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Petrolio: le conseguenze della caduta del prezzo sulle economie

Il calo potrebbe avere effetti benefici sul prodotto interno lordo di Italia e Spagna

- Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime sulla crescita economica globale per il 2015 e il 2016. Le previsioni sono state aggiornate (al ribasso) alla luce della debolezza degli investimenti. Quest'ultimi hanno infatti compensato negativamente gli effetti del petrolio a basso costo.

Petrolio: le conseguenze della caduta del prezzo sulle economie

Per quest’anno, il Fondo monetario internazionale prevede una crescita del 3,5%: lo 0,3% in meno rispetto al 3,8% stimato ad ottobre. Rivista anche la stima per il 2016, passata da +4% al +3,7%. Il crollo del prezzo del petrolio ha fornito un importante contributo alla crescita dell'economia mondiale, che tuttavia rimane fragile.

Dinamiche, queste, certificate in precedenza anche dall'Agenzia Internazionale per l'Energia. Secondo l'AIE, a parte poche eccezioni (leggasi Stati Uniti) i prezzi più bassi non sono riusciti a stimolare la domanda. I benefici (aumento del reddito disponibile delle famiglie e costi minori delle materie prime per le industrie) sono stati controbilanciati dalle difficili e negative condizioni economiche generali.

Eppure il calo del prezzo del greggio, che coinvolge sia i Paesi produttori sia quelli costretti ad importarlo (tra i quali spicca l'Italia, che importa il 93% del petrolio di cui ha bisogno), potrebbe avere effetti benefici sulla nostra economia. Vediamo quali, secondo un report di Mediobanca Securities.

Ipotizzando uno scenario in cui il prezzo del petrolio resterà stabile sui 60 dollari per barile nel corso di tutto il 2015, il Prodotto interno lordo dell'Italia potrebbe aumentare dello 0,5% in più (Intesa Sanpaolo stima invece un aumento dello 0,4%): un crescita aggiuntiva simile a quella della Spagna (+0,3%), che assieme al nostro Paese sarebbe uno dei pochi – tra i partner europei – a trarre beneficio dal petrolio a basso costo. Quest'ultimo, sostiene chi ha condotto lo studio, avrebbe infatti un impatto negativo sulle economie di Francia (-0,7%), Gran Bretagna (-0,7%) e Germania (-1,1%).

Il motivo: continuare ad acquistare del petrolio ad un prezzo di gran lunga più basso rispetto al picco raggiunto nel giugno del 2014, quando un barile arrivò a costare 115 dollari, rappresenta un vantaggio soprattutto per quei Paesi (come Italia e Spagna) con una bolletta energetica alta. Quest'anno, invece, la spesa per l'energia italiana e spagnola potrebbe ridursi sensibilmente. Rispettivamente di 28 e 23 miliardi di euro, passando nel caso del nostro Paese dagli attuali 62 miliardi a 34 miliardi di euro.

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