Sono stati riconosciuti errori procedurali

Corte d'Appello del Vaticano: "Da rifare il processo al cardinale Angelo Becciu"

Al centro del procedimento la vendita di un palazzo a Londra. Il nuovo dibattimento al via a giugno

17 Mar 2026 - 15:47
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La Corte d’Appello vaticana ha decretato la "nullità relativa" del primo grado del processo al cardinale Angelo Becciu, al broker Raffaele Mincione e a Cecilia Marogna per l'acquisto di un palazzo a Londra. Sono stati riconosciuti errori procedurali. La Corte "non dichiara la nullità complessiva dell'intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza. Questi infatti mantengono i propri effetti tanto nei confronti degli imputati che delle parti civili e del giudice di secondo grado", scrivono i giudici della Corte di Appello della Santa Sede. "Analogamente, nel nuovo dibattimento (al via a giugno) non potrà essere messa in discussione la responsabilità degli imputati prosciolti". La questione riguarda, tra i vari rilievi, il mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio da parte del Promotore di giustizia.

La vicenda

 Angelo Becciu era stato condannato in primo grado a cinque anni e sei mesi di reclusione per peculato e truffa aggravata nell'ambito del procedimento giudiziario sulla compravendita di un immobile a Londra e sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato.

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Chiesti atti al Pg, riparte il dibattimento

 Le difese del cardinale Angelo Becciu come degli altri condannati in primo grado nel processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato, avevano chiesto in appello - come si ricorda nell'ordinanza - di dichiarare il giudizio nullo perché il Promotore di Giustizia avrebbe effettuato un deposito incompleto di quanto era risultato dall'istruttoria; alcuni documenti erano poi stati riprodotti coperti da omissis e non nella loro versione integrale.

Le difese contestavano anche che non erano stati "pubblicati tempestivamente" i Rescripta di papa Francesco, con i quali aveva modificato le norme derogando al codice di procedura. L'ordinanza della Corte d'Appello fa notare che ci si trova di fronte a una situazione inedita perché "nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis". Ma è evidente il mancato rispetto del "principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell'imputato e del suo difensore".

Di qui la decisione di "nullità relativa" perché è stato "viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione" e ora "ha come effetto che la Corte d'appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé". Quindi al termine dell'ordinanza di 16 pagine la Corte d'Appello vaticana, richiamando l'articolo 495 del codice di procedura penale, "ordina la rinnovazione del dibattimento; ordina all'Ufficio del Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale; concede termine alle parti, fino al 15 giugno 2026, per esaminare atti e documenti nonché per preparare le prove a difesa; fissa l'udienza del 22 giugno 2026, ore 9, per la comparizione delle parti al solo fine di fissare il calendario delle prossime udienze".

La difesa di Angelo Becciu

 "Esprimiamo soddisfazione per l'ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto". Così in una nota Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, avvocati del cardinale Angelo Becciu.

Il 22 giugno, dunque, è in programma la prima udienza per stabilire il calendario delle udienze successive.

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