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Commodore rinasce con cellulare "italiano" Lʼazienda: "Non è unʼoperazione nostalgia"

Massimo Canigiani e Carlo Scattolini hanno rilevato la gloriosa azienda e lanciano il Pet: "Non è uno smartphone cinese rimarchiato"

Commodore rinasce con cellulare "italiano" L'azienda: "Non è un'operazione nostalgia"

Commodore è uno di quei marchi che fa salire il magone a chi è nato negli anni Settanta ed ha vissuto la gloriosa era dei primi personal computer. Vic 20, Commodore 64, Amiga. Quante ore spese a smanettare tra la testina del registratore, poi con i floppy e infine con quel benedetto aggeggio chiamato mouse. Tra Zak McKracken e Syndicate, tra Paradroid e International Soccer, tra i giochi della Cinemaware e gli scherzi di Monkey Island, tra il venditore di gelati di Speedball o le manie di grandezza di Populous. E poi, come tutte le cose belle, venne un giorno in cui Commodore, semplicemente, fallì, travolta da un mondo che era cambiato totalmente, con l'arrivo della nuova era di console (Nes, Master System e poi SuperNes e Megadrive) e dal pc gaming che aveva totalmente rimescolato le carte in tavola.

Ma Commodore, come una fenice, non ne vuole sapere di restare solo un ricordo e rinasce dalle sue ceneri. Rinasce non con un computer, ma con cellulare, uno smartphone di ultima generazione chiamato Commodore Pet, con sistema operativo Android. Un'operazione commerciale che fa discutere, nel bene e nel male, che ha scatenato vere e proprie ondate emotive in Rete. Ma soprattutto che parlerà italiano (anche se con una lieve inflessione anglocinese).

Commodore rinasce con cellulare "italiano" L'azienda: "Non è un'operazione nostalgia"

Un'operazione, quella di acquistare il marchio Commodore, condotta da due italiani, Massimo Canigiani e Carlo Scattolini, rispettivamente CEO e co-founder dell'azienda, che a Tgcom24 spiegano la genesi di una "pazza idea" che si sta trasformando in un'operazione che inevitabilmente strizza l'occhio al passato con un "effetto nostalgia", ma soprattutto guarda al futuro. "Tutti quelli che oggi si interessano di informatica e hanno più di 30 anni, si sono in qualche modo imbattuti nei prodotti Commodore - dice Scattolini -. Chi non ha smanettato su Vic20, C64 e Amiga? Sono stati decisivi per la formazione di una generazione intera di informatici, eppure Commodore non esiste più. Così Massimo Canigiani qualche mese fa ebbe l'intuizione di vedere che fine aveva fatto l'azienda. Abbiamo scoperto che il marchio era a Londra, libero da qualsiasi vincolo. Lo abbiamo rilevato ed ora, a distanza di soli 7 mesi, eccoci qua con il nostro primo prodotto". Amarcord o follia? Forse un mix di entrambe le cose. Ma soprattutto l'idea che Commodore non potesse restare solo un ricordo d'infanzia. "Ci siamo chiesti una cosa semplicissima: cosa farebbe al giorno d'oggi la Commodore se non fosse fallita nel 1994? - si domanda Scattolini - La risposta è semplice: smartphone. Perché il cellulare, oggi, è quello che era il personal computer negli anni Ottanta. E così noi non abbiamo fatto altro che riannodare quel filo che era stato tagliato, cercando di dare continuità alla leggendaria storia del marchio".

