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Tarì Rural Design. Il lusso sostenibile racchiuso in una borsa Made in “Sicilia”

Ezio Lauricella è il fondatore del brand di borse che sostengono la cultura, l'artigianato e l'agricoltura di una Sicilia senza tempo

Tarì Rural Design è il brand di borse ecosostenibili che nasce dal progetto dell’imprenditore Ezio Lauricella, in un’ottica di valorizzazione dell’artigianato e della cultura del nostro territorio: un nuovo concetto di lusso si contrappone alle logiche standardizzate della moda globalizzata, affondando le proprie radici a Ravanusa, un piccolo paese siciliano in provincia di Agrigento

Tarì Rural Design. Il lusso sostenibile racchiuso in una borsa Made in “Sicilia”

Tradizione, design, eleganza, danno vita ad una collezione di borse improntate sull'economia circolare. Il founder del brand, celebrando l’ingegnosa operosità della cultura artigiana della propria terra, coinvolge alcuni settori caratterizzanti l’economia sicula, quali artigianato e agricoltura, con l’obiettivo di salvaguardare un equilibrio sostenibile, oggi messo a dura prova dalle multinazionali e dai sistemi industriali.
 

Prodotti e colorazioni naturali, sacchi di juta riportati a nuova vita, antiche maioliche impresse sui
tessuti e pelli derivanti da scarti di produzione delle grandi griffe…così nascono le borse Tarì Rural Deisgn: eleganza senza tempo a sostegno del Made in Italy e della sostenibilità.


Chi è Ezio Lauricella? Quali sono le tue origini e qual è stato il tuo percorso di formazione?

35 anni, una laurea in Economia e Commercio, un master in “Progettazione Europea” ed uno in “Corporate Finance Management”. Vivo a Ravanusa, un piccolo paesino della provincia di Agrigento. Terminata l'università, mi sono interrogato sui paradossi della società di oggi, sulla distruzione ambientale, sullo sfruttamento del lavoro ai limiti dello schiavismo, sulla globalizzazione e sulla perdita di identità dei territori. Il problema del capitalismo intensivo e della nostra società è che la gente non conosce realmente le conseguenze delle proprie azioni. Abbiamo accesso al prodotto finito, ma non sappiamo cosa ci sia a monte, non vediamo la scia di spreco e di distruzione che si porta dietro di sé. Ho deciso allora di non voltare le spalle ai miei princìpi e alla mia terra, rilanciando l'artigianato, le eccellenze ed il talento. La moda è un ambiente a me lontano. Considero le mode come delle flebo pubblicitarie, somministrate a persone prive di fantasia.  Io non appartengo a questa realtà, sono un semplice aggregatore di talenti. Il mio brand è un nuovo concetto di lusso, una Silicon Valley dell'artigianato.


Quando e com’è nato il brand Tarì Rural Design? Come mai la scelta di questo nome? E i nomi delle borse da dove traggono spunto?

I Tarì erano le monete che circolavano anticamente nell’area del Mediterraneo, venivano coniati nella Zecca di Palermo e furono a lungo moneta ufficiale del Regno delle due Sicilie. Il logo del brand riprende i “12 tarì”, che avevano sul verso l’immagine dell’Aquila coronata di Sicilia: la stessa che aveva portato l’Imperatore Federico, quella dello stemma dello Stato di Sicilia e che sventolava sulle navi della flotta siciliana. I nomi delle borse tramandano la memoria di una Sicilia scomparsa, una Palermo che, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, aveva scelto il Modernismo, la cosiddetta art-nouveau, per realizzare opere che mostrassero la ricchezza economica e culturale della città, come appare in tutto il suo splendore negli interni del Teatro Massimo. Palermo, con il grande architetto italiano Ernesto Basile, vide il fiorire del Liberty più elegante e raffinato e, a seguire, a causa della piaga mafiosa, la cementificazione selvaggia di un sogno.
Alliata, Belmonte, Cavarret, Deliella, Conticello, Varvara, Partanna, sono alcuni dei nomi delle famose ville rase al suolo per far spazio a grandi alloggi popolari. Quelle stesse ville oggi riprendono vita, diventando il nome di borse in edizione limitata.

 

Perché proprio le borse?

