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Giovanni Bellini, una mostra attorno a La Pietà a Brera

L'esposizione milanese occasione per ripercorrere la prima carriera del pittore veneziano attraverso il particolare angolo di visuale

- Il restauro della celebre Pietà di Giovanni Bellini, appartenente alla Pinacoteca di Brera, è l’occasione per ripercorrere la prima carriera del pittore veneziano, grande protagonista dell’arte rinascimentale italiana, attraverso il particolare angolo di visuale offerto dal suo modo di affrontare il tema del Cristo in pietà, che ricorre con frequenza nella produzione dell’artista e della sua efficientissima bottega.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    Una preziosa rassegna con alcuni rarissimi disegni, attribuibili con certezza al Mantegna - Cristo in pietà tra Maria Maddalena, san Giovanni Battista e la Vergine dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia - e a Giovanni Bellini - le due Pietà dal British Museum di Londra e dal Musée des Beaux-Arts di Rennes, llustrano il lavorio concettuale e progettuale che sta dietro a queste immagini, e il dialogo tra i due cognati tra sesto e settimo decennio del XV secolo.

    La sezione centrale della mostra presenta la straordinaria Pietà (o Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni, 1465-1470) della Pinacoteca di Brera di Giovanni Bellini, resa finalmente leggibile anche nei suoi valori cromatici dal recente, complesso restauro durato due anni. Restauro complesso terminato a fine 2012 e condotto dai restauratori del laboratorio del museo: Paola Borghese, Andrea Carini e Sara Scatragli, con la direzione di Mariolina Olivari. 

    Con una quasi impercettibile durezza mantegnesca, manifesta tutta la cromia, i valori pittorici e sentimentali dei dipinti della Scuola veneta che la anticipano e circondano. Il corpo di Cristo morto è sorretto dalla Vergine e da San Giovanni. I colori, in questa tempera dai tratti ravvicinati e assotigliati, sono tenui e cercano di restituire in modo naturale la luce chiara di una fredda giornata, alba di rinascita. 

    Come spiega Sandrina Bandera: "Quest' opera segna una nuova stagione della pittura veneta, quella della rappresentazione dei sentimenti. Non nasce in modo naturale, ma attraverso un filtro della cultura classica, la conoscenza della poesia elegiaca antica, nota in Veneto già dai tempi di Francesco Petrarca". Infatti nella Pietà del Bellini vi è sottoscritto un distico delle Elegie di Proserpio (poeta latino della seconda metà del I secolo a. C.): "Questi occhi gonfi quasi emetteranno gemiti - e aggiunse Bellini - quest'opera di Giovanni Bellini potrà spargere lacrime"

    Accanto a questo capolavoro viene posta, per la prima volta, l’intensissima, grande versione del soggetto di Palazzo Ducale a Venezia: la straordinaria occasione offerta da questo accostamento potrebbe suggerire qualche utile precisazione sulla difficile cronologia relativa alle due opere. Da inventari superstiti sappiamo infatti che nella città lagunare le icone di Cristo erano una presenza familiare nelle case e nei conventi ed erano dunque parte integrante delle consuetudini visive degli artisti veneziani. Un importante codice della Biblioteca Trivulziana di Milano, l’Istrias, composizione poetica dell’umanista veneziano Raffaele Zovenzoni, che vi è ritratto in una miniatura (1474) attribuita allo stesso Giovanni Bellini, vuole documentare l’ambiente culturale veneziano nel quale si trovò ad operare il pittore.

    Intorno al nucleo centrale sono esposte la Pietà del Museo Civico di Rimini e quella già alla sommità della Pala di Pesaro di Giovanni Bellini, ora conservata nei Musei Vaticani. Queste due opere le composizioni risolvono diversamente il tema della morte salvifica di Cristo, Cristo in pietà tra angeli nella tavola riminese e invece Cristo tra la Maddalena, Nicodemo e san Giuseppe d’Arimatea in quella ai Vaticani, e furono un punto di riferimento ineludibile per molta pittura del suo tempo, e non solo veneziana, come dimostra la sofferta rimeditazione che ne trasse, decenni dopo, Carlo Crivelli nella lunetta che sovrasta l’Incoronazione della Vergine, conservata a Brera.
     

    Chiude questa rassegna di 26 sceltissime opere la cruciale Madonna col Bambino in trono di Giovanni Bellini (Venezia, Gallerie dell’Accademia), che fonde in un unico dipinto il tema della Madonna e quello della Pietà, raffigurando in un’intensissima immagine sineddotica il Bambino sul grembo della Vergine, con un braccio abbandonato nel sonno che prefigura la futura morte salvifica.

    La mostra sarà accompagnata da un agile catalogo, cui seguirà un volume di studi, edito da Skira, a cura di Emanuela Daffra, con saggi di Matteo Ceriana, Marco Collareta, Andrea De Marchi e Mariolina Olivari, che presenta alcune novità sulla storia della Pietà braidense di Giovanni Bellini, alla quale è dedicata anche una sezione sul restauro. 

     

    Pinacoteca di Brera
    via Brera 28
    MILANO


    Biglietto: intero € 10, ridotto € 8, gruppi € 2, ragazzi dai 13 ai 18 anni e studenti € 4

    Informazioni: +39 02 72263257 / 02 92800361 - sbsae-mi.brera@beniculturali.it - http://www.brera.beniculturali.it



     

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    La nascita della pittura devozionale umanistica
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