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Alberto Fassi: "Crescita e creatività devono andare di pari passo con la sostenibilità"

Il Ceo e fondatore di Legami racconta a TgcomLab gli inizi, il presente e il futuro dell'azienda che ha reinventato gli oggetti di cartoleria e ha portato l'ironia e il colore in tanti altri oggetti di uso quotidiano

Dall'idea iniziale di rimettere in commercio le vecchie cinghie per tenere insieme i libri alla vendita di 4mila articoli divisi in 15 diverse categorie merceologiche: ne ha fatta di strada Legami, azienda fondata nel 2003, oggi realtà giovane e dinamica, specializzata in cartoleria e oggettistica, alla ricerca costante di nuove tendenze e idee, che ha fatto di ironia, colore e attualità i suoi elementi distintivi.

Stationery, agende e calendari, ma anche oggetti per viaggiare, la casa, il benessere e la bellezza, la tecnologia: ogni pezzo prova a rallegrare la vita quotidiana delle persone traducendo in fatti il manifesto dell'azienda: “We are young and curious. We are dreamers, and travellers, we are free and we believe in what we are doing". Il Ceo e fondatore Alberto Fassi racconta a TgcomLab gli inizi, il presente e il futuro del gruppo.


 


Come è arrivato a ricoprire l'incarico attuale? 


Inizialmente facevo tutt’altro, ero un consulente finanziario, lavoravo per Kpmg. Per me è stata una grande scuola e sono loro molto riconoscente, però sentivo che quella non era la mia strada. Quindi ho deciso di rimettermi in gioco in un campo più vicino alle mie aspirazioni. Mi sono iscritto a un master universitario in creatività e, siccome non mi sono mai piaciuti gli zaini, ho rispolverato la mia vecchia cinghia per i libri. Da lì è nata l’idea: l’obiettivo finale del master che stavo frequentando era presentare un progetto, e io credevo che l’idea della cinghia fosse vincente. Il progetto piacque molto ai professori, e io decisi che non mi sarei fermato a quello. Così investii la liquidazione che avevo ricevuto dal mio precedente impiego per dare una forma concreta al mio progetto e ho fondato Legami nel 2003, di cui ancora oggi sono Ceo e anima creativa.


 


Com'è nata la sua azienda?


Tutto è iniziato nel garage dei miei genitori, a Bergamo. Lì, nel 2003, ho insediato il mio primo ufficio. E ho lanciato il mio primo prodotto, che è stata proprio la rivisitazione della cinghia per i libri. L’ho resa disponibile in colori diversi, ognuno dei quali associato a un tipo di legame (rossa per i legami d’amore, gialla per quelli folli, blu per quelli misteriosi, ecc.), così che i clienti potessero scegliere lo stato d’animo che meglio li rappresentava. Il nome che avevo scelto era volutamente ambivalente: poteva essere interpretato sia come una sorta di invito, lègami, riferito proprio allo stringere il libro, oppure legàmi, inteso come le relazioni fra le persone. A oggi legàmi è la pronuncia corretta: vogliamo promuovere sensazioni ed emozioni positive, offrendo alle persone spunti e occasioni sempre nuove e diverse per creare o rinsaldare un legàme.
All’inizio mi occupavo di tutto, dal disegnare gli articoli al confezionamento, dalla commercializzazione alla spedizione, fino alla gestione delle fatture. Oggi ad aiutarmi nella mia impresa ci sono oltre 200 persone, produciamo oltre 4mila articoli divisi in 15 diverse categorie merceologiche. Ogni anno vendiamo 10 milioni di prodotti in 26 Boutique monomarca e 140 punti vendita in oltre 70 Paesi e con un fatturato che si avvicina ai 50 milioni di euro.


 


Qual è l'elemento di forza della sua azienda?