Un giorno, ancora studente universitario, passeggiando per le vie di Palermo, vidi un artigiano sull’uscio della porta alle prese con la realizzazione di una borsa, mi fermai ad osservarlo e, sguardo dopo sguardo, cominciammo a parlare. Mi disse di guardare bene quella borsa che, apparentemente nuova, aveva in realtà più di 10 anni: apparteneva ad una turista francese che, a distanza di tempo, tornata in visita a Palermo, era passata di nuovo nella sua bottega per far cambiare soltanto le fibbie usurate dal tempo. Subito dopo, fissandomi negli occhi, esclamò: “fattilla fari d’un cinisi ‘a stissa!” (“Prova a farti fare da un cinese una borsa simile!”). Quell'uomo mi raccontò come, nonostante l'eccellenza della sua manifattura, fosse ormai tagliato fuori da un mercato, che preferiva produrre a basso costo oltre i nostri confini. Quelle parole misero in crisi i bei concetti appresi sui libri di economia…decisi allora di creare un contenitore riconoscibile, che desse un nome all'eccellenza. E oggi proprio quell’artigiano si occupa di una parte della lavorazione delle mie borse.

 

Quali sono le cifre stilistiche delle tue collezioni?

Le mie borse storcono il naso al "fast fashion" e diventano il simbolo della morigeratezza propositiva. La cura dei dettagli, dei materiali e dei processi - interamente Made in Italy - fa di Tarì rural design l’essenza della “ricerca”, del continuo viaggio alla scoperta dell’unicità. Le nostre creazioni non vengono distribuite secondo standard omogenei, un negozio rispetto ad un altro può avere dei pezzi totalmente differenti. Inoltre, una volta terminati, non replichiamo mai i nostri prodotti, per assicurare quanto più possibile alle clienti l’esclusività del proprio acquisto.

 

Cosa ritroviamo delle storiche tradizioni e della cultura della tua meravigliosa terra, la Sicilia, nelle creazioni Tarì?

La Sicilia è culla di cultura e arte, essenza di numerose civiltà, che nei secoli hanno lasciato tracce indelebili. Il nostro è più di un fashion brand, è un'idea sostenibile, è il sogno di una terra che non si lasci inaridire dalle logiche della globalizzazione, ma che punti sulla qualità e che proietti nel futuro le nostre tradizioni, attribuendo loro un appeal internazionale. Impreziositi dalla manifattura, nella esuberanza di disegni e colori, le corde, il cuoio e le pelli, utilizzati nel passato da butteri e mulattieri, sono oggi elemento distintivo del nostro stile. Abbiamo realizzato inoltre un'idea in cantiere da tempo, di forte impatto sociale per il nostro territorio e per il rilancio delle nostre tradizioni: una linea di borse impreziosite dai pizzi e i ricami confezionati a mano dalle anziane donne siciliane. Questo ci ha permesso di riconoscere un ruolo educativo ai nostri anziani – spesso senza progettualità e in isolamento, a causa dei rapidi cambiamenti culturali e tecnologici – , di accrescere le competenze di gruppo e di tramandare ai giovani l’inestimabile valore culturale di un prodotto cucito a mano, secondo i canoni dell’eccellenza artigiana.

 

Il tuo è un vero e proprio impegno nel rilancio della cultura siciliana, coinvolgendo anche aziende agricole del territorio, in che modo?

Lo scopo è quello di salvaguardare e accendere i riflettori su un equilibrio sostenibile, oggi messo a dura prova dalle multinazionali e dai sistemi industriali. Nella nostra collezione estiva abbiamo instaurato uno stretto dialogo con alcune aziende agricole siciliane, che hanno ricevuto in dono varie forniture di sacchi di canapa per la raccolta delle olive. I lavoratori, a fine raccolto, ci hanno restituito i sacchi che, dopo essere stati sanificati, sono stati utilizzati come materiali per la realizzazione della nuova collezione di borse. La tecnica, per così dire, “d’invecchiamento” si basa su un processo del tutto naturale ed eco-friendly, senza effetti nocivi sulla salute, nobilitata dal lavoro e dalla fatica degli agricoltori. Un’idea che tende ad abbracciare il concetto di anima siciliana, in rottura con i sistemi omologanti imposti dalla produzione di massa.

