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Il Giappone vuole riprendere la caccia alle balene: polemiche

Le baleniere giapponesi da luglio torneranno a solcare il mare e a uccidere i grandi cetacei. E stavolta lo faranno per fini dichiaratamente commerciali, per vendere la carne di balena come fonte di proteine a buon mercato, senza più la parvenza della caccia per scopi "scientifici", come avveniva negli ultimi 26 anni. Suscitando lʼira di associazioni ambientaliste e Paesi protezionisti. Il passo del governo di Tokyo, che era nellʼaria da tempo, è stata annunciata contestualmente alla decisione di uscire dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene (Iwc) a partire dal primo di giugno 2019. Il Giappone si è però impegnato a limitare la caccia a specie relativamente abbondanti, come la balenottera minore, e solo nelle acque dellʼarcipelago e nella zona di pertinenza economica esclusiva giapponese.

Le baleniere resteranno quindi fuori dallʼOceano Antartico, dove negli anni passati il mondo assisteva alle "battaglie navali" fra le baleniere nipponiche e la Sea Shepherd di Greenpeace, a colpi di azioni di disturbo e di idranti, nelle gelide acque antartiche tinte di rosso dal sangue dei cetacei arpionati.

In Giappone, lʼamore per il consumo di carne di balena risale allʼimmediato dopoguerra, quando le ristrettezze consigliavano alimenti a basso costo ed elevato valore proteico, a partire dalle mense scolastiche. Anche se, negli anni 60, il consumo medio annuo in Giappone era di 200mila tonnellate di carne, oggi era comunque calato a circa 5mila. "Eʼ stata una scelta dura e difficile. Il ripristino della caccia alla balena ridarà vita alle comunità baleniere", ha detto il ministro allʼagricoltura e pesca, Takamori Yoshikawa, parlando a una rappresentanza di cittaʼ e imprese dedite a pescare i cetacei.

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Le baleniere giapponesi da luglio torneranno a solcare il mare e a uccidere i grandi cetacei. E stavolta lo faranno per fini dichiaratamente commerciali, per vendere la carne di balena come fonte di proteine a buon mercato, senza più la parvenza della caccia per scopi "scientifici", come avveniva negli ultimi 26 anni. Suscitando l'ira di associazioni ambientaliste e Paesi protezionisti. Il passo del governo di Tokyo, che era nell'aria da tempo, è stata annunciata contestualmente alla decisione di uscire dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene (Iwc) a partire dal primo di giugno 2019. Il Giappone si è però impegnato a limitare la caccia a specie relativamente abbondanti, come la balenottera minore, e solo nelle acque dell'arcipelago e nella zona di pertinenza economica esclusiva giapponese.

Le baleniere resteranno quindi fuori dall'Oceano Antartico, dove negli anni passati il mondo assisteva alle "battaglie navali" fra le baleniere nipponiche e la Sea Shepherd di Greenpeace, a colpi di azioni di disturbo e di idranti, nelle gelide acque antartiche tinte di rosso dal sangue dei cetacei arpionati.

In Giappone, l'amore per il consumo di carne di balena risale all'immediato dopoguerra, quando le ristrettezze consigliavano alimenti a basso costo ed elevato valore proteico, a partire dalle mense scolastiche. Anche se, negli anni 60, il consumo medio annuo in Giappone era di 200mila tonnellate di carne, oggi era comunque calato a circa 5mila. "E' stata una scelta dura e difficile. Il ripristino della caccia alla balena ridarà vita alle comunità baleniere", ha detto il ministro all'agricoltura e pesca, Takamori Yoshikawa, parlando a una rappresentanza di citta' e imprese dedite a pescare i cetacei.