La chiave del nostro successo è sicuramente la diversificazione in termini di offerta merceologica e canali di vendita e distribuzione. Fin da subito avevamo compreso che il settore della cartoleria era caratterizzato da accessori standard e impersonali, esisteva però una domanda insoddisfatta di prodotti che si distinguessero per colore e messaggi. I nostri prodotti infatti raccontano storie, per noi l’importante è che ogni nostro articolo sia portavoce di un sentimento o di un’emozione positiva, perché alla fine è questo che vogliono le persone nella loro quotidianità. In questo modo abbiamo svecchiato un settore merceologico statico e banale e gli abbiamo dato impulso e una veste fresca, positiva, divertente e tenera. Con lo stesso spirito abbiamo creato un universo di mondi da esplorare, ognuno rappresenta un settore merceologico differente costituito da oggetti della nostra quotidianità alla portata di tutti.


 


Quale consiglio dà a chi vuole intraprendere una carriera nel suo settore?


Sicuramente mantenere l’entusiasmo e la curiosità per quello che si fa, avendo ben chiara la sfida e porsi sempre obiettivi ambiziosi, che crescono con l’aumentare delle proprie aspettative. Ciò che ho imparato dalla mia esperienza di imprenditore è che comunque l’elemento che fa la differenza è la tenacia, fondamentale per superare i momenti di difficoltà che inevitabilmente e ciclicamente capitano e per ripartire con ancora più forza e convinzione nei propri progetti. Per questo è importante circondarsi di persone che condividano la sfida e che possano contribuire con il proprio talento e le proprie capacità a migliorare l’azienda nelle varie fasi di crescita. Comunque credo che non ci sia nessuna formula vincente se non è supportata da un grandissimo entusiasmo per quello che si fa.


 


Come è stato toccato il suo settore dall’emergenza covid?


Il periodo Covid ha determinato naturalmente uno start & stop dei negozi, che hanno subìto chiusure e riaperture, e per un’azienda come la nostra, che vive del contatto con il pubblico, questo ha evidentemente avuto un impatto, che però si è limitato a una leggera contrazione del 13%. Oggi siamo comunque pronti a investire e abbiamo un piano di nuove aperture che si vanno a sommare alle 26 boutique che abbiamo già aperto in Italia e all’estero.


 


Come si tiene aggiornato?


Nel periodo pre-Covid viaggiavo moltissimo e trascorrevo 6-8 mesi l’anno in quelli che sono i centri di gravità ed energia a livello globale, città come Hong Kong, Shangai, Singapore, Tokyo, New York, centri che calamitano culture, persone, dove è sempre possibile scovare, per chi fa il mio mestiere, cose interessanti ed essere perennemente stimolati. Oggi questo non è ancora possibile, poiché viviamo ancora le restrizioni covid, ma cerco comunque di tenermi sempre aggiornato leggendo quotidianamente riviste internazionali, molte delle quali specializzate nel mondo delle tendenze, del design. E mantengo rapporti e contatti con partner e fornitori in tutto il mondo, con i quali collaboro quotidianamente per ideare nuovi prodotti e pensare nuove soluzioni.


 


Quanti anni ha e come trascorre il suo tempo libero?


Ho 46 anni. Mi piace dedicarmi allo sport, cerco di ritagliarmi il mio spazio quotidiano da dedicare al nuoto per esempio, anche durante la pausa pranzo. Mi piace perché mi rilassa e mi permette di “staccare”, anche se in realtà non stacco mai, neanche fra una bracciata e l’altra, ho sempre qualcosa che mi frulla per la testa, una nuova idea, riflessioni… E poi mi piace rilassarmi con gli amici di sempre, con la mia famiglia, e da qualche tempo vivo assieme a una simpaticissima coppia di gattini che si sono aggiunti a quattro galline e un gallo che scorrazzano in piena libertà nel mio giardino di casa.


 


Ci racconta un aneddoto che le sta particolarmente a cuore?