 

Alla base del tuo progetto, quindi, il rispetto dell’ambiente, dell’artigianato locale e dell’agricoltura sicula. Ci racconteresti in quale modo vengono supportati i concetti di lusso sostenibile e di economia circolare?

Prodotti e colorazioni naturali, sacchi di juta riportati a nuova vita, antiche maioliche impresse sui tessuti, scarti di produzione delle grandi griffe rimaneggiati e riciclati: il segreto del successo sta nella semplicità e soprattutto nel riutilizzo, per ottenere un lusso improntato sull'economia circolare. Sperimentiamo tecniche per reinterpretare il concetto di moda, minimizzando gli impatti sugli ecosistemi, attraverso prodotti di qualità destinati a durare nel tempo. Quando vengono identificate le materie prime, i materiali e le finiture, l’attenzione viene rivolta anche alla loro qualità ambientale e sociale. Sviluppiamo il nostro sistema di gestione aziendale secondo l’approccio “Plan, Do, Check, Act”, identificando gli obiettivi, le attività di pianificazione, le responsabilità, i processi e le risorse utili al miglioramento continuo delle prestazioni di sostenibilità. In perfetto accordo con i Millenium Goals, verifichiamo che i nostri fornitori non mettano in atto o permettano violazioni dei diritti umani. Sosteniamo inoltre lavorazioni tipiche artigianali e quelle più innovative, che rappresentano la linfa del nostro il Made in Italy.  

 

Che importanza assume l’artigianalità Made in Italy, o forse meglio dire “Made in Sicily”, nell’ambito della tua produzione?

“La Sicilia è una terra di risorse, ricca di creatività, da cui partono idee innovative che vanno a rappresentare opportunità per i giovani e per il territorio”. Tutto il nostro lavoro avviene in una linea di continuità con l’abilità manuale esistente in Italia, in controtendenza rispetto alle note multinazionali, che hanno intrapreso la scelta di delocalizzare le produzioni e le attività aziendali in Paesi in via di sviluppo: un fenomeno che si intreccia e confligge con i principi del rispetto di una moda etica, perdendo quella capacità di trasmettere agli occhi del consumatore la visibilità del tracciato di un prodotto, quindi, la certificazione di alcuni standard qualitativi. Mantenere un legame con il nostro territorio, significa per noi sicurezza dei prodotti, comunicazione trasparente, condivisione di valori, sviluppo economico, sociale e culturale.


Il tuo brand di moda ecosostenibile ha incontrato il consenso di stimate personalità dello spettacolo e dello sport, quali Federica Pellegrini, Rocío Muñoz Morales, Ornella Muti, Caterina Balivo. Ma, più in generale, a quale figura femminile ti rivolgi?

Fino a qualche tempo fa il lusso coincideva con il sogno irraggiungibile. Oggi questo rapporto è profondamente mutato: il sogno è legato ad istanze espressive, svincolato dalla capacità di spesa degli individui e più in relazione, invece, con il mondo dell’arte e della cultura. Il target a cui ci rivolgiamo è libero da schemi mentali, non semplifica la propria immagine in nome del miraggio dell’appartenenza ad uno status sociale illusorio. Abbiamo deciso di veicolare linguaggi, non di marchiare animali da allevamento.

 

Chi è Ezio nella vita privata? 

Sono una persona semplice, allegra e curiosa. In un mondo dove tutti hanno qualcosa da dire, a me invece piace ascoltare.


Cosa sogni per il futuro? E per quello del tuo brand?

Il mio sogno è un po' retrò: “Nel futuro vorrei continuare ad essere sempre padrone del mio tempo”. Credo sia arrivato il momento di rimodulare il concetto di società e di lavoro, scendendo da questa giostra che misura tutto secondo la “produttività”. Io vivo nella provincia di Agrigento, “eletta” ultima come qualità della vita nel 2019; nonostante molte cose non funzionino, questa affermazione per me è follia. Avremo sempre risposte sbagliate finché continueremo a porci domande sbagliate. Per il futuro del brand, vorrei che questa esperienza imprenditoriale fosse da monito per quanti come me credono nelle potenzialità del proprio territorio. 

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