La Litoranea. Il resortwear che celebra il lusso genuino del Salento
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Capi versatili, 100% Made in Italy, che vestono la femminilità di eleganza mediterranea
di Elena MisericordiaLa Litoranea è il brand resortwear nato nel 2024 nel cuore del Salento, nel sud della Puglia. Alex Minerva, designer italo-moldava, attraverso questo progetto, si propone di celebrare la bellezza della pausa, del ritmo lento e dei piaceri essenziali della vita mediterranea. Il nome evoca la celebre strada costiera che disegna il profilo della penisola ionica. Serpeggiando tra scogliere, uliveti e borghi assolati, questo affascinante percorso delinea il confine tra terra e mare, come soglia simbolica tra movimento e quiete.
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Eleganza mediterranea e lusso gentile, il Salento, con la sua cultura, i suoi paesaggi naturalistici e i suoi ritmi di vita, diventa il filo conduttore di una produzione incentrata sulla bellezza autentica. Ogni capo è ideato e realizzato interamente in Italia, dalle mani esperte di artigiani locali, in un laboratorio di Matino, attraverso l’utilizzo di fibre 100% naturali, tracciabili e sostenibili.
Il brand si fonda su tre presupposti essenziali: il senso della lentezza che scandisce le giornate dei mesi estivi, l’eccellenza del Made in Italy, l’approccio gentile ed etico alla produzione, alle relazioni e alla comunicazione.
Pezzi modulari, versatili e consapevoli, pensati per accompagnare la donna durante l’arco dell’intera giornata, nei momenti significativi della sua quotidianità, dalla colazione in piazza al pranzo vista mare, dalle serate in terrazza alle passeggiate tra i vicoli.
La collezione Spring-Summer 2026, intitolata “Echoes of an Italian Summer”, si ispira all’eleganza spontanea degli anni ’60, l’epoca della Dolce Vita, esprimendo un’estetica sobria e raffinata. La palette cromatica è un omaggio alla memoria visiva del Sud; i colori infatti spaziano dal terracotta al bianco avorio, dal giallo pieno al rosa tenue, evocando la terra rossa pugliese, le città imbiancate a calce, la luce del sole e le sfumature dei cieli estivi.
La Litoranea si rivolge a una femminilità colta, essenziale, disinvolta, lontana da ogni folclore balneare.
Capi leggeri, in lino e seta, utili, eleganti, combinabili tra di loro in contesti diversi, che incarnano lo spirito del dolce far niente, inteso non come passività ma come arte del saper vivere genuino.
Chi è Alexa Minerva? Quali sono le tue origini e qual è stato il tuo percorso di formazione?
Sono nata in Moldavia e mi sono trasferita in Italia all’età di otto anni. Sono cresciuta a Lucca, in Toscana, dove vive tuttora la mia famiglia: è lì che si è formata la mia identità, in un equilibrio naturale tra culture diverse. Il mio percorso si è costruito intrecciando costantemente studio e lavoro. Ho frequentato una scuola di produzione tessile e sartoriale per cinque anni, dove ho acquisito le basi tecniche della moda, sviluppando un rapporto concreto con il prodotto. Successivamente ho vinto una borsa di studio al Polimoda, specializzandomi in digital marketing e comunicazione, approfondendo anche temi legati alla sostenibilità. Parallelamente ho iniziato a scrivere e a fare le prime esperienze nel settore. La mia formazione è stata però anche molto pratica: ho lavorato per anni nella vendita all’interno di brand di lusso come Loro Piana, Yves Saint Laurent e Max Mara. Questo mi ha dato uno sguardo molto diretto sul cliente, sul valore reale del prodotto e sul posizionamento. A un certo punto ho sentito il bisogno di fermarmi. Mi sono presa del tempo per capire davvero cosa volessi costruire. È stato un momento quasi catartico. Durante uno dei miei soggiorni in Salento — un luogo che frequento in modo costante e che considero casa —, ho raggiunto una consapevolezza molto chiara: desideravo realizzare qualcosa che fosse mio, ma soprattutto che fosse autentico. Non è nato prima il brand. È nato prima un linguaggio. La Litoranea, infatti, è arrivata dopo, come forma. Il Salento è stato il punto di origine, il contesto emotivo dentro il quale ho riconosciuto un modo di vedere e di esprimermi che mi apparteneva.
Quando e com’è nato il brand resortwear La Litoranea? Come mai la scelta di questo nome?
La Litoranea è nata nel 2024, ma – come dicevo prima – più che un inizio è una conseguenza; il risultato di una riflessione sul tempo, sulla velocità e sul modo in cui oggi si consuma la moda. L’idea non era quella di creare semplicemente un brand, ma di definire un codice più lento, più intenzionale. Il nome è centrale in questo senso. La litoranea è la strada che costeggia il mare: un luogo che non è mai solo passaggio, ma anche permanenza, deviazione, scoperta. Racchiude un’idea di movimento non lineare, fatto di pause e di attenzione. Esattamente il tipo di esperienza che il brand vuole restituire.
Da dove nasce il tuo legame con la Puglia e cosa ritroviamo di questa fantastica terra mediterranea nei tuoi capi?
