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Fed: "Rischio inflazione negli Usa potrebbe consolidarsi"

La Banca centrale americana potrebbe aumentare i tassi di interesse di 50 o 75 punti nella prossima riunione di fine luglio

Jerome Powell, fed
-afp

Il rischio di inflazione negli Usa potrebbe consolidarsi.

È quanto emerge dal verbale dell'ultima riunione della Fed, la Banca centrale americana. Quest'ultima potrebbe aumentare i tassi di interesse di 50 o 75 punti nella prossima riunione di fine luglio.


Fed: possibile aumento tassi di 50 o 75 punti a fine luglio -

 Nell'ultima riunione di metà giugno, la Fed aveva deciso di aumentare i tassi dello 0,75%. Dai verbali è emersa la necessità di mantenere il rialzo dei tassi perché le previsioni sull'inflazione sono peggiorate.

La Federal Reserve, dunque, resta orientata a portare avanti in maniera energica la sua manovra restrittiva. Secondo i banchieri centrali statunitensi "le prospettive economiche giustificano muoversi verso una linea di policy restrittiva". E "riconoscono la possibilità che se le pressioni inflazionistiche elevate dovessero persistere potrebbe essere appropriata una linea ancor più restrittiva".


 


L'alta inflazione è e resta il problema numero uno alla Banca centrale Usa. Tant'è che nel direttorio "molti partecipanti giudicano che vi sia un rischio significativo di assistere al fatto che l'alta inflazione possa diventare più persistente, se il pubblico dovesse iniziare a sollevare dubbi sulla determinazione del comitato ad aggiustare la politica monetaria come appropriato".


 



Parità nel cambio euro-dollaro -

Nuovo scivolone e nuovo minimo da vent'anni a questa parte dell'euro sul dollaro: la moneta unica è finita sotto quota 1,02 sul biglietto verde mentre si addensano altre nubi sulle prospettive economiche dell'eurozona.


 


Assieme agli altri Paesi Ue, infatti, l'eurozona già accusava il contraccolpo più forte da guerra in Ucraina e sanzioni contro la Russia, che vanno ad esacerbare i forti rincari dei prezzi dell'energia. E ora, a questo quadro problematico, si sono aggiunte le ultime vicissitudini su petrolio e gas naturale.


 


E così, oltre al differenziale sulla dinamica dei tassi di interesse tra Federal Reserve americana e Banca centrale europea, che proprio a causa dell'indebolimento dell'economia potrebbe risultare più cauta nella sua normalizzazione, il cambio euro-dollaro sembra risentire anche del differenziale sui prezzi energetici, che in Europa sono più elevati.


 


Nel corso delle contrattazioni la valuta condivisa è scesa fino a 1,0167 dollari, nuovo minimo Da fine 2002.


 



La Banca centrale europea dovrebbe alzare i tassi per la prima volta da 11 anni a questa parte al consiglio direttivo del 21 luglio. Tuttavia la Fed statunitense si sta muovendo in maniera molto più rapida e aggressiva nell'alzare i tassi, che negli Usa sono stati già portati all`1,50% mentre nell'area valutaria sono ancora zero. Il rialzo della Bce di luglio, peraltro è preannunciato di soli 0,25 punti percentuali.


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