sulla rivista 'Genesis', ha richiesto quattro anni di studi e fondi pari a tre milioni di dollari.
Lav: "Esperimento inutile e immorale"
"Tegon è il simbolo dell'aberrazione mentale umana che propone inutili modelli sperimentali a spese di animali che non assomigliano più nemmeno a se stessi ma diventano mostruose marionette di un triste teatro". E' il duro giudizio della biologa Michela Kuan, responsabile Lav vivisezione, sulla sperimentazione da cui è nato un animale che brilla se esposto a luce ultravioletta.
Il nuovo esperimento - sottolinea la Lav - è stato giustificato per le possibili applicazioni in campo medico, considerando i 268 geni che accomunano uomo e cane. "Si tratta - dice Kuan - di una posizione che lascia troppe perplessità dal punto di vista scientifico, infatti non menziona il dato che i geni umani sono almeno 60mila e i cromosomi 46 mentre nel cane ben 78, ottenendo una distanza genetica enorme che si traduce in diversità anatomiche, fisiologiche e comportamentali evidenti".
"Tegon, nel caso in cui sopravviva, dovrà servire come modello per malattie quali Parkinson e Alzheimer, patologie complesse che non insorgono nel cane e che nella nostra specie sono frutto di molteplici parametri in gran parte ancora sconosciuti".
"Sarebbe molto più fruttuoso alimentare la ricerca sull'uomo, unico vero modello attendibile e predittivo - ad esempio attraverso investigazioni epidemiologiche e tecniche di imaging - piuttosto che continuare ad alimentare campi di ricerca con indici fallimentari elevati e troppo distanti da una concreta applicazione", conclude la biologa.