Mi ricordo la prima volta che sono stato a Hong Kong. Era il 2003, avevo appena fondato Legami, e ho deciso di partire spinto dal forte desiderio di vedere cosa succedeva nel mondo e trovare ispirazione. Partito da Bergamo, quando sono atterrato a Hong Kong ho provato subito un senso di vertigine di fronte a una metropoli così frizzante e piena di energia, una città gigantesca dove si respirava aria di novità. La Cina al tempo era molto diversa da quella di oggi, era da poco entrata nella Wto e cominciava ad aprirsi all’esterno, anche alle piccole realtà com’era Legami al tempo, piccolissima con due soli prodotti: la cinghia per legare i libri, e una collezione di segnalibri. Con pochi soldi in tasca ho trovato ospitalità a casa del console italiano, persona gentilissima che ha accettato con piacere il mio autoinvito. Da Hong Kong mi sono poi spostato nell’entroterra per visitare la fiera di Guangzhou, una sorta di Disneyland per chi come me si occupa di sviluppo prodotto: era uno spazio sconfinato, con quasi 30mila espositori e ogni genere di articolo. Ho percepito un’energia indescrivibile e ho capito che c’erano delle potenzialità incredibili e che avrei potuto sviluppare tutte le idee che mi passavano per la testa, senza limiti all’immaginazione. In una settimana ho visitato tutti gli stand, osservando tutto e raccogliendo campioni; ho ancora degli scatoloni con la merce presa a quella prima fiera 20 anni fa!


 


Quali sono i progetti futuri dell'azienda?


Gestire la crescita che deve andare di pari passo con la sostenibilità. Oggi abbiamo 15 mondi Legami e più di 4mila prodotti, il mio progetto è aggiungerne molti altri, tutti quelli che possono aiutarci a trasmettere sentimenti positivi. Tra i progetti futuri, c'è sicuramente quello di rafforzare la vocazione internazionale dell'azienda. Abbiamo progetti ambiziosi, stiamo pensando a uno sviluppo per linee esterne all’estero, rilevando marchi importanti e conosciuti, ma questo dipende dalle opportunità che si presenteranno. Dal punto di vista commerciale abbiamo siglato nel 2022 un accordo con un importante player inglese per rafforzare la presenza in Gran Bretagna. Ci stiamo rafforzando anche in Medio Oriente, grazie alla collaborazione con un partner locale importantissimo, una delle aziende retail più importanti al mondo. Crediamo molto nello sviluppo del canale fisico, con un programma di nuove aperture di boutique monobrand Legami sul territorio italiano e all’estero, ma stiamo investendo molto anche nel canale digitale per sviluppare il nostro e-commerce. I prodotti che offriamo sono il risultato di una catena fatta di risorse ambientali e di persone, in cui il rispetto è fondamentale, per questo siamo convinti che si debba lavorare sempre di più in ambito di sostenibilità, sia ambientale che sociale.


Attualmente siamo già un’azienda Carbon Neutral, neutralizziamo le nostre emissioni di Co2 attraverso due macro-progetti: la piantumazione e la tutela di una parte della foresta amazzonica e la produzione di energia idroelettrica pulita in India. La nostra sede, grazie all’impianto fotovoltaico che abbiamo installato, è quasi indipendente dal punto di vista energetico, e la piccola parte di energia acquistata viene da fonti rinnovabili. Ci impegniamo per ridurre sempre di più l’impatto ambientale della nostra sede centrale e dei punti vendita, e per quanto riguarda i nostri prodotti stiamo elaborando un piano per la revisione totale dei materiali che utilizziamo e di tutti i packaging. Ci avvaliamo di fornitori consolidati e li aiutiamo in un percorso di crescita e di miglioramento dei processi, anche attraverso l’attuazione di un piano di adeguamento ai requisiti sociali previsti dagli standard internazionali. Stiamo pensando di realizzare anche dei boschi urbani in Italia: vogliamo restituire quello che il territorio ci sta dando. Inoltre, guardiamo con interesse anche alla quotazione sul mercato Euronext Growth Milan (ex Aim) di Borsa Italiana, se ci saranno le giuste condizioni anche rispetto all’evoluzione del contesto che stiamo vivendo in questo momento.


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