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Padova: lʼaffascinante racconto di un bottone

Una rassegna inconsueta su un oggetto onnipresente, testimone di mondi, culture, stili

Il mondo in un bottone: è straordinario scoprire come un oggetto così piccolo possa racchiudere in sé mondi, storie, culture, mode, stili di vita. Racconti affascinati che portano indietro nel tempo e in terre lontane. E si intitola proprio "Il bottone racconta" la curiosa e intrigante mostra allestita nella Loggia della Gran Guardia, nella storica Sala omonima, in piazza dei Signori, nel cuore di Padova.

Padova: lʼaffascinante racconto di un bottone

In eleganti bacheche di vetro, sotto i monumentali affreschi seicenteschi che narrano episodi della storia di Padova fra realtà e leggenda, sono esposti migliaia di bottoni di diverse epoche, delle più varie fogge e fat-ture, con pregiati disegni ed elaborate decorazioni, tutti provenienti dal Museo storico del Bottone di Leda Siliprandi Partesotti , appassionata collezionista e ricercatrice, che ha curato l’esposizione.

Tutto sul bottone - La rassegna inizia con l’esposizione di bottoni risalenti addirittura al Medioevo, pas-sando poi per il ‘500, il ‘600, l’età romantica fino a giungere agli anni ’50 del secolo scorso, quando la lavo-razione artigianale del bottone venne soppiantata dalla produzione in serie. I bottoni esposti sono di diversi materiali (filigrana, smalto, pasta di vetro, osso, avorio, vari metalli, argento, bachelite…) e ne rispecchia-no anche i vari usi, poiché c’era un bottone per ogni momento della vita. Alcuni, ad esempio, sono legati al lutto, altri alla caccia, altri ancora sono decorati come gioielli e opere d’arte. I bottoni sono un vero e pro-prio specchio dei gusti artistici dei vari periodi in cui sono stati realizzati: i più recenti sono in puro stile pop, quelli del periodo Liberty sono floreali e sinuosi mentre quelli del periodo neoclassico sono più lineari e con pochi colori essenziali. La mostra è un viaggio nel costume e nella piccola bellezza con un fedele te-stimone del suo tempo: nei bottoni infatti si sono sempre rispecchiati i costumi e le mode, eventi di portata storica e piccoli fatti, personaggi di grande levatura o di effimera notorietà.

La passione di Mozart – La mostra non è solo un viaggio alla conoscenza di un piccolo e diffusissimo oggetto, ma anche un percorso nella bellezza, nel costume e nella vanità umane. Attraverso i bottoni si possono conoscere anche delle interessanti sfumature della vita privata di importanti personaggi storici. Un particolare poco conosciuto della personalità di Mozart, per esempio, è che aveva una vera e propria passione per i bottoni gioiello, che all’epoca erano molto ricercati dai galantuomini. Ecco cosa scrive in una lettera alla baronessa Valdstatten: “devo assolutamente possedere una marsina simile per poterla poi guarnire con i bottoni che già da tempo vado covando nei miei desideri […] sono di madreperla e al centro hanno una bella pietra di color giallo, circondata da alcune pietrine bianche. Vorrei possedere tutto ciò che esiste di buono, di autentico e di bello”.

Il bottone del Papa - Altra interessante curiosità è il bottone con un leggendario diamante, che Papa Clemente VII si fece fare da Benvenuto Cellini per il suo piviale. Lo straordinario gioiello fu smontato da Napoleone e per oltre un secolo se ne sono perse le tracce. Leda Siliprandi Partesotti ne ha scoperto la storia e un’immagine settecentesca conservata al British Museum: ad esse ha dedicato una piccola sezione della mostra.

Un museo tutto dedicato al bottone – Chi, affascinato dalla mostra padovana (che resterà aperta, con entrata libera, fino al 18 febbraio ed è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura / Settore Cultura Turismo Musei e Biblioteche del Comune di Padova), volesse saperne di più su questo piccolo e raffinato mondo, può visitare il curioso Museo storico del bottone a Sant’Angelo di Piove di Sacco (PD), dove Leda Siliprandi Partesotti ha raccolto, in una trentennale ricerca, oltre 8000 pezzi provenienti da molti Paesi del mondo.

Maggiori informazioni: www.padovacultura.it

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