A Tgcom l'economista Giacomo Vaciago tranquillizza gli investitori, a patto che usino cautela
© Afp
Risparmiatori prudenti e governo dinamico. Ecco le parole d’ordine necessarie per evitare che l’Italia possa venire contagiata dalla crisi che ha messo in ginocchio la Grecia. I risparmiatori italiani sono sopravvissuti e Giacomo Vaciago, docente di Economia monetaria all’Università Cattolica di Milano, è convinto che, se sapranno muoversi con cautela, non conosceranno problemi neppure nell’immediato futuro.
Professor Vaciago, la situazione greca appare sempre più grave. Quali ripercussioni possono esserci per i risparmiatori italiani?
"I risparmiatori italiani, in questo momento, farebbero bene a pensarci due volte prima di investire in titoli rischiosi. Siamo ancora in una crisi finanziaria globale ed è necessario ricordarlo. Chi ama il rischio corre il pericolo di trovarsi accontentato, oggi più di ieri".
C’è la possibilità che si ripeta quanto accaduto con i titoli argentini?
"Per fortuna sono pochi gli italiani che hanno titoli greci nel proprio portafoglio. La crisi e il grande spazio mediatico che essa ha avuto ha reso gli investitori fortunatamente più prudenti. Inoltre non dimentichiamo quanti sono rimasti scottati con i bond emessi da Buenos Aires. Anche questo ha modificato il modo di agire dei nostri risparmiatori, oggi molto più attenti al rischio default di quanto non fossero dieci anni fa. Purtroppo all’epoca si fidarono di un Paese che è stato capace di fallire tre volte in un secolo, errore che oggi non rifarebbero".
Meglio stare fermi?
"Il risparmiatore medio è meglio che in questo momento stia a guardare. I rischi sono davvero enormi. Meglio privilegiare investimenti prudenti, di carattere domestico. Un buon esempio sono i nostri titoli di Stato come Bot, Cct e Btp. Comunque vada, il nostro Tesoro sarà sempre l’ultimo a saltare, dopo tutti gli altri. Viviamo in un momento di grandi opportunità e, al tempo stesso, enormi rischi. E’ fondamentale fare bene i conti: se tre anni fa avessi acquistato oro o rame oggi sarei milionario. Adesso, invece, rischio di rimanere con il cerino in mano".
Investimenti a rendimenti bassi sono quindi da preferire?
"Sì e chi vuole rischiare giochi al Lotto. Come sempre accade in tempi di crisi, sono aumentate notevolmente le puntate sulle diverse lotterie. E’ il risparmiatore che affronta il rischio in modo diverso sconfinando con la superstizione: quando tutto va male, chissà perché, si pensa che sia più probabile vincere".
Nessun investimento su titoli di Stato di altri Paesi?
"La lista degli Stati in crisi è nota. In questo esatto ordine, dopo la Grecia, troviamo Portogallo, Irlanda, Belgio e Spagna. Al sesto posto c’è l’Italia. Oggi la nostra realtà non è affatto da panico. E’ tuttavia fondamentale rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Altrimenti il prossimo governo rischia fortemente di ereditare una situazione economica non così diversa da quella greca, con tutte le drammatiche conseguenze immaginabili per i risparmiatori italiani".
La Banca Centrale Europea ha proprio oggi ricordato all’Italia la necessità di riportare i conti sotto controllo. Altrimenti i cittadini italiani potrebbero presto ritrovarsi a fare i conti con una forte inflazione.
"La Bce, nel bollettino pubblicato oggi, si è raccomandata: l’Italia deve fare il possibile per mettere in campo soluzioni di risanamento dei conti che siano davvero credibili. Altrimenti si rischia davvero, in tre anni, di trovarsi nella situazione della Grecia".
E’ quindi realistica l’ipotesi di un contagio?
"Fino a tre anni fa pensavamo di no. Invece ci siamo ora resi conto che il mercato è così interdipendente che un piccolo Paese come la Grecia può condizionare tutti gli altri. Questo non avviene solo in campo finanziario: dopo Fukushima si fermò la produzione di automobili nel Michigan, Stati Uniti. Questo perché una semplice valvola veniva prodotta in Giappone! L’incidente al reattore ha inoltre convinto il cancelliere tedesco Angela Merkel ad abbandonare il nucleare. Dopo Chernobyl, incidente con conseguenze molto più gravi, nessun Paese europeo dismise le proprie centrali. Siamo alla mercé di quanto accade in altri Paesi del mondo, siano essi grandi o piccoli".