Nato, Cavo Dragone: "L'Italia dovrà assumersi una quota crescente della responsabilità collettiva"
Il presidente del Comitato militare chiede più capacità operative e l'obiettivo è "rendere evitabile una nuova guerra con una deterrenza credibile"
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"Non siamo in guerra, ma non siamo più in una condizione di pace piena. Da tempo, ormai". A dirlo è l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, in un'intervista a Il Foglio. Il focus è sulle minacce ibride, il rapporto sempre più stretto tra Russia, Iran e Corea del Nord e la necessità di rafforzare la deterrenza dell'Alleanza. Per l'Italia, secondo Cavo Dragone, questo significa assumersi una quota crescente della responsabilità collettiva, trasformando gli investimenti nella Difesa in capacità concrete e disponibili.
La sicurezza europea è cambiata
Secondo Cavo Dragone, la cooperazione tra Russia, Iran e Corea del Nord rappresenta, a suo giudizio, un elemento sempre più rilevante. "I nostri avversari stanno costruendo una rete di convenienza strategica; noi dobbiamo rafforzare una rete di fiducia strategica", ha affermato. In questo scenario, anche il ruolo dell'Iran deve essere considerato in una prospettiva più ampia. "L'Iran non può più essere considerato esclusivamente un problema mediorientale", ha spiegato a Il Foglio Cavo Dragone, sottolineando che Teheran "fornisce capacità militari alla Russia per una guerra combattuta in Europa". Il riferimento principale resta la guerra in Ucraina. Per il presidente del Comitato militare della Nato, una pace sostenibile dovrà garantire che il Paese rimanga "sovrano, libero di scegliere il proprio futuro e militarmente capace di impedire una nuova aggressione".
La deterrenza per evitare una nuova guerra
Per Cavo Dragone l'obiettivo "non è prepararci a combattere una guerra inevitabile, ma renderla evitabile attraverso una deterrenza credibile". La deterrenza, secondo l'ammiraglio, si basa su tre elementi: capacità reali, volontà credibile di utilizzarle e chiarezza nel comunicarle. L'idea di Cavo Dragone è che un'aggressione diventa più probabile quando chi la pianifica pensa di poterla portare avanti rapidamente e sostenendo costi limitati, dunque sulla sicurezza precisa: "Parlerei di investimento più che di spesa, e di sicurezza più che di armamenti". Questo perché, usando le sue parole, "la sicurezza è precondizione di tutto il resto". Gli interventi, però, non riguardano soltanto le Forze armate. Mobilità, infrastrutture energetiche, reti, cybersicurezza, insieme a tecnologie come intelligenza artificiale, spazio, sensoristica e sistemi autonomi.
Il ruolo dell'Italia nella Nato
All'interno dell'Alleanza, Cavo Dragone riconosce all'Italia una responsabilità crescente. "L'Italia ha una traiettoria di crescente responsabilità riconosciuta e apprezzata dai partner della Nato", ha affermato a Il Foglio, ricordando il contributo italiano alle principali missioni con personale e mezzi aerei, navali e terrestri. Roma contribuisce inoltre alla deterrenza sul fianco orientale, mantiene un ruolo centrale nei Balcani e nel Mediterraneo e ospita strutture strategiche come il Joint Force Command di Napoli e il Nato Defense College. "Negli ultimi anni, inoltre, l'investimento dell'Italia per la Difesa è cresciuto in modo significativo", ha osservato. Il punto, ha precisato, "non è soltanto quanto si investe, ma che cosa si riesce a trasformare in capacità". Per questo, l'Italia dovrà continuare a investire in programmi in grado di produrre capacità "credibili, disponibili e interoperabili", rafforzando la prontezza delle Forze armate e il contributo nazionale all'intera Alleanza.
