tra i primi a proporre il neocubismo

Dal Divisionismo al Futurismo: tutte le stagioni creative di Gino Severini in mostra

In provincia di Parma un'esposizione di circa cento opere, più venticinque inedite, frutto di recenti scoperte o mai esposte prima in Italia.

29 Mar 2016 - 12:18
 © Ufficio stampa

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Allievo di Giacomo Balla nella Roma d’inizio secolo, firmatario del Manifesto Tecnico della pittura futurista quando ormai è a Parigi da quasi un lustro e la sua pittura sta per risentire delle scomposizioni dei cubisti di Montparnasse, tra i primi a voltar pagina e a teorizzare una ricerca di misura e di equilibrio classici negli anni del ritorno all’ordine, ma anche a proporre un neocubismo quando in Europa imperversa l’informale, Gino Severini (Cortona 1883 – Parigi 1966) è oggi ricordato in tutto il suo percorso creativo in una ricca mostra alla Fondazione Magnani Rocca.

L’esposizione prende spunto dalla presenza di due importanti opere del pittore nella collezione permanente della Fondazione: la Danseuse articulée del 1915, accesa composizione futurista con tanto di parti mobili, e Natura morta con strumenti musicali, della prima metà degli anni quaranta, dai contorni matissiani, ma dai toni ancora cubisti.

Accanto a queste, vengono esposte circa cento opere, fra dipinti, lavori su carta di dimensioni importanti e alcuni studi preparatori che integrano significativamente la sequenza delle opere su tela o tavola. Inoltre, sono ben venticinque le opere inedite, frutto di recenti scoperte o di opere mai esposte prima in Italia.

I curatori della mostra,Daniela Fonti e Stefano Roffi, all’ordine cronologico hanno preferito quello tematico, suddividendo le opere in cinque sezioni: il ritratto e la maschera, la danza, la natura morta e il paesaggio, la grande decorazione murale.

La rassegna si apre con un bel pastello di una donna che cuce, tema caro anche all’amico Boccioni, eseguito a Parigi e ancora segnato dalla dalle lezioni di Balla: nel taglio fotografico, nel controluce, nelle linee che modellano l’abito della donna e nella miriade di segni che, come schegge impazzite, si disperdono sulla tovaglia, sulla stoffa delle tende, sui mobili e sui muri scuri.

Tocca esiti sublimi e quasi astratti con La modiste (1910-1911) e la Danse de l’Ours(1913-1914), i cui colori, stesi a piccoli tocchi, sembrano presi in prestito dal cubismo più ortodosso, e si chiude con Fleurs et masques del 1930: una suite musicale e teatrale, nella quale le geometrie delle nature morte sono accostate alle maschere della Commedia dell’arte, ai miti classici, alle rovine e alle maschere antiche.

E tra una sezione e l’altra non c’è frattura, ma continuità, perché in fondo per Severini tutto è misura, equilibrio e rigore, in arte come in natura, nei lirici ritmi cubo-futuristi, nell’ordine pitagorico dei ritratti e delle nature morte degli anni venti e trenta, ma anche nelle maschere e negli strumenti musicali che come gusci si affastellano tra oggetti e persone lungo tutti gli anni quaranta e cinquanta.

SEVERINI. L’emozione e la regola
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 19 marzo al 3 luglio 2016.