Sardegna incontaminata

Sulle strade del Sinis

Oltre 200 chilometri da Olbia alla spiaggia di quarzo bianco di Maimoni

18 Apr 2011 - 13:42
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 © Dal Web

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Questo è un viaggio on the road che può lasciare senza parole. Per la meraviglia dei paesaggi, per il lato suggestivo di una Sardegna che ricorda le immense distese di natura selvaggia da Far West e per il silenzio soprannaturale da cui si è circondati.Il percorso è di circa 230 chilometri e prevede la partenza da Olbia - capoluogo con Tempio Pausania della provincia di Olbia-Tempio situato a nord-est dell'isola - per procedere verso il centro-ovest passando dall'entroterra e giungere alla penisola del Sinis. Le tappe del viaggio - da fare con tutti i tipi di auto e moto - sono scandite da antiche tradizioni e da una natura incontaminata.

La strada che da est porta verso ovest è la panoramica SS 131: chilometro dopo chilometro ci si lascia alle spalle ogni pensiero e ci si immerge lungo infinite distese di macchia mediterranea in fiore, colline e montagne rocciose. Si percorre la strada fino ad arrivare al lago Omodeo nella regione storica del Barigadu prima tappa del viaggio. Si tratta del più grande lago artificiale della Sardegna: 22 km di lunghezza e fino a 3 di larghezza. È stato creato tra il 1919 e il 1924 tramite lo sbarramento del fiume Tirso per procurare acqua e elettricità alle zone rurali nei dintorni di Oristano e Arborea. 
Tornando sulla statale, nelle campagne circostanti, è possibile incontrare resti di antichi nuraghe: le torri di pietra di forma conica che risalgono al II millenio a.C., un tempo centro della vita sociale del popolo sardo. Da visitare quello di Santa Cristina, distante una ventina di km dal lago Omodeo. È un complesso nuragico con un tempio a pozzo centrale tra i più importanti dell'isola. Prima di arrivare al villaggio si incontra la Chiesa di Santa Cristina che risale all'epoca Paleocristiana, davanti alla quale si erge il centro immerso in un tranquillo oliveto. Abitato fino all'inizio del Medioevo, ha il suo punto di massimo fascino nel Pozzo Sacro di Santa Cristina che risale all'Età del Bronzo. Per raggiungerlo si scende una scala di 24 gradini che compongono un varco a forma di buco della serratura. Una volta raggiunto l'ultimo scalino, se si alza la testa verso l'alto si può osservare il soffitto di forma conica attraverso il quale passa la luce naturale.
L'itinerario continua lungo la SS 131 fino ad arrivare a Oristano, che può essere una buona base d'appoggio da cui è facile raggiungere tutte le tappe dell'on the road. Oppure si prosegue poco più a ovest della città fino a raggiungere il sito romano di Tharros con le sue incantevoli rovine color sabbia che si stagliano sulle acque azzurre del golfo di Oristano. Per godere di una vista a 360° gradi su tutto il paesaggio si sale fino alla Torre di San Giovanni per "assaporare" il panorama mozzafiato di coste rocciose e mare azzurro che sembra non avere confini.  
Questo è il cuore della Penisola del Sinis,
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...con le sue lagune limpide, le spiagge di sabbia bianca e le pianure incontaminate.

Lungo la strada, nelle basse acque delle lagune, è possibile incontrare numerosi uccelli: in questo periodo si popolano di specie migratorie, tra cui spiccano i fenicotteri rosa.
Si prosegue poi lungo la strada per San Giovanni di Sinis che da Tharros conduce verso la prossima tappa: Capo Mannu, patria dei surfisti. Obbligatoria, prima di arrivare alla meta, è la sosta a San Salvatore di Sinis. Un piccolissimo paesino che negli anni '60 è stato utilizzato come set di numerosi film western all'italiana. È costituito da minuscole casette a schiera disabitate, in sardo cumbessias (piccole costruzioni di pietra di una sola stanza), che circondano la polverosa piazza centrale dove ha sede la chiesa campestre di San Salvatore, meta di pellegrinaggio.

A Capo Mannu si hanno diverse possibilità: la più semplice è quella di sedersi sulla spiaggia e godere della vista del paesaggio e dei surfisti che animano le acque. In alternativa è possibile organizzare diving o snorkelling nell'area naturale marina protetta. Se si ha l'animo da veri temerari, invece, si può andare a visitare l'isola di Maluento, volgarmente detta Isola di Mal di Ventre, per il forte vento che la caratterizza. 
Lasciato Capo Mannu il viaggio continua verso l'ultima tappa: la spiaggia Maimoni, nell'omonima località sulla strada per San Giovanni di Sinis (km 8,800). Qui ci si può rilassare sulla spiaggia di quarzo bianco oppure pranzare con pesce appena pescato nell'unico chiosco presente. Lasciato l'asfalto, bisogna mettere in conto una quindicina di minuti di strada sterrata per arrivare a destinazione ma, poi, ci si può anche dimenticare del cellulare. In questo punto si è così vicini alle Baleari che anche laddove dovesse esserci campo, ci si connetterebbe alla rete spagnola...