I viaggi dei lettori

Pianosa, un paradiso dietro l’angolo

Un'isola incontaminata e selvaggia che vale la pena scoprire

30 Lug 2012 - 14:37
 © dei lettori

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Ecco una destinazione a portata di mano per chi vuole trascorrere una giornata indimenticabile. Grazie al penitenziario e agli odierni vincoli del Parco Nazionale, Pianosa é infatti rimasta, negli ultimi 150 anni, praticamente incontaminata. 
Pianosa tra storia antica e limpide acque
Nota per il suo carcere di massima sicurezza che ospitò in passato “illustri” prigionieri, questa meravigliosa isola fuori dal tempo vanta radici ben più lontane. Abitata già nel paleolitico, fu luogo di deportazione in epoca romana, prova ne sono le antiche catacombe tutt’oggi visitabili. L'isola fa parte del Parco Nazionale dell'arcipelago Toscano. Dichiarata Parco Naturale protetto dal 1996, sono vietate in tutta la sua zona marittima la pesca, l'immersione, l'ancoraggio, l'accesso e la navigazione se non sotto autorizzazione specifica. E’ infatti possibile visitare Pianosa solo attraverso escursioni organizzate che partono da Piombino oppure dall’Isola d’Elba e che garantiscono, al massimo, 150 presenze giornaliere. Appena attraccati nel porticciolo, la prima cosa che colpisce il visitatore è lo stile bizantineggiante di Forte Teglia: i pesanti portoni in legno con l’arco a punta, i suoi eleganti merletti sul tetto. Tutto intorno un silenzioso paesino abbandonato dalle case color ocra, con piccole finestrelle a testimonianza della calura estiva che contraddistingue l’isola. 
Il paese che una volta ospitò le famiglie delle guardie carcerarie è oggi abbandonato, ciò che si respira passeggiandovi tra le vie è la meraviglia di un passato che continua a parlare di se. Insegne delle poste e del lattaio sbiadite dal sole e dal tempo, un campo da gioco, la vecchia Villa dell’Agronomo, di architettura cinquecentesca di maestosa bellezza. Lasciato il paese alle spalle ed oltrepassate le recinzioni che un tempo delimitavano il paese dal carcere, l’interno del parco è un susseguirsi di profumi di ginepro, lentisco, eucalipto. Disseminati tra la bassa vegetazione, si scorgono da lontano i casolari una volta utilizzati per ospitare i prigionieri. Ancora ben visibili sono invece i muretti  in pietra che i detenuti costruivano attorno al coltivato per proteggerlo dalla salsedine. Diverse solo le opzioni per visitare l’interno dell’isola: dal trekking alle carrozze, per i più temerari le escursioni in mountain bike o in kayak sono l’ideale. Dulcis in fundo è possibile, una volta rientrati in paese, provare le brezza di immergersi nelle limpide acque di Cala Giovanna, dove orate, occhiate e, per i più fortunati, anche cavallucci marini non hanno timore a nuotare a pochi centimetri dall’uomo. 
Sull’isola infne è presente un piccolo negozietto di souvenir che funziona anche da bar-ristorante, gestito dai detenuti in regime di semi-libertà, utilissimo per chi volesse usufruire di un pasto assieme agli altri turisti, o semplicemente gustarsi un gelato sui tavolacci di legno, al fresco della pinetina fronte mare. Per i più romantici, dallo scorso anno è possibile anche pernottare sull’isola, in un piccolo hotel di 10 camere. Per riservare una camera all’Hotel Pianosa è necessario contattare la cooperativa San Giacomo di Livorno.
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7 cose da fare a Pianosa
Passeggiare per il porticciolo e il paese, fotografando gli scorci di mare blu tra le case abbandonate color ocra. Gli eleganti merletti di Forte Teglia, voluto da Napoleone, resti di antiche recinzioni, insegne sbiadite sono la location ideale per un set fotografico d’eccezione. Dalla terrazza panoramica il verde dell’Isola d’Elba si contrappone all’acquamarina del fondale sabbioso di Cala Giovanna. L'Onlus per la difesa dell'Isola di Pianosa cura un'interessante mostra fotografica allestita in una delle casette all’estremità del paese. Nell’estrema punta orientale invece è visibile l’isolotto “La Scola” che rappresenta, con i suoi 29mt, il punto più alto dell’isola.
Fotografare la Villa dell’Agronomo. Personalità di spicco nei tempi in cui l’isola era adibita a carcere, l’agronomo era colui che gestiva i lavori forzati di coltivazione dei campi, che servivano al sostentamento stesso dei prigionieri.
Visitare le Catacombe romane. Bellissime, vaste, insospettate, risalgono al IV secolo.
Pedalare per le viottole terrose all’interno dell’isola, tra i profumi della bassa vegetazione e i colori del mare. I più fortunati potranno anche scorgere qualcuna delle 30 specie di uccelli presenti sull’isola oppure fare un incontro ravvicinato con un leprotto o un fagiano selvatico.
Pagaiare in Kayak nelle acque cristalline di Cala Giovanna e poi in direzione Nord, risalendo la costa Orientale di Pianosa, fino alla spettacolare insenatura del Porto Romano, la “Cala del Marchese”, una splendida baia semicircolare con un fondale di sabbia finissima che nasconde i relitti di navi da carico di epoca Romana, considerata da molti la Cala più bella di Pianosa.
Nuotare a Cala Giovanna, tra mille pesci e  crostacei, immersi in un fondale di sabbia bianca con alcune brevi secche di roccia che ospitano paguri, granchi e una rigogliosa flora marina. Da non dimenticare maschera e boccaglio!
Dormire nel piccolo hotel sull’isola, dopo aver gustato una cena sul mare al tramonto, provando le brezza di trascorrere una notte fuori dal tempo, senza TV, telefono o rumori, se non quello della risacca del mare.
Si ringrazia Francesca per la segnalazione