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Musica e cucina, "Ah che bel vivere": quel gran ghiottone di Rossini

Il nuovo libro del Maestro Ennio Cominetti ci racconta la passione per la cucina (e non solo) del compositore pesarese

Musica e cucina, "Ah che bel vivere": quel gran ghiottone di Rossini

Gioacchino Rossini era un gran ghiottone. Oltre che un genio della musica, naturalmente. Ce lo racconta un un godibilissimo libro il maestro Ennio Cominetti, organista e direttore di pregiata fama del quale ormai sospettiamo che condivida con il musicista pesarese la passione della buona tavola visto che si trova ormai alla seconda impresa editoriale che accomuna musica e cucina. Qualche anno dopo “La musica in tavola, le ricette dei grandi musicisti italiani”, arriva in libreria “Ah, che bel vivere… Guida ai piaceri della tavola e ai luoghi del grande Rossini”, per i tipi di Eurarte, 15€, 184 pagine. Qui, con una prosa sempre divertente e arguta Cominetti ci racconta in un “Preludio” (che volendo in musica si può accomunare ad una letteraria prefazione) una quantità di aneddoti sulle mire gastronomiche del Nostro, grande intenditore, ad esempio, di tartufi che si faceva spedire da Norcia a Parigi dove risiedeva.

Nel ricettario si trovano diverse curiosità oltre che, naturalmente, le ricette che deliziavano Rossini. Stuzzicante quella delle “Uova alla Rossini” e immancabile quella dei Tournedos dedicati al Maestro. Si scopre perché alcuni brani tra i più famosi del compositore prendono nomi particolari come “delle ostriche” o “dei risi”. Volendo c’è anche qualche particolarità come la pizza preferita dal musicista che consta di una margherita su cui adagiare uova sode e maionese e che, al palato di oggi, non risulta particolarmente appetitosa. Ma tant’è. Molto intrigante è la storia del caffè di casa Rossini, chiamato la “Barbajada”, che ci racconta una storia di affari e di tradimenti (e di colei che diventerà non a caso la prima moglie di Rossini).

Anche in questa prima parte del libro dedicata alla tavola rossiniana, Cominetti non rinuncia a qualche felice cenno di inquadramento storico-sociale della realtà del teatro dell’epoca e così, quello che risulta tra una ricetta e l’altra, è uno spaccato della vita di un paio di secoli fa che potrà interessare sia i melomani che i gastronauti.

Chiude il volumetto una sezione dedicata ai luoghi frequentati dal Maestro, partendo da Lugo di Romagna per poi passare tra Milano, Napoli e Parigi, grazie ai quali Cominetti ripercorre anche gli aspetti biografici della via del compositore. Il libro, come un epitaffio, si chiude con la descrizione della villa di Passy e la sua lira d’oro, altro curioso “retroscena” che ci racconta fino all’ultima riga ancora qualcosa di Gioacchino Rossini: era anche superstizioso.

Il bello di questo libro è che tra un aneddoto, un po’ di storia e una ricetta, alla fine sappiamo molto di più del compositore italiano senza per questo aver letto la classica biografia (ve ne sono molte ed eccellenti per chi volesse approfondire), che ai non appassionati del genere potrebbe risultare di difficile lettura. “Ah che bel vivere…” invece strappa più di un sorriso e volendo si può provare a cucinare qualcosa di nuovo, magari ascoltando un bel disco di ouverture rossiniane. Il divertimento è assicurato.

Sergio Bolzoni

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