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Roberto Mancinelli: "Per scrivere una bella canzone? Serve l'urgenza di raccontarsi"

Da sempre impegnato sul fronte dell'aspetto autoriale della musica, l'ex A&R directive creator della Sony, racconta come nasce un brano di successo. E sui nuovi talenti non ha dubbi: "Punto su Virginio"

- Cosa c'è dietro una canzone di successo? Se degli interpreti si sa tutto, quasi nessuno sa poi chi sia l'effettivo autore di un brano. Quello dell'autore è infatti un ruolo troppo spesso sottovalutato, a dispetto della sua centralità. "Purtroppo spesso viene visto come un ruolo di serie B - spiega a Tgcom24 il discografico Roberto Mancinelli -. Un nome da tenere d'occhio? Virginio Simonelli, ha raggiunto una maturità incredibile".

    Mancinelli è uno che di autori se ne occupa da una vita. Ex direttore artistico della Sony (e con un ruolo simile in vista ma negli Stati Uniti, per meglio veicolare gli artisti italiani all'estero), lo scorso maggio ha curato un camp di scrittura dove alcuni dei maggiori talenti autoriali si sono incontrati per condividere idee ed emozioni, così da alzare l'asticella della creatività. Perché a suo parere, in questo campo il gioco di squadra è un valore aggiunto...

    Questo tipo di incontri sono fruttuosi da un punto di vista creativo?
    Dal mio punto di vista i camp dovrebbero essere una cosa, se non quotidiana, almeno settimanale. Sono convnto che le canzoni nascano dalla commistione di generi, culture ed esperienze, e da un incontro di idee. Un po’ come si faceva alla Rca negli anni 70, dove artisti e autori si incontravano al bar. Non a caso quello è il periodo più florido anche a livello di collaborazioni.

    La figura dell'autore è spesso sottovalutata se non sconosciuta del tutto. Come mai?
    Io stesso, quando ero ragazzo, pensavo che la parte editoriale fosse la parte noiosa del business. L'associavo solo a quelli che compilano i bollettini della Siae. In realtà con un bagno di umiltà ho scoperto che non è così e che addirittura, adesso come adesso, è la parte più creativa del music business, quella in cui viene concesso un po’ più di tempo per pensare.

    Il tempo è la parola chiave, in una fase storica dove tutto si brucia molto rapidamente...
    Negli anni 70 c’era un certo tipo di visione dell’industria e della fruizione della musica. Poi tutto si è velocizzato. La verità è che in campo artistico c’è sempre il momento in cui si rivalutano certe cose perché comunque la radice da cui tutto parte è la ricerca di un’emozione. E questa non si può industrializzare più di tanto. Credo si debba tornare all'atto creativo tradizionale.

    Ma c'è la possibilità di concedere questo tempo?
    Sì, ed è necessario farlo. E' dall'incontro tra i talenti che, vengono fuori le cose più interessanti. C’è il tempo della discussione, del confronto e anche dello scazzo, perché questi talenti sono delle personalità molto formate. E’ anche abbastanza normale che scattino scintille.

    Come si trovano nuovi talenti in questo campo?
    Sarebbe bello evidenziare questo ruolo anche da un punto di vista mediatico. E organizzere dei camp molto più visibili sarebbe sicuramente utile. In un'epoca in cui si si può collegare in Rete da qualunque parte, sarebbe interessante far vedere come nasce una canzone, dal punto di vista tecnico ma anche emozionale. Ormai tutti pensano a cantare. Non si sa chi ha scritto quel pezzo e soprattutto come.

    Quali caratteristiche deve avere un autore di talento?

    Una su tutte: l'urgenza. Scrivere un pezzo deve essere un bisogno vitale. Se c'è questo elemento si può lavorare bene e anche se ci sono delle lacune dal punto di vista tecnico si potranno aggiustare in pochi minuti. Viceversa se sei bravo tecnicamente ma non hai l’urgenza… E poi bisogna essere malleabili.

    Per un autore è meglio scrivere affidandosi solo alla propria ispirazione o farlo avendo in mente l'artista a cui sarà affidata la canzone?
    Valgono entrambe le possibilità ma credo che un autore vada stimolato. L’attuale editoria musicale funziona meglio se tu, direttore musicale, di fronte alla necessità di un artista di avere brani nuovi, individui nel tuo vivaio chi potrebbe essere più adatto e poi lo lasci libero di esprimersi. Ovviamente con alcune linee guida: alla Pausini non proporremo mai un pezzo punk.

    Ci sono artisti che per fare i cantanti hanno disperso il loro talento nella scrittura?
    Sì, più di uno. Per molti essere solo autori significa sentirsi di serie B. In quel caso tocca al manager e a chi li segue far capire che essere un autore di eccellenza assoluta è un valore. Poi si può anche realizzare il proprio disco, per una soddisfazione personale. Ma in ogni caso non bisogna avere la frustrazione di sentirsi cantanti mancati.

    Un nome su cui puntare per il futuro?
    Gioco in casa, ma secondo me si parlerà tanto di Virginio Simonelli. Ha appena scritto due cose per Laura Pausini, con la quale ha instaurato un bellissimo rapporto. E' il classico esempio di uno a cui è stato dato il tempo di crescere. Lo abbiamo messo sotto contratto otto anni fa, adesso è maturato e posso garantire che ha svoltato: in questo momento è in una fase di grandissima creatività.

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