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Istat: crollano gli occupati nel secondo trimestre, -841mila sull'anno | Colpiti soprattutto gli under 35

La flessione dellʼoccupazione è stato più accentuata nel Mezzogiorno (-5,3%) e nel settore del lavoro a termine

Nel secondo trimestre del 2020 gli occupati sono diminuiti, a causa dell'emergenza sanitaria e del lockdown, di 470mila unità rispetto al primo trimestre e di 841mila unità rispetto al secondo trimestre 2019. Lo rileva l'Istat nell'indagine sul mercato del lavoro sottolineando che la riduzione è dovuta soprattutto al calo dei lavoratori a termine e degli indipendenti.

Rispetto al secondo trimestre 2019 i dipendenti a termine sono diminuiti di 677mila unità  (-21,6%) mentre gli indipendenti hanno perso 219mila unità (-4,1%) a fronte di un -3,6% dell'occupazione complessiva, I dipendenti stabili sono aumentati su base tendenziale di 55mila unità (+0,4%). Nel periodo era in vigore il blocco dei licenziamenti. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni scende al 57,6%.

 

Metà occupati persi II trimestre è under 35 Nel secondo trimestre gli occupati sono diminuiti di 841mila unità rispetto al trimestre precedente e tra questi quasi la metà sono giovani under 35, ricorda l'Istat spiegando che gli under 35 hanno perso l'8% dell'occupazione scendendo a 4.776.000 unità mentre la classe tra i 35 e i 49 anni ha perso 424mila unità (toccando le 9.157.000 persone) e quella over 50 ha perso solo 1.000 persone arrivando a quota 8.780.000. Il dato è legato all'epidemia da coronavirus e alla caduta dei contratti a termine e del lavoro indipendente mentre i rapporti stabili sono stati salvaguardati dal blocco dei licenziamenti e dall'utilizzo massiccio della cassa integrazione.
 

 

Malgrado gli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti abbiano permesso di sostenere l'occupazione, "la sospensione delle attività - ha sottolineato l'Istat - ha fortemente pregiudicato l'avvio di nuovi rapporti di lavoro, in particolare di quelli a termine e delle loro possibili proroghe o trasformazioni in contratti a tempo indeterminato". Difatti, in otto casi su dieci la diminuzione dell'occupazione riguarda i dipendenti a termine (-677mila, -21,6%) e si concentra tra quelli con durata del lavoro non superiore ai sei mesi (-428mila).

 

Inoltre, "non si sono registrate le usuali nuove assunzioni a tempo determinato che caratterizzano il secondo trimestre dell'anno, periodo molto favorevole per il turismo con l'inizio della stagione estiva".  Gli effetti della crisi occupazionale dovuta all'emergenza sanitaria, almeno fino al secondo trimestre 2020, "si sono in prevalenza ripercossi sulle componenti più vulnerabili del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), sulle posizioni lavorative meno tutelate e nell'area del Paese che già prima dell'emergenza mostrava le condizioni occupazionali più difficili, il Mezzogiorno; in altre parole, la pandemia sembra aver avuto l'effetto di acuire i divari preesistenti nella partecipazione al mercato del lavoro". 

 

Tornando ai dati, nel secondo trimestre del 2020 il numero di persone occupate subisce un ampio calo anche in termini congiunturali (-470mila, -2%), dovuto soprattutto alla diminuzione dei dipendenti a termine e degli indipendenti. Il tasso di occupazione scende al 57,6%, in calo di 1,2 punti rispetto al primo trimestre 2020; i giovani di 15-34 anni presentano la diminuzione più marcata (-2,2 punti). Nei dati provvisori di luglio 2020, al netto della stagionalita' e dopo quattro mesi di flessione, il numero di occupati torna a crescere (+85 mila, +0,4%) rispetto a giugno 2020 e il tasso di occupazione risale al 57,8% (+0,2 punti in un mese), misurando una positiva reazione del mercato del lavoro alla ripresa dei livelli di attivita' economica.

 

Rispetto al secondo trimestre 2019, il numero di occupati scende di 841mila unità (-3,6% in un anno): calano soprattutto i dipendenti a termine (-677mila, -21,6%) e continuano a diminuire gli indipendenti (-219mila, -4,1%) a fronte di un lieve aumento dei dipendenti a tempo indeterminato. Il calo occupazionale interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale, per i quali nel 63,9% dei casi il part time è involontario. Diminuiscono, inoltre, gli occupati che hanno lavorato per almeno 36 ore a settimana (50,6%, -13,8 punti), a seguito delle assenze dal lavoro e della riduzione dell'orario dovute all'emergenza sanitaria. 

 

Colpito il lavoro a termine I settori maggiormente colpiti dall'emergenza sanitaria sono proprio quelli dove il lavoro a termine è più diffuso:  commercio (-191mila occupati, -5,8%) e, soprattutto, alberghi e ristorazione (-246mila, -16,1%). Il fatto che la crisi abbia colpito più duramente taluni tipi lavoro si ripercuote sulle caratteristiche dei lavoratori più coinvolti. I giovani tra 15 e 34 anni - che più spesso degli altri lavoratori svolgono un impiego a termine (26,3% contro 10,8% del totale occupati) e sono impiegati nel settore di alberghi e ristorazione (9,8% rispetto al 5,6%) - hanno subito il calo occupazionale più forte (-8% rispetto a -3,6% del totale) che in quasi un terzo dei casi è concentrato nel settore alberghiero e della ristorazione.  La diminuzione dell'occupazione tra le donne è più consistente di quella rilevata per gli uomini (-4,7% rispetto a -2,7%) e si concentra nel terziario, con particolare riferimento al comparto di alberghi e ristorazione (-141mila) e a quello dei servizi domestici alle famiglie (-99mila occupate); in circa sette casi su dieci il calo di quest'ultimo comparto riguarda donne con cittadinanza straniera.

 

Calo al Sud Infine, la flessione dell'occupazione è stato più accentuata nel Mezzogiorno (-5,3%) rispetto al Nord (-3,0%) e al Centro (-2,9%). A sfavore delle regioni meridionali incide il maggior peso dei dipendenti a termine (13,9% rispetto a 9,7% nel Centro-nord) e la minore presenza dell'industria, comparto che ha mostrato una maggiore tenuta occupazionale.

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