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Chiara Gamberale: "Eʼ importante che lʼattimo ci colga..."

La scrittrice intervistata da Tgcom24 si racconta, tra paura di amare e desiderio di innamorarsi, mentre sugli scaffali il suo undicesimo libro, "Adesso" si candida a scalare la vetta delle classifiche

Chiara Gamberale: "E' importante che l'attimo ci colga..."

"Anche il mal d'amore... può far bene. L'importante è innamorarsi". La scrittrice Chiara Gamberale si racconta a Tgcom24, mentre nelle librerie esce il suo undicesimo romanzo "Adesso", che si candida a scalzare tutti nelle classifiche dei libri più venduti ed è già in bella vista sugli scaffali nelle case di molti vip, da Sonia Bruganelli a Martina Colombari. Una storia "alla Gamberale", che parla di innamoramenti e di attimi da cogliere, "anzi che ci colgono" in un "adesso" che ci permetta di "calarci in quel punto sotto le costole, all'altezza della pancia, dove è possibile che accada quello a cui tutti aspiriamo ma che tutti spaventa: cambiare".

Lidia e Pietro si incontrano, si fermano, si innamorano. Lidia prova a svincolarsi da una vita piena ma frenetica e da Lorenzo, il suo primo grande amore, a cui la lega ancora qualcosa di ostinato e misterioso. Pietro invece chiede a se stesso il permesso di essere, semplicemente, felice, ma scopre quanto l'accesso alla felicità preveda un contatto con il dolore...

Chiara Gamberale ripercorre anche in questo ultimo libro i suoi sentieri dell'anima più segreti, le sue inquietudini e le sue paure più intime e lo fa dando ai suoi lettori e alle sue lettrici, come sempre, la possibilità di camminarle accanto e di sentirla amica.

Scorrendo i social di alcune “vip” da Sonia Bruganelli a Martina Colombari non ho potuto non notare citazioni dal tuo undicesimo libro, "Adesso", che sta già vendendo moltissimo... Come ci si sente ad essere così "venerete" e amate? E secondo te cosa cercano e cosa trovano nei tuoi libri le lettrici e i lettori, che li divorano e li attendono con trepidazione?
Quando ho scoperto i libri avevo circa cinque anni e il primo che lessi da sola, come molte donne della mia generazione e di quella precedente, fu “Piccole Donne” della Alcott… Mi si aprì un mondo: mi pareva incredibile che una donna di un'altra età, di un altro continente e di un altro secolo mi facesse sentire più capita di quanto mi facessero sentire i miei compagni di classe o i miei genitori… Il mistero della letteratura mi ha subito conquistato: e quando i libri oltre a leggerli ho cominciato a scriverli, e poi a pubblicarli, non ha mai smesso di affascinarmi questa possibilità di comunicare attraverso le storie. Non a caso quando incontro le mie lettrici e i miei lettori alle presentazioni dei miei libri ho la sensazione che potrebbero essere tutti miei amici, perché abitati dalle mie stesse domande, le mie stesse inquietudini… E questo è un motivo di conforto profondo: mi fa sentire meno sola, fosse pure nel sentirmi sola.

Tu parli d'amore, soprattutto amore "sofferto", in tutti i sensi, anche quando c'è il lieto fine, un amore che spesso fa male... qual è il ruolo dell'amore nella tua vita, quale è stato e cosa significa per te amare? Ma soprattutto quanto ti ha fatto male l'amore, e di conseguenza, quanto ti ha fatto bene il mal d'amore?
Il ruolo dell'amore nella mia vita è fondamentale… L'amore ha sempre rappresentato per me un'occasione di crescita, la possibilità di accedere a parti di me e del mondo che prima non conoscevo e se non si mette in conto la sofferenza non si può mai accedere nemmeno allo stupore che un incontro può portare con sé. Quindi, in un certo senso, sì: anche il male d'amore può fare bene. Come tutto quello che affrontiamo. Le persone che trovo molto pericolose per loro stesse e per gli altri sono quelle che, di fronte a un dolore, preferiscono rimuovere anziché elaborare… E' il rischio di Pietro, il protagonista maschile di "Adesso".

Quanto di autobiografico c'è nei tuoi personaggi e, in quest'ultimo libro, quanto sei Lidia? In quale libro che hai scritto parli più di te e della tua "storia"?
A ogni libro ho consegnato paure, urgenze e desideri miei… Inserirli in una storia che non è la mia, affidarli a personaggi diversi da me mi aiuta a comprendermi meglio e a comprendere meglio gli altri. Nell'ultimo libro condivido con Lidia tanto, tantissimo: è anche mio il suo "ansimare a vuoto", il suo chiedere troppo all'amore e il suo terrore dell'intimità, un terrore estremo, come è estremo il bisogno che ha di quella stessa intimità.

