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Cagliari, il castello di Acquafredda

Un antico maniero arroccato su un imponente rilievo vulcanico

- Continuano i reportages creati dai giovanissimi della Onlus Domus de Luna, associazione cagliaritana che si occupa di bambini e adolescenti in affidamento. Anche in questo caso sono i loro ragazzi a farci da guida tra le bellezze segrete della Sardegna, raccontate in un articolo, fotografie e immagini video. Dopo aver visitato i monti del Mandrolisai, in provincia di Nuoro, per incontrare Sa Crabarissa, scopriamo un'altra meraviglia poco conosciuta, il Castello di Acquafredda, a una quarantina di chilometri da Cagliari.  

    A meno di quaranta chilometri da Cagliari, arroccato su un rilievo di natura vulcanica, sorge il castello di Acquafredda. La sua costruzione risale alla seconda metà del XIII secolo; all’epoca, la Sardegna era divisa in giudicati, spesso in guerra tra loro. Dopo la caduta del giudicato di Cagliari, la parte sud-occidentale dell’isola passò sotto il dominio di Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico, lo stesso citato da Dante Alighieri nel XXXIII canto dell’inferno.

    Ugolino, figura di spicco della politica pisana dell’epoca, si stabilì a Villa di Chiesa, l’attuale Iglesias, e fece erigere il castello di Acquafredda, che aveva scopi strettamente militari. A seguito della tragica morte del conte Ugolino, il castello passò sotto il dominio di Pisa fino alla successiva dominazione aragonese. Dal 1400, la proprietà del castello passa di feudatario in feudatario subendo un progressivo abbandono finché, nel 1785, il Re di Sardegna Vittorio Emanuele III di Savoia lo riscatta.

    La gestione del castello e del parco circostante oggi è affidata alla Cooperativa Antarias. Il primo tratto del percorso è stato realizzato in epoca recente; il castello è caduto in disuso circa cinquecento anni fa, e nel corso dei secoli ha subito diversi crolli, per cui non è noto quale fosse la via di accesso originaria. Il sentiero che si percorre per accedere, inizialmente agevole, si fa più stretto e tortuoso man mano che ci si avvicina all’ingresso del castello; l’accesso a gomito al termine di una rampa di scalini è studiato appositamente per impedire a eventuali truppe d’assedio il ricorso all’ariete. E’ stato dunque necessario un tradimento per conquistare il castello, ma questa storia, probabilmente, meriterebbe un racconto a parte.

    Il castello di Acquafredda è composto da più corpi, articolati su tre livelli: il borgo, la torre cisterna e infine il mastio, accanto a cui stava la torre di guardia. L’ultimo livello si trova a circa 250 metri sul livello del mare. Superato il portone si arriva al primo livello del castello, il borgo, che un tempo era abitato da quasi un centinaio di persone ed era protetto da tre torri e una cinta muraria. Le mura sono generalmente costruite con la classica tecnica a spina di pesce ricorrendo alla calce viva per cementare le pietre con la roccia in blocchi che, come possiamo vedere, resistono ancora quasi mille anni dopo.

    Ogni livello del castello aveva la propria riserva d’acqua e delle zone coltivabili. Questo lo rendeva autosufficiente dagli altri anche in caso di assedio. Proprio sopra la cisterna troviamo i resti di una costruzione che, in origine, doveva essere una chiesa, in virtù della pianta rettangolare con un lato absidato orientato verso est. Proseguendo verso la torre cisterna il sentiero si fa via via più erto. Siamo a circa duecento metri sul livello del mare.

    Da qui il panorama è di quelli che tolgono il fiato. Eppure non è nulla in confronto a quello che si vede dall’ultima torre che i siliquesi chiamano “Torre de S’Impicadroxiu”, torre dell’impicco. Dalla torre, è possibile dominare le pianure del Cixerri e del Campidano, fino alla catena montuosa del Gennargentu.
    Guardando verso l’abitazione del castellano, l’occhio attento nota in lontananza il castello di San Michele, a Cagliari, e gli stagni che circondano la città. Il tramonto visto da quassù è un’ulteriore ricompensa per chi decide di avventurarsi alla scoperta del castello d Acquafredda.

    Per informazioni sulla Onlus Domus de Luna, sito Internet www.domusdeluna.it/
     

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