Secondo il documento, "il dissesto di Acciaierie d'Italia", "non sarebbe il frutto di errori gestionali isolati o di un improvviso peggioramento del contesto industriale", ma il risultato di "una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo"
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I commissari straordinari di Acciaierie d'Italia, Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, hanno avviato un'azione risarcitoria da 7 miliardi di euro contro gli amministratori e ArcelorMittal. E' quanto si legge in un documento di sintesi elaborato dai commissari e dai loro legali. Secondo il documento, "il dissesto di Acciaierie d'Italia", "non sarebbe il frutto di errori gestionali isolati o di un improvviso peggioramento del contesto industriale", ma il risultato di "una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo", finalizzata al "sistematico e unilaterale trasferimento di risorse in favore della multinazionale dell'acciaio".
"Acciaierie d'Italia (precedentemente denominata ArcelorMittal Italia) nasce nel 2018 - ricostruisce il testo - come veicolo societario attraverso cui ArcelorMittal ha conseguito la gestione, sulla base del contratto di affitto (con obbligo condizionato di acquisto) dei rami d'azienda di Ilva, incluso lo stabilimento di Taranto. Il presupposto che ha consentito ad ArcelorMittal di conseguire la disponibilità del predetto ramo d'azienda è sempre stata la realizzazione di ingenti investimenti, volti in particolare ad assicurare il rilancio produttivo e l'integrazione industriale e commerciale del sito siderurgico di Ilva. Promesse queste che tuttavia sarebbero state disattese fin dall'origine".
"Questa situazione, oltre a presentare i connotati di condotte autonome di mala gestio ascrivibili agli amministratori, avrebbe anche rappresentato il fattore abilitante per il compimento di ulteriori illeciti, contribuendo peraltro a rendere particolarmente difficoltosa la rilevazione tempestiva dello stato di crisi della società e delle operazioni dannose per Acciaierie d'Italia", continua il documento.
"Ma non solo. La situazione di inadeguatezza organizzativa avrebbe anche agevolato la configurazione di una struttura di governance parallela all'interno di Acciaierie d'Italia composta dall'Amministratore Delegato e dai consulenti di sua fiducia, che avrebbe di fatto bypassato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Questa scelta, già di per sé incompatibile con lo schema di affitto del ramo d'azienda (potenzialmente temporaneo), avrebbe compromesso irreversibilmente l'autonomia funzionale del ramo Ilva, rendendo Acciaierie d'Italia incapace di operare in continuità su base stand alone. Una decisione che, secondo gli esiti delle indagini compiute dai commissari, avrebbe determinato una condizione di insolvenza prospettica già al momento del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal avvenuto nel 2021".
"Il complesso delle circostanze emerse all'esito delle indagini disposte dalla gestione commissariale offre quindi un quadro unitario e continuativo di responsabilità potenzialmente ascrivibili a ArcelorMittal e agli amministratori di Acciaierie d'Italia: si è trattato non di episodi isolati, ma di tasselli di un unico e articolato disegno predatorio, attuato dal 2018 al 2024". "Un quadro che, se confermato in sede giudiziaria, potrebbe aprire la strada a responsabilità civili e penali di ampia portata, coinvolgendo amministratori e altri soggetti terzi che avrebbero concorso, consapevolmente, alla realizzazione del disegno predatorio di ArcelorMittal".
"Sul piano operativo, la gestione commissariale, all'esito delle attività di indagine disposte, ha anche appurato l'esistenza di gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti di Ilva, con effetti diretti e dirompenti sulla capacità produttiva degli stabilimenti, da cui è scaturita una richiesta di risarcimento da parte di Ilva per Euro 947,4 milioni di euro". "Un deterioramento questo - si legge nel documento - che potrebbe configurare un'ulteriore responsabilità per danneggiamento del patrimonio aziendale e industriale". "Sono emerse, infine, criticità nella dichiarazione dei livelli produttivi ai fini del rilascio dei certificati ETS che hanno già formato oggetto di un esposto dinanzi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano per un'ipotesi di truffa aggravata legata alla possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO₂, finalizzata all'ottenimento di quote di emissione gratuite".