Il legame con la Puglia, e in particolare con il Salento, è qualcosa che si è costruito attraverso una frequentazione reale e continua. È un luogo che ha una relazione molto chiara con la materia e con la luce e, soprattutto, con il tempo. Questa dimensione entra nel brand in modo non dichiarativo. Non mi interessa raccontare il territorio in modo estetico o descrittivo, quello che mi interessa è trasferire una certa qualità del vivere. Questo atteggiamento si traduce in scelte precise all’interno dei miei capi: materiali naturali, colori non saturi, linee che seguono il corpo senza forzarlo. È più un’atmosfera che un riferimento diretto.
Quali sono le cifre stilistico-distintive delle tue creazioni?
Essenzialità, materia e misura. Le forme sono pulite, pensate per durare oltre la stagionalità. I materiali sono sempre naturali, scelti per il modo in cui reagiscono al corpo e al movimento. La femminilità è presente, ma non viene mai costruita in modo esplicito. Non è un’estetica che cerca attenzione, ma una presenza che si costruisce nel tempo. Il prodotto non è pensato per dominare la scena, ma per accompagnare chi lo indossa.
Che importanza assumono artigianalità Made in Italy e qualità dei materiali nell’ambito della tua produzione?
Sono la base del progetto. La produzione è interamente Made in Italy, con una forte connessione con il Salento, dove collaboriamo con realtà artigianali locali. C’è un sapere tecnico concreto dietro ogni capo, non è un elemento narrativo. È un sistema di competenze, di gesti, di tempi che definisce il prodotto. Anche i materiali seguono questa logica: lino, seta e cotone, selezionati per qualità, tracciabilità e durata.
Come si manifesta in concreto il vostro impegno nei confronti della sostenibilità ambientale?
Per noi la sostenibilità non è un elemento comunicativo, ma una scelta progettuale che riguarda ogni fase del prodotto. Abbiamo deciso di lavorare esclusivamente con fibre naturali al 100%, come lino, seta e cotone, selezionate con un’attenzione particolare alla provenienza e alla qualità. In particolare, il lino — che è uno dei materiali centrali della collezione — è certificato secondo diversi standard europei, a garanzia della tracciabilità e dell’impatto ridotto della filiera. Questa trasparenza è un aspetto fondamentale: tutte le informazioni sui materiali e sulla loro origine sono accessibili anche attraverso i nostri canali, perché crediamo che il valore di un capo debba essere verificabile, non solo raccontato. Allo stesso modo, l’intera produzione è interamente realizzata in Italia, in provincia di Lecce. Non solo i capi, ma ogni elemento che li compone è prodotto all’interno della stessa filiera, dalle etichette tessute ai cartellini, fino al packaging. È un sistema che richiede più controllo e più responsabilità, ma che ci permette di mantenere coerenza tra ciò che facciamo e ciò che comunichiamo.
Quali sono i capi di punta che proponi per l’estate ormai alle porte?
Un'idea sola, portata ovunque. Entra in una valigia. Esce in mille modi diversi. La collezione SS26 nasce da un principio radicale nella sua semplicità: ogni capo deve funzionare con tutti gli altri. Nessun outfit pensato a tavolino, nessun cambio strutturato. Solo la libertà di muoversi, senza mai sentirti fuori posto, dallo stroll in centro all'aperitivo al tramonto, fino a una sera sul mare. La base è il lino. I completi con gilet Domenica, tinti in filo e abbinati ai pantaloni Marisa, hanno la leggerezza di un capo quotidiano e la definizione di uno stile già riconoscibile. Un'eleganza pigra, vagamente anni '60, rigorosamente italiana. Su questa struttura si innesta la seta stampata – il set Grazia & Donatella — fluida, trasformabile, capace di accompagnare dal giorno alla sera, indossata sopra un costume o sotto le luci di una terrazza. Poi c'è la Capsule Bianca, in seta e pizzo, dai tagli lunghi e sinuosi, pensati per i momenti più specifici, ma mai distanti dall'idea di continuità che attraversa tutta la collezione. L'abito Amanda — lungo, morbido, con la sua scollatura semi a cuore e il fiocco centrale — è il pezzo che si stacca dalla stagione senza tradire il brand.
A quale figura femminile ti rivolgi?
Mi rivolgo ad una donna che ha un rapporto molto personale con il tempo, che sceglie con attenzione e che non ha bisogno di dimostrare. Una donna che predilige una forma di eleganza non performativa, che nasce dalla consapevolezza. Una donna che non è definita da un’età o da un ruolo, ma da un’attitudine, e che non costruisce la propria identità attraverso l’apparenza.
Progetti e sogni per il futuro?
Il primo sogno è quello più concreto: continuare a crescere, un passo alla volta, senza fretta, che è anche il modo in cui è nato il brand. Questo significa portare la collezione nei luoghi che ne condividono l'anima: pop-up in contesti che raccontano la cultura italiana, la dolce vita, quella bellezza quotidiana e non ostentata, che è il cuore di tutto quello che facciamo. Ma il sogno più grande va oltre il prodotto. La Litoranea nasce da un'idea di vita prima ancora che di moda: slow, attenta, gentile con sé stessi e con gli altri. Ed è questa visione che vorremmo esportare fuori dall'Italia. Non solo i capi, ma il concetto che li ha generati: si può scegliere la qualità sulla quantità, la semplicità sull'eccesso, il ritmo giusto sulla corsa continua. In un momento in cui il mondo sembra andare sempre più veloce, crediamo che ci sia uno spazio — e un bisogno — per qualcosa che proponga il contrario. E crediamo che l'Italia, con la sua storia, la sua estetica e il suo modo di vivere, abbia qualcosa di unico da offrire al resto del mondo su questo fronte.