L'intervista a tgcom24

Gianni Ballardini racconta la sua sfida agli stereotipi: "La ginnastica ritmica maschile alle Olimpiadi? Un sogno, ma non è stato facile "

"La maggior parte delle persone ritiene che questo sport per noi uomini sia qualcosa di 'innaturale'", spiega l'atleta, vincitore del primo campionato italiano aperto solo da gennaio 2026 anche al sesso maschile. Il racconto del coronamento di una passione che ha conosciuto non poche difficoltà

di Melissa Scotto Di Mase
02 Set 2026 - 06:50
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"Ci sono giornate destinate a rimanere scritte per sempre nella storia dello sport" scrive in un post su Instagram Gianni Ballardini, 27enne originario di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, ora noto ai più come vincitore del primo campionato italiano di ginnastica ritmica aperto anche agli uomini. Questa disciplina, fino a gennaio 2026, era l'unico sport a non prevedere competizioni maschili, ma a partire da quel momento qualcosa è cambiato.

Chi può raccontarlo bene è il giovanissimo Ballardini che a Tgcom24 ripercorre i momenti più importanti della sua carriera sportiva, a partire dal 2013 quando "armato" di clavette, nastri e cerchi, provava a immaginare un futuro nel mondo della ritmica fuori dai confini della propria cameretta. "Non sapevo nemmeno cosa fosse (la ginnastica ritmica, ndr) finché non ho iniziato, alle scuole medie, ad allenarmi da solo in casa, guardando alcuni video su YouTube di una ginnasta famosissima, spinto da due compagne di classe".

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A vedere dalle foto datate 2013, avevi una predisposizione fisica naturale per questa disciplina
Sicuramente il mio fisico longilineo mi ha aiutato parecchio. Mi allenavo senza particolare sforzo, le spaccate - per esempio - mi venivano naturali. Avendo la fortuna di vivere in una casa in campagna, iniziai ad allenarmi all'aperto: comprai gli attrezzi, ovviamente non quelli che utilizzavano le ginnaste professionali, così provavo a fare i lanci fuori, altrimenti distruggevo la casa.

Com'è nata questa passione?
Il percorso è iniziato diversi anni fa, quando la ginnastica ritmica in Italia non era ancora riconosciuta a livello nazionale dalla Federazione. Solamente gli enti di promozione sportiva permettevano ai ragazzi di partecipare alle gare. Ho cominciato da solo quando avevo solo 16 anni, anche perché a quel tempo le società sportive della zona non mi potevano prendere, in quanto risultavo "non regolare". Solamente le ragazze potevano fare ginnastica ritmica e di conseguenza mi ispiravo alle grandi ginnaste che vedevo online, sperando un giorno di poter entrare in una palestra. Dopo i 16, riuscii finalmente a entrare nella prima palestra e ad allenarmi; inizialmente prendendo parte solo alle gare di ritmica coreografata insieme in squadra con altre ragazze.

C'era uno sguardo curioso nei confronti di un collega uomo?
C'è sempre stato uno sguardo curioso, ovunque. Partecipare alle gare era ed è sempre un grande carico emotivo perché molte volte mi sono sentito molto giudicato. Era chiaro che gli sguardi andavano oltre la semplice curiosità. Fortunatamente ho sempre avuto ben chiaro che cosa volessi fare, non mi sono mai perso d’animo e grazie alla mia motivazione sono riuscito a superare anche i commenti sgradevoli.

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Chi è la persona che più ha creduto in te?
Beh, a parte me stesso, sicuramente i miei genitori e la mia prima insegnante Valentina Gaddoni che mi prese sotto la sua ala. Mio padre finiva di lavorare e mi veniva a prendere dopo gli allenamenti. Ho sempre avuto supporto da parte loro.

Quand’è che hai capito di "avercela fatta"?
Durante la mia prima gara da individualista, nel 2016, con il cerchio. Ma in realtà sono stato felice molto prima, già quando misi per la prima volta piede in una palestra. Quando ti viene detto di no per tante volte, finisci per non crederci più e invece mi sbagliavo.

Sei arrivato fino in Spagna per rincorrere il tuo sogno
Sì, andai in una società dell’Andalusia. Mi sono allenato con la squadra per la preparazione alle gare per due anni. Un ambiente totalmente diverso, lo sguardo di cui parlavamo prima c'era comunque ma lo percepivo in modo diverso. Sì, c'era la curiosità, ma non perché fossi uomo ma perché fossi straniero. A ogni modo mi sono sentito accolto sia dagli insegnanti che dal pubblico.

C'è stata una critica o un commento che ti ha fatto più male di altri?
Ce ne sono stati tanti. Forse la cosa che in realtà mi faceva più male ma che in realtà poi alimentava il mio desiderio di portare avanti questo obiettivo, era il pensiero di dover lasciare perdere e virare su altro.

Ma non l’hai mai fatto…
Esatto, sono sempre stato più forte.

Sei molto attivo sui social. In un’epoca in cui – spesso e volentieri – ognuno si sente libero di poter dire la propria online, ti è mai capitato di sentirti attaccato?
Il problema è che la maggior parte delle persone ritiene che questo sport per noi uomini sia qualcosa di "innaturale", adatto solamente alle donne. Non prende in considerazione il fatto che in realtà si tratta di una disciplina che dev’essere ancora adattata all’esigenza del fisico maschile. Altri ancora, invece, ragionano secondo il fatto per cui la ginnastica ritmica sia solo riservata alle donne in quanto è da sempre stato così. Stesso tra donne c’è una sorta di “gelosia”, quasi a dire “la vogliamo tutta per noi”.

Per fortuna c’è anche chi cerca consigli o una buona dose di incoraggiamento
Mi è capitato che mi scrivessero piccoli ginnasti o direttamente i propri genitori. C’è chi mi ha chiesto in che modo poteva viversi l’ambiente scolastico con più serenità, come affrontare l’inizio del percorso di ritmica, o semplicemente come imparare a superare il giudizio delle persone.

Ma arriviamo alla gara di Rimini: cosa ha significato per te?
Eravamo in tantissimi, 16 partecipanti se non sbaglio. Io ho concorso nella categoria senior e ho vinto con cerchi e clavette. È stata un’esperienza incredibile, anche soltanto la preparazione sulla stessa pedana con tutti gli altri. Mi ha ricordato molto la Spagna. È stata una grande emozione, soprattutto se pensi di trovarti nel tuo Paese.

Come vedi il futuro di questa disciplina?
Mi piacerebbe che venisse riconosciuta dalla Federazione Internazionale e quindi venga inserita alle Olimpiadi. So che non sarebbe solo il mio sogno ma di tutti quelli che praticano ginnastica ritmica nel mondo.

Vuoi approfittare di questa intervista per lasciare un messaggio a chi ti leggerà?
È bene che al giorno d’oggi non ci sia questa paura nel pensare o nel voler fare qualcosa solo perché ritenuta difforme dalla mentalità della società. C’è bisogno che la gente superi l’idea di una ginnastica ritmica rivolta al solo pubblico femminile, solamente in questo modo si potrà vincere questa battaglia, un po' come lo è stato per il nuoto sincronizzato. Ai più piccoli consiglio di non dar credito a ciò che dicono i compagni di classe, gli amici ma di buttarsi e fare quello che più ci piace. Ci pensi? Che mondo sarebbe quello in cui tutti facciamo le stesse cose, abbiamo le stesse passioni. Non ci sarebbe una preferenza, differenziazione, solo perché la società impone un unico modello da seguire. Per cui, siate liberi.

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