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Nel mondo post Covid-19 potrebbero nascere le monete digitali, Bce e Cina già al lavoro per il loro lancio

Un gruppo di lavoro interno alla Banca centrale europea starebbe già esaminando i pro e i contro di una valuta digitale, utilizzabile dagli intermediari o dai consumatori mediante gli smartphone, ma anche Pechino lavora a uno yuan immateriale

Euro e Yuan potrebbero presto avere una declinazione digitale. A pochi giorni di distanza e in modo indipendente aggiornano sullo studio in materia sia la Banca centrale europea sia la sua omologa nella Repubblica popolare cinese. Mentre Facebook continua a lavorare, sebbene con alcune modifiche, al vecchio progetto Libra.

Il progetto europeo - Ad anticipare il progetto avviato dalla Bce è Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo di Francoforte, in un editoriale pubblicato su La Stampa: "In linea con la strategia dell'Eurosistema sui pagamenti al dettaglio", ha spiegato Panetta, "stiamo lavorando per promuovere soluzioni di mercato europee per i pagamenti presso i punti di vendita fisici e per il commercio online. Operiamo con altre istituzioni europee per contenere i rischi cibernetici". La Bce "sta inoltre valutando l'eventuale emissione di un 'euro digitale. Un gruppo di lavoro ad alto livello sta esaminando i pro e i contro di una valuta digitale, utilizzabile dagli intermediari o anche direttamente dai consumatori mediante dispositivi elettronici (quali gli smartphone) per effettuare i propri pagamenti". 

 

Un annuncio che dà seguito a quanto già detto dalla Bce a gennaio, quando era uscito un paper firmato da Ulrich Bindseil, direttore della Bce per i pagamenti e le infrastrutture di mercato, e dedicato proprio alle valute digitali distribuite da banche centrali (le cosiddette CBDC).

 

Nel documento si delineava la possibilità di un euro digitale a due livelli, con tassi differenziati: una prima fascia di euro digitali potrebbe essere dedicata ai pagamenti dei privati, non potrebbe avere tassi negativi e avrebbe una quantità limitata, mentre la seconda fascia fungerebbe da riserva di valore con un tasso inferiore a quello offerto dalle banche.

 

L'esperimento cinese - La Cina fa altri passi verso la moneta digitale di Stato, "ma questo non vuol dire che sia stato ufficialmente lanciato" lo yuan virtuale. Il Digital Currency Research Institute della Banca centrale cinese (Pboc) ha riferito che il lavoro di ricerca e sviluppo procede e che i test pilota interni sono in corso in quattro regioni (Shenzhen, Suzhou, Xiongan e Chengdu) attraverso le banche di Stato e una app. E le Olimpiadi invernali di Pechino 2022, ha riportato il South China Morning Post, potrebbero essere l'occasione per affinare altri test. La valuta, nota come "De/Ep" ('digital currency electronic payment'), è basata sulla blockchain (la tecnologia che sta dietro le criptomonete che a ottobre è stata promossa dal presidente Xi Jinping).

 

Ad aprile nelle zone campione alcuni dipendenti pubblici scelti come tester hanno installato sul loro smartphone un portfoglio digitale e dal mese seguente riceveranno su di esso un sussidio per l'abbonamento ai mezzi pubblici. Per effettuare i pagamenti potranno usare un codice Qr oppure avvicinando il telefono a un altro dispositivo. Una modalità molto simile ai sistemi di pagamento da mobile già in uso come WeChatPay e Alipay, in un Paese dove i pagamenti digitali hanno riscosso da subito molto successo e nel 2020 le transizioni via smartphone potrebbero raggiungere i 1.708 miliardi di euro (gli Stati Uniti sono a circa metà del valore).

 

Più istituti di credito, oltre alla Agricultural Bank of China, saranno impegnati nelle operazioni negli sforzi per migliorare la tecnologia, la sicurezza e la stabilità degli strumenti di pagamento, senza escludere le applicazioni possibili grazie al 5G, l'internet superveloce. La blockchain, in particolare, vale come firma digitale e per altre funzioni non ancora combinate con le modalità della valuta digitale. Il progetto utilizza poi tecnologie basate sul cloud. L'accelerazione data al dossier dalla Pboc, che è al lavoro sul tema dal 2014, è maturata verso la fine del 2019, su eplicita indicazione del presidente Xi Jinping e anche per la competizione in corso tra le Banche centrali per il lancio delle monete digitali che dovrebbero comportare conseguenze di peso in settori come la finanza, il retail e il commercio.

 

Lo yuan digitale, secondo Pechino, avrebbe il vantaggio di essere sostenuto dal governo cinese e darebbe alla Banca centrale la possibilità di fissare le regole per i sistemi di transazione e pagamenti valutari cross-border, oltre a sostenere la internazionalizzazione del renminbi. Partito già nel 2014, il progetto non ha una data precisa di varo e sarebbe più stabile del bitcoin, al bando in Cina così come tutte le criptomonete già dal 2017. Secondo le stime elaborate dalla banca d'investimento cinese Citic Securities in pochi anni un ottavo del contante in circolazione nel paese asiatico potrebbe essere sostituito dallo yuan virtuale, per un ammontare di mille miliardi di yuan (pari a 130 miliardi di euro).

 

Nella stessa direzione Francia e Facebook - Il governatore della Banca centrale francese Franois Villeroy de Galhau aveva annunciato a dicembre i test della valuta digitale e la definizione dei relativi progetti intorno al primo trimestre del 2020.

 

A giugno scorso, Facebook aveva presentato il progetto Libra, diverso dallo yuan digitale, visto come una minaccia alla sovranità finanziaria dei Paesi in quanto la cryptocurrency poggiava su un paniere di monete reali tra cui dollaro, euro e yen. Delle modifiche apportate al progetto originario, la principale va incontro ai regolatori finanziari e ai timori che Libra possa interferire con valute nazionali e politiche monetarie dei singoli Paesi, grazie all'immediato bacino potenziale di Facebook di 2,5 miliardi potenziali di utenti. La proposta è di offrire anche stablecoin per singola valuta, oltre all'originaria Libra garantita da un paniere di valute e titoli del debito, quali Librausd (Usd), Libraeur (Eeur), Libragbp (Gbp) e Librasgd (Sgd).

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