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Piazza Affari, sempre più lunedì "nero": pesa il richiamo Ue alla Manovra

Lo spread Btp-Bund sfonda quota 300 punti base. Il rendimento del decennale italiano si attesta al 3,58%

Piazza Affari, sempre più lunedì "nero": pesa il richiamo Ue alla Manovra

Chiusura pesante per Piazza Affari, dopo la lettera della Commissione Ue che ha richiamato l'Italia sui numeri della nota di aggiornamento al Def. Il Ftse Mib ha terminato le contrattazioni in ribasso del 2,43% a 19.851 punti. Milano è la maglia nera in Europa, con l'indice principale che è sceso sotto quota 20mila punti, per la prima volta da aprile 2017.

Resta alta la tensione sull'Italia, sorvegliata speciale dai mercati, preoccupati per la sostenibilità dei conti pubblici dopo che venerdì è arrivata una sorta di prima "bocciatura" da parte di Bruxelles alla manovra, coi commissari che si sono detti "seriamente preoccupati" per la significativa deviazione sul deficit contenuta nel Def.

L'impennata dello spread - che ha sfiorato in giornata i 310 punti, per poi chiudere a 302, in aumento di quasi 20 punti base rispetto a venerdì - ha mandato a piccole le banche. Banco Bpm ha lasciato sul terreno il 6,47%, seguita da Ubi (-4,94%), Mediobanca (-4,67%), Unicredit (-3,56%) e Intesa Sp (-3,26%). Fuori dal paniere principale pesante anche Carige (-8,47%).

Al massimo storico lo spread rispetto a Spagna e Portogallo - Il rendimento medio dei bond governativi italiani in sei mesi è più che raddoppiato. Ad aprile era sceso all'1,04%. Poi la rapida risalita fino al 2,26% di settembre. Era dalla primavera del 2014 che i rendimenti non toccavano questi livelli. Dall'estate del 2014 il tasso medio sui titoli di Stato è sceso sotto il 2% e nel 2016 ha toccato il minimo storico sotto l'1%. Inoltre, l'altra grande novità degli ultimi mesi è che l'Italia non si muove più allineata agli altri paesi periferici. Il movimento tra Btp e ad esempio i Bonos spagnoli non è più sincronizzato, specialmente sulle scadenze più corte che sono quelle più sensibili agli umori dei mercati finanziari. Ad aprile scorso, ad esempio il Btp triennale in asta veniva collocato con rendimento negativo, mentre oggi ha toccato il 2,25%. Per rivedere questo livello occorre tornare alla fase acuta della crisi del debito sovrano tra fine 2011 e inizio 2012.

Il raffronto con i paesi periferici (o forse ex) mostra con più evidenza l'aumento del rischio Italia rispetto al classico differenziale tra Btp e Bund. Con il tasso sul decennale al 3,60% (livello top da marzo 2014) il rischio Italia e' prezzato il triplo della Spagna e il doppio del Portogallo. L'aumento dei tassi si riflette poi immediatamente sulla spesa per interessi sul debito pubblico. Tra giugno e settembre è salita di circa un miliardo rispetto al 2017 e senza tener conto della tensione delle ultime due settimane. La nota di aggiornamento al Def ha rivisto in rialzo la spesa per interessi.

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