Stati Uniti, ok della Corte Suprema a Trump a riprendere le espulsioni verso Paesi terzi
Viene reintrodotto uno strumento che la Casa Bianca ha utilizzato per le espulsioni rapide nell'ambito della sua stretta sull'immigrazione
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Via libera della Corte suprema degli Stati Uniti all'amministrazione Trump a riprendere il programma di espulsione dei migranti verso Paesi terzi, quindi diversi da quello di origine, senza concedere loro la possibilità di sollevare obiezioni legate ai diritti umani. In questo modo, viene rafforzato uno strumento che la Casa Bianca ha utilizzato per le espulsioni rapide nell'ambito della sua stretta sull'immigrazione.
La vittoria per Trump
Si tratta quindi di una vittoria per l'amministrazione Trump. La Corte ha accolto la richiesta d'emergenza del Dipartimento di Giustizia di sospendere la sentenza del giudice distrettuale statunitense Brian Murphy, con sede a Boston, secondo cui la politica del Dipartimento della Sicurezza Interna di rimuovere i migranti nei cosiddetti Paesi terzi è illegale. La Corte ha inoltre annunciato che esaminerà il caso nel merito entro la fine dell'anno.
Cosa prevede la politica
La misura, fortemente voluta da Trump, prevede che i migranti possano essere deportati rapidamente e senza preavviso verso Paesi terzi, che hanno fornito una garanzia diplomatica credibile di non perseguitare o torturare i migranti. La decisione rappresenta la terza volta che l'Alta Corte consente temporaneamente all'amministrazione Trump di attuare il programma. Contrari al provvedimento i tre giudici "liberal" della Corte, composta da nove membri. Solo lo scorso anno, secondo dati raccolti da diverse organizzazioni internazionali che si occupano della tutela dei migranti, oltre 25mila persone sono state deportate in 29 Paesi, con la stragrande maggioranza destinata al Messico.
