Google, maxi multa dalla Commissione Ue: 890 milioni di euro per aver violato le norme sulla concorrenza
La Big Tech di Mountain View avrebbe violato il Digital Markets Act, favornedo i propri servizi e imponendo paletti restrittivi agli altri sviluppatori
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Una maxi multa a Google per aver violato le leggi sulla concorrenza online. È la decisione presa dalla Commissione Ue, che ha recapitato negli uffici di Mountain View una sanzione record da 890 milioni di euro. Secondo l'esecutivo europeo, la Big Tech americana violato il Digital Markets Act (Dma) mettendo in mostra in primissimo posto i propri servizi nei risultati di ricerca, come negozi e offerte alberghiere, rispetto a quelli dei suoi concorrenti. Arriva così a conclusione l'indagine aperta il 25 marzo 2024.
La doppia multa record e le violazioni su Play Store e Search
In totale la Commissione Ue ha adottato due decisioni di non conformità, individuando due istanze in cui Google avrebbe agito in violazione della legge sui mercati digitali. La sanzione è dunque una somma di due differenti multe. La prima, da 460 milioni, per aver favorito i propri servizi nei risultati di Google Search. In particolare, avrebbe dato maggiore visibilità ai propri servizi - tra cui shopping, hotel, trasporti e sport - rispetto a quelli dei concorrenti nei risultati forniti dal motore di ricerca.
La seconda, da 430 milioni, per aver imposto severe restrizioni agli sviluppatori di app che tentavano di vendere il loro prodotto su Google Play Store. Bruxelles avrebbe infatti limitato la possibilità degli sviluppatori di comunicare e promuovere liberamente le proprie offerte e nel concludere contratti con gli utenti attraverso i canali di distribuzione di loro scelta, inclusi app store di terze parti. All'interno della piattaforma della Big Tech, in sostanza, Google avrebbe tentato in tutti i modi di evitare che le app potessero indirizzare gli utenti verso canali di acquisto diversi da Google Pay oppure verso offerte più economiche su siti web o app store alternativi.
Cosa deve fare ora Google: i cambiamenti e l'approccio all'IA
Google, ha insistito la Commissione Ue, ha l'obbligo di porre fine alle inadempienze riscontrate. In particolare dovrà garantire un trattamento equo e non discriminatorio ai servizi dei concorrenti rispetto ai propri nei risultati del motore di ricerca. Il colosso tech dovrà poi consentire agli sviluppatori di app che distribuiscono le proprie app tramite Google Play Store di promuovere offerte e concludere contratti con gli utenti anche al di fuori di Google Play Store. La Commissione ha infine "preso atto" delle proposte di Google su come intende applicare i principi su AI Overviews e AI Mode, la risposta automatica e generata dall'IA che compare in testa alla pagina dei risultati su Google.
La rabbia di Google: "Non è concorrenza leale, è degrado del prodotto"
"La reazione di Google è stata durissima: "L'attuazione del Dma continua a danneggiare i prodotti d'uso quotidiano. Siamo costretti a rimuovere funzionalità della Ricerca in tempo reale molto amate dagli europei - come i prezzi istantanei e la disponibilità dirette per hotel, voli e ristoranti - e a smantellare le protezioni di sicurezza attive su Google Play", ha dichiarato Kent Walker, presidente di Global Affairs di Google & Alphabet. "Questa non è concorrenza leale: è un degrado del prodotto guidato da un piccolo gruppo di ricorrenti con interessi personali, a spese delle imprese e dei consumatori. La regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non peggiorarli".
La risposta della Commissione: "Legge non negoziabile"
La Commissione Ue non si è limitata a incassare: "La nostra legislazione digitale non è oggetto di negoziazione. Continuiamo ad applicare la nostra legislazione e continueremo a farlo perché è oggettiva", ha detto un portavoce. "Non prendiamo di mira le aziende americane, la nostra legislazione si applica a tutti in modo uguale, quindi ci aspettiamo che venga rispettata". Alle accuse mosse da Google di "danneggiare i prodotti", l'Ue ha risposto: "È vero il contrario. La situazione attuale è che ci sono dei guardiani che bloccano l'innovazione europea e impediscono alle aziende europee di competere e innovare in modo equo".
