È stato raggiunto l'accordo per il rinnovo del contratto delle Funzioni centrali della pubblica amministrazione, il comparto lavorativo che comprende ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. L'intesa è stata sottoscritta dall'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) e dalle organizzazioni sindacali e riguarda quasi 200mila lavoratori per il triennio 2025-2027. Il rinnovo prevede un incremento medio degli stipendi pari a 160 euro mensili a regime. Gli aumenti varieranno in base all'inquadramento professionale: si parte da 126,60 euro per gli operatori fino ad arrivare a 221 euro al mese per le elevate professionalità. L'adeguamento economico sarà distribuito in tre fasi. La prima decorrenza è fissata al primo gennaio 2025, la seconda al primo gennaio 2026 e la terza al primo gennaio 2027, con il completamento del percorso di incremento retributivo.
La firma della Cgil
Tra gli elementi più significativi dell'intesa c'è anche l'adesione della Fp-Cgil, che nella precedente tornata contrattuale non aveva sottoscritto l'accordo. Una scelta che amplia il consenso sindacale attorno al rinnovo. Per il segretario generale della Cisl Fp, Roberto Chierchia, la sottoscrizione rappresenta "un grande risultato per le lavoratrici e i lavoratori dello Stato, delle Agenzie e degli Enti Pubblici Non Economici". Il dirigente sindacale sottolinea inoltre che, per la prima volta nella storia del pubblico impiego contrattualizzato, il rinnovo arriva durante la piena vigenza del contratto precedente.
© Withub
Stipendi e tutele
Secondo la Cisl Fp, l'intesa consentirà un aumento del 7,6% delle retribuzioni. Sommando gli effetti del precedente rinnovo 2022-2024, gli incrementi complessivi raggiungerebbero circa il 12%. Il contratto introduce inoltre novità sul piano normativo, con interventi a favore della formazione professionale, della tutela della genitorialità, dei lavoratori pendolari e dei dipendenti affetti da patologie oncologiche o invalidanti. L'ipotesi accordo dovrà ora superare le verifiche previste da parte del Ministero dell'Economia e della Corte dei Conti, oltre al parere del Consiglio dei ministri, prima di diventare pienamente operativa.