"10 minuti" (come il tuo precedente libro) per fare una cosa che non hai mai fatto... cosa faresti?
Ho giocato in prima persona al gioco dei dieci minuti e ho fatto per un mese cose che non avevo mai fatto prima... E' un esperimento salutare, soprattutto per chi ha bisogno di elaborare una perdita e di coltivare un po' di fiducia nelle risorse del futuro. Detto questo, al momento, "per dieci minuti" mi piacerebbe affidarmi a un life coach, a qualcuno che insomma mi dica cosa fare e come farlo. Ogni tanto sono così stanca dell'indipendenza a cui mi sono abituata e temo che ormai sia diventato un vizio.

Nei tuoi libri il leitmotiv, oltre all'amore, perso, ritrovato, cercato, temuto... è anche la ricerca e la scoperta di se stessi, tu a che punto sei di questo processo?
Negli ultimi tre anni la vita mi ha chiamato a un confronto molto serrato con me stessa, dopo il quale credo di potere garantire una certa chiarezza, a me stessa e a chi incontro. Ma per fortuna non si smette mai di scoprire nuovi orizzonti di sé.

Un libro che stai leggendo adesso e un autore che ti rispecchia.
Ho appena terminato un libro eccezionale, “Io e Mabel” dell'inglese Helen MacDonald: l'elaborazione di un lutto attraverso il rapporto con un astore… Gli autori in cui mi rispecchio sono tanti. Se devo sceglierne uno, direi Saul Bellow. Sento mio tutto il disagio esistenziale dei suoi personaggi. E la sua scrittura sublime mi permette di sopportarlo meglio, mi fa da medicina omeopatica.

"Fermare le emozioni, una per una, per occuparci in quel momento solo di quella... è a questo che tutti dovremmo essere educati sin da bambini... dici in “Adesso”. Possiamo anche tradurlo con il classico "cogli l'attimo"? Non si rischia di diventare egoisti, di perdere il contatto con la realtà che abbiamo intorno?
Ma no, anzi! Io credo che solo celebrando l'importanza di quello che ci capita abbiamo la possibilità di sbaraccare dall'io e accedere al tu, al noi, al loro… Non si tratta tanto di "cogliere l'attimo": ma di far sì che l'attimo colga noi. E di metterci quindi a disposizione del cambiamento che ogni vero incontro rende possibile.

Cosa significa per te essere in contatto con la realtà... quando non scrivi cosa fai?
Significa essere in contatto prima di tutto con noi stessi, con le nostre vere paure, i nostri veri desideri. Quando non scrivo, proprio per questo, passo tutto il tempo solo con le mie persone care, detesto la mondanità. E per la stessa ragione viaggio, viaggio moltissimo. Adoro soprattutto perdermi in posti dove la natura regna e l'essere umano può rinunciare alle sue sovrastrutture mentali e accedere alle sue emozioni profonde.

Qual è il tuo "Adesso", adesso?
E' il tentativo di vivere quanto di bello mi sta capitando "adesso", in generale. Purtroppo sono più brava a lanciarmi delle sfide che a godere dei risultati. Invece nella mia vita, in questo momento, avrei almeno due motivi per essere proprio contenta.

Ci sono rituali, piccole scaramanzie a cui ti attieni prima, durante o dopo la stesura di un libro?
Fondamentalmente scappo da tutto: mi ritiro in un posto isolato, di solito in qualche anfratto della Grecia, fuori stagione, e mi sintonizzo solo sui miei personaggi, sulle loro urgenze, la loro storia. E' sempre un momento che porta con sé tante rivelazioni, a volte comincio un romanzo con una certa idea del mondo e alla fine dell'ultima stesura, grazie appunto ai personaggi, scopro di averla cambiata...

Ti manca una famiglia, dei figli e adesso... sei innamorata?
Ho una famiglia allargata di amici molto, molto intimi, molto simili a quelli di Lidia con cui lei si ribattezza "quelli dell'Arca Senza Noè". E sì, sono innamorata. Da parecchio tempo.

Pensi di aver mai perso l'Occasione della tua vita?
Ho perso un'occasione importante, più o meno tre anni fa. Ma l'Occasione della vita credo sia la Vita stessa. Che è fatta anche di perdite: ecco… Questa, a proposito di rivelazioni, è una lezione che ho imparato scrivendo "Adesso".

Adesso
di Chiara Gamberale
Edizioni Feltrinelli
pag 208
euro 15,00

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