Nasce così l'idea del Commodore Pet: un cellulare di ultima generazione, dotato di sistema operativo Android e di tutte le caratteristiche essenziali degli smartphone moderni. Nel design ricorda, in qualche modo, le linee e i colori del C64 e soprattutto dell'Amiga, all'interno, però, batte un cuore con gli occhi a mandorla. Un "difetto" che, in Rete, è stato al centro di molte critiche di chi vede questo progetto solo come un'operazione commerciale per sfruttare la gloria di un marchio storico, senza, però, alcun serio progetto imprenditoriale dietro. Scattolini, però, non ci sta. "Non è vero, come ci accusano, di aver preso un cellulare cinese e averci messo il nostro marchio. Se così fosse, saremmo già fuori con il prodotto da qualche mese. E' vero, non lo neghiamo, ci siamo appoggiati a tecnologie esistenti cinesi, ma per un semplice motivo pratico: in Europa non esiste più questo tipo di industria. Ma tutta la componentistica l'abbiamo ingegnerizzata in Italia, adattandola alle nostre esigenze. Così come il design. Avremmo voluto qualcosa di ancora più estremo, innovativo. Ma il cellulare deve essere in primo luogo utilizzabile, così abbiamo deciso di optare per delle forme più ergonomiche, senza rinunciare al tocco tutto italiano. Possiamo assicurarlo: dentro il Commodore Pet c'è tutta la passione e la voglia di fare di una nazione che non ha più voglia di guardare agli altri e sentirsi inferiore. Vogliamo dimostrare che anche l'Italia può fare grandi cose". Addirittura, tra le critiche, c'è stata anche quella di non aver davvero rilevato il marchio che in qualche modo sopravvive altrove. "Tutte bufale, ci sono tutti i documenti ufficiali che dimostrano il contrario - avverte Caninigiani -. Evidentemente aver portato a termine un'operazione così importante su un marchio come Commodore suscita anche un po' di invidia".

Eppure, proprio gli anni Ottanta gloriosi della Commodore, sono stati quelli degli "One Shot", gruppi che trovavano il successo con la canzone dell'estate per poi sparire in un veloce e redditizio oblio. C'è questo rischio? "No, perché noi vogliamo riportare il marchio alla sua antica gloria - dice Canigiani - D'altronde la nuova Commodore annovera tra i soci anche un piccolo gruppo di professionisti di vari settori, tutti con un unico comun denominatore: l'amore incondizionato per quello storico marchio, come il nostro General Manager, Paolo Besser. In fondo Commodore è un nome che suscita sentimenti forti, soprattutto in tutta Europa e in America. Siamo cresciuti con quella C nel cuore e non vogliamo tradire la sua eredità". Ma quali sono le caratteristiche di questo telefono e perché uno dovrebbe preferirlo a quelli della spietata concorrenza? "Il Commodore Pet è un oggetto di qualità - spiega ancora Canigiani -. Il modello da 2+16 GB costerà 289 euro mentre quello da 3+32 ne costerà 339. La prima cifra indica la RAM, la seconda lo storage interno e in entrambi i casi, il lancio prevede anche l'abbinamento con una SD card d'espansione da 32 GB. I prezzi sono decisamente più bassi dei cellulari della stessa potenza venduti dai competitor. Come abbiamo fatto? Facile: abbiamo ingegnerizzato tutto noi e risparmiato sul marketing, facendo tutto in casa. Il primo canale di vendita sarà l'ecommerce, attraverso il nostro sito è finalmente aperto agli ordini. Abbiamo, però, già ricevuto manifestazioni di interesse da parte della grande distribuzione e speriamo di chiudere presto gli accordi".

Ma insomma, dentro a questo cellulare, oltre all'eredità spirituale, c'è un po' di sana azione a 8 e 16 bit? "Abbiamo preinstallato VICE che è un emulatore di Commodore 64, cioè trasforma in tutto e per tutto il telefono nel nostro vecchio amico - conclude Scattolini -. Tutti, così, potranno scaricare le rom (alcuni titoli sono a pagamento ndr) e giocare ai vecchi classici che ci hanno accompagnati da bambini. Abbiamo anche inserito un emulatore di Amiga 500 e A1200, in modo da accontentare tutti quelli che ce lo hanno chiesto. Da quando la nostra avventura è partita ed è stata resa pubblica, riceviamo migliaia di email al giorno, con critiche, consigli e incitamenti. Una risposta che non ci aspettavamo proprio".

D'altronde come restare indifferenti a quella C che prometteva mondi fantastici nei quali perdersi, ma anche uno strumento incredibilmente versatile per chi avesse voluto utilizzarlo per fare grafica o musica? Il troppo amore, talvolta, è un'arma a doppio taglio, capace di annebbiare il giudizio, nel bene e nel male. E l'enorme discussione che si sta sviluppando in Rete, lo dimostra. Perché, in fondo, diciamocelo: anche una semplice cover con quel marchio sopra, avrebbe solleticato la fantasia di una generazione. Figuriamoci l'idea che il passato possa ancora avere un futuro. Magari tricolore.

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