Tellurio, il metallo raro e strategico dietro la corsa all'energia pulita: cos'è e a cosa serve
Pur valendo quasi mille volte meno dell'oro, il tellurio è diventato una materia prima strategica per il fotovoltaico e altre tecnologie legate all'energia pulita. Il principale problema è la scarsità dell'offerta: viene infatti recuperato soprattutto dalla raffinazione del rame e non da miniere dedicate
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La dicitura "febbre dell'oro" può stare tranquilla che non verrà, almeno per ora, sostituita dalla "febbre del tellurio". A differenza del metallo giallo, infatti, il tellurio non ha quotazioni da capogiro. Secondo l'ultimo report dell'Usgs, viene scambiato a circa 0,12-0,15 dollari al grammo, contro gli oltre 133 dollari al grammo dell'oro. Questa enorme differenza di prezzo, però, non racconta tutta la storia. Il tellurio non è ricercato per il suo valore economico, bensì per quello strategico. Questo raro metalloide è infatti utilizzato nella produzione di pannelli fotovoltaici e in altre tecnologie legate alla transizione energetica. Inoltre, non esistono miniere dedicate esclusivamente alla sua estrazione e viene recuperato soprattutto come sottoprodotto della lavorazione del rame, una caratteristica che rende difficile aumentare rapidamente l'offerta. Non a caso, nel 2025 la Cina ha concentrato circa l'80% della produzione mondiale di tellurio raffinato e ha introdotto controlli alle esportazioni. Pur valendo quasi mille volte meno dell'oro, il materiale è quindi diventato un tassello strategico nella competizione globale per le materie prime della transizione energetica. Una corsa che coinvolge in prima linea anche Unione Europea e Stati Uniti.
L'importanza del tellurio per il fotovoltaico
Se il valore strategico del tellurio è cresciuto negli ultimi anni, gran parte del merito va al fotovoltaico. Secondo l'U.S. Geological Survey, circa il 70% del consumo mondiale di questo raro metalloide è destinato alla produzione di celle solari al tellururo di cadmio (CdTe), una delle principali tecnologie alternative ai tradizionali pannelli in silicio. Grazie alle sue proprietà semiconduttrici, questa risorsa contribuisce alla conversione della luce solare in energia elettrica e rappresenta una componente importante di una filiera destinata a crescere con l'espansione delle energie rinnovabili. In un contesto in cui governi e imprese investono miliardi di euro nella decarbonizzazione e nell'elettrificazione dell'economia, la disponibilità di questa materia prima assume un'importanza crescente. Non sorprende quindi che il tellurio sia sempre più osservato non solo come una materia prima industriale, ma anche come una risorsa strategica per sostenere gli obiettivi energetici dei prossimi decenni.
Dal fotovoltaico all'elettricità prodotta dal calore
Un altro impiego di rilievo riguarda i dispositivi termoelettrici, realizzati soprattutto attraverso composti come il tellururo di bismuto. Questi materiali consentono di trasformare direttamente il calore in elettricità, recuperando energia che altrimenti andrebbe dispersa. Lo stesso principio può essere utilizzato al contrario per generare raffreddamento senza ricorrere a sistemi tradizionali. Sempre secondo l'U.S. Geological Survey, il settore termoelettrico rappresenta la seconda principale destinazione del tellurio a livello globale dopo il fotovoltaico. Le applicazioni spaziano dall'industria alla ricerca scientifica, passando per l'elettronica e numerosi sistemi utilizzati in ambienti difficili o remoti. L'interesse verso queste tecnologie è cresciuto negli ultimi anni perché consentono di migliorare l'efficienza energetica e ridurre gli sprechi. In un contesto in cui governi e aziende sono chiamati a consumare meno energia e a sfruttare meglio quella disponibile, il tellurio assume quindi un ruolo strategico anche al di fuori delle fonti rinnovabili.
Il vero nodo è l'offerta
Se la domanda mondiale di tellurio dovesse aumentare rapidamente, il problema principale sarebbe riuscire a soddisfarla. A differenza di molte altre materie prime critiche, infatti, questo elemento non viene generalmente estratto da miniere dedicate, ma recuperato come sottoprodotto della raffinazione del rame. La sua disponibilità dipende quindi anche dall'andamento del mercato del rame e dalla capacità degli impianti di recuperarlo durante il processo industriale. Per questo motivo, un aumento dei prezzi non si tradurrebbe necessariamente in una crescita immediata della produzione. È proprio questa rigidità dell'offerta a preoccupare governi e industrie. Con l'espansione del fotovoltaico e delle tecnologie energetiche avanzate, il rischio è che la domanda cresca più velocemente della disponibilità del materiale, trasformandolo in uno dei possibili colli di bottiglia della transizione energetica globale.
