A Bari i gusci delle cozze diventano cemento green
Da un rifiuto difficile da smaltire può nascere una nuova risorsa. È questo il principio alla base di un progetto europeo guidato dal Politecnico di Bari
di Paola Moscardino© Unsplash
Avreste mai immaginato che il cambiamento potesse partire dall'utilizzo di materiali comuni?
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Guardate, sono semplici gusci di cozze. Una volta consumato questo frutto, il guscio diventa uno scatto molto difficile da smaltire, ma oggi da questo residuo può nascere una nuova risorsa. È il principio alla base di un progetto europeo guidato dal Politecnico di Bari.
Gusci di cozze e sedimenti portuali, due tra i rifiuti più complessi da gestire, vengono trasformati in nuovi materiali per l'edilizia e le infrastrutture. Dal mare alla materia.
Claudia Vitone, Professoressa di Ingegneria Geotecnica Politecnico di Bari: “Questo progetto, che è il progetto GreenLife4Seas, finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del programma LIFE, ha dimostrato che il cemento può essere sostituito da una polvere di gusci di mitili che viene prodotta appunto con una ricetta termomeccanica che abbiamo brevettato che consente di sostituire parzialmente il cemento”.
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Quando un rifiuto diventa concretamente una risorsa?
Michele Notarnicola, Professore di Gestione Rifiuti e Bonifica Siti Contaminati Politecnico di Bari: “Noi abbiamo in Italia una produzione di circa 200 milioni di tonnellate all'anno di rifiuti, tra speciali e i cosiddetti urbani. Quindi una valanga di materiali che, se non gestiti bene, creerebbero affollamento nelle discariche, nei luoghi di smaltimento. Quindi cercare di cambiare questo paradigma dello smaltimento come unica soluzione e andare sul recupero dei materiali che sono presenti nei rifiuti è una sfida che ormai è entrata nel DNA della ricerca”.
Claudia Vitone, Professoressa di Ingegneria Geotecnica Politecnico di Bari: “Unendo sedimenti, graniglia di gusci di mitili, un po' di cemento e polvere di gusci possiamo creare questi prodotti che stanno dando delle ottime performance”.
E questo è un prodotto finito. All'interno ci sono i dettagli dei gusci di mitili.
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“Sì, resta traccia, appunto, dei prodotti del mare. Questo è un pavimento. Solo il 16% è cemento, tutto il resto è materiale riciclato e trasformato”.
Rossella Petti, Ricercatrice Politecnico di Bari: “Qui stiamo vedendo delle immagini ottenute al microscopio elettronico che mostrano la microstruttura del guscio del mitilo”.
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Quali usi si possono prevedere nel futuro immediato?
Michele Notarnicola, Professore di Gestione Rifiuti e Bonifica Siti Contaminati Politecnico di Bari: “Dalla pavimentazione, quindi noi stiamo testando delle piastrelle, frangiflutti, anche manufatti tipo fioriere. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, quindi è una continua trasformazione della materia e dell'energia in nuove forme”.
