Liguria

Lerici, Portovenere e Cinque Terre

Fuga d’amore in battello e sui sentieri a picco sul mare

30 Lug 2012 - 14:30
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Fiascherino  © Ente del Turismo

Fiascherino  © Ente del Turismo

“Per me si tratta di qualcosa di più dell’amore” scriveva Lord Byron, lui che, insieme a Percy Bysshe Shelley e alla di lui moglie Mary, a David Herbert Lawrence, a Sem Benelli, e a tanti altri nell’ ‘800 animavano i salotti letterari delle ville affacciate sulla baia di Lerici discutendo di passioni e sentimenti, ispirati da quella costa che in loro onore ha preso l’evocativo appellativo di “Golfo dei Poeti”. In effetti qui si avverte qualcosa di indefinito che va oltre l’amore. Tuttora questa baia strega il viaggiatore che vi si fermi con la sua atmosfera evanescente ma sentimentale, ideale per una fuga d’amore in ogni stagione.  

Si arriva in auto a Lerici (www.comune.lerici.sp.it e www.prolocolerici.it) in tempo per poter assaggiare le pietanze preparate con il pescato del giorno seduti sulla suggestiva terrazza ad un passo dal mare nella caletta di Fiascherino (www.hotelfiascherino.it), fra Lerici e Tellaro (uno dei borghi più belli d’Italia, assolutamente da visitare): zuppe di pesce, frutti di mare del Golfo, grigliate faraoniche fungeranno da delizioso benvenuto. E le notti di luna piena diventeranno magiche passeggiando a piedi nudi su quella spiaggia di rara bellezza, racchiusa fra scogli e torri sospese sull’acqua: l’emblema del romanticismo. Il mattino seguente di buon'ora abito comodo, occhiali scuri e borsa da mare, il viaggiatore si appresterà a prendere il battello con destinazione Portovenere (www.navigazionegolfodeipoeti.it), e, nell’attesa, si può salire a visitare la fortezza che domina il porticciolo. Circa mezz’ora per attraversare il Golfo dei Poeti da un capo all’altro, dall’imponente castello di Lerici all’inespugnabile presidio di Porto Venere (la leggenda narra che il tragitto inverso sia stato percorso a nuoto da Lord Byron), sfiorando l’isola della Palmaria, tappezzata di cespugli di ginestra profumata, l’isola del Tino e del Tinetto (l’arcipelago insieme a Porto Venere è patrimonio dell’umanità Unesco). 
Già visto dal mare questo antico borgo marinaro mostra le due espressioni di potere, temporale e spirituale: in alto si vede il Castello Doria costruito dai genovesi nel 1500; poco più in basso la Chiesetta di San Pietro, esposta ai “flutti che lambiscono le soglie d’un cristiano tempio” (così nella suggestione di Eugenio Montale), sta aggrappata sulla punta di un promontorio e affaccia le sue forme gotiche nello strapiombo sul mare. Sporgersi dal suo minuscolo terrazzo o dalle ringhiere sul tetto genera un’emozione contrastata e incommensurabile. Si può scendere con cautela alla grotta Byron e alla grotta Azzurra, che è semisommersa. Un piacevole pranzo prima di rimettersi in mare verso le Cinque Terre ci può stare: si può scegliere fra la Locanda Lorena, alla Palmaria, che si raggiunge con un traghettamento dedicato, e le Tre Torri nei vicoli di Porto Venere (
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© Ente del Turismo

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Poi il viaggiatore riprenderà la navigazione lungo la costa alta e frastagliata che conduce al primo borgo, alla prima “terra”, Riomaggiore. E’ un salto indietro di almeno 50 anni quello che si fa da qui in poi. I turisti stranieri vanno pazzi per queste stradine irte e per la natura poco accogliente tipica del litorale ligure, ed in effetti, fiatone a parte, appena si imbocca il sentiero n.2, ribattezzato “la via dell’amore”, si apprezza ogni scorcio di paesaggio marinaro come unico. 
Sotto alla via dell’amore si trovano delle calette rocciose dove si può fare il bagno o prendere il sole. Se il nostro viaggiatore avesse voglia e gambe potrebbe proseguire a piedi passeggiando a picco sul mare sul sentiero n.6 verso Manarola (qui si trovano vari trampolini naturali per tuffarsi), poi Volastra, dove i terrazzamenti caratteristici della Liguria sono coperti da vigneti ed i panorami tolgono il fiato. E’ consigliabile consultare sempre le informazioni contenute sul portale del Parco Nazionale delle Cinque Terre (www.parconazionale5terre.it) prima di incamminarsi lungo i sentieri del Parco. Si prosegue sul sentiero n.6d e all’incrocio con il sentiero n.7 si prende verso Corniglia, l’unico dei cinque villaggi a non affacciarsi direttamente sul mare, dopodiché si imbocca nuovamente il sentiero azzurro (n.2) che - procedendo a mezza costa fra la vetta del promontorio e il mare - raggiunge Vernazza e poi ancora Monterosso, il borgo amato ed abitato da Eugenio Montale. E’ possibile però anche prendersela più comoda e passare da una terra all’altra via mare oppure per mezzo del treno. 
A Monterosso ci sono diverse spiagge, spesso molto affollate, che permettono di fare una più tradizionale vita di mare; al viaggiatore consigliamo la piccola baia di Tragagià nella parte antica del borgo. Per poter esplorare al meglio il territorio, per vivere appieno ogni viuzza di queste piccole terre, ognuna caratterizzata da un’atmosfera insolita e introversa, l’ideale è trascorrere la notte direttamente in uno dei paesi: la Casa dei limoni (www.casadeilimoni.it) è a Monterosso e rende il simbolo del borgo - il limone - il leitmotiv del bed and breakfast. Per una soluzione più romantica e di charme c’è invece l’Eremo della Maddalena, poco sopra all’abitato di Monterosso (www.lamaddalenacinqueterre.it), le cui camere guardano il mare dal promontorio. A Vernazza, invece, proprio nel carruggio, sono deliziose le camere di La Mala (www.lamala.it).
Per mangiare c’è la trattoria dal Billy a Manarola (
) che propone ricette antiche e mette nel piatto pesce delle acque sottostanti. A Riomaggiore trionfa fra le barche nella discesa al mare il ristorante Dau Cila (
). Non manchiamo di provare la farinata e le torte salate liguri che si acquistano nei buoni forni e si assaporano passeggiando e contemplando il paesaggio.