Uno studio recente del Climate Impact Lab, consorzio di ricerca guidato dall'Università di Chicago, ha lanciato un drammatico allarme sugli effetti del Super El Niño. Il modello climatico stima che l'attuale fenomeno provocherà circa 451.000 morti in eccesso a livello globale tra giugno 2026 e febbraio 2027, a causa dell'aumento esponenziale di giornate caratterizzate da caldo estremo.
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I dati indicano che le temperature medie sulla terraferma schizzeranno fino a 1,2 °C sopra la norma, colpendo in modo sproporzionato i Paesi del Sud del mondo, storicamente più vulnerabili e meno attrezzati a livello sanitario. Tra le nazioni a più alto rischio spicca la Nigeria, con una previsione di 31.000 decessi aggiuntivi, seguita da Indonesia, India, Sudan e Brasile.
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L'impatto non risparmierà comunque l'Europa e i territori del Mediterraneo: per l'Italia (al quarantanovesimo posto tra i paesi più a rischio) si prospetta un incremento di 780 morti correlati alle anomalie termiche. Gli scienziati avvertono che questa ondata di calore non rappresenta solo una crisi passeggera, ma offre un'allarmante anteprima delle condizioni meteorologiche ordinarie che la transizione ecologica e il cambiamento climatico globale renderanno la norma entro i prossimi vent'anni.
