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I 40 anni di "Candy Candy" in Italia: 10 cose da sapere sull'orfanella più amata dei cartoni animati

Tratto dal manga di Yumiko Igarashi e Kyoko Mizuki, il 2 marzo del 1980 sbarcava anche da noi uno degli anime più popolari di quegli anni

Il 2 marzo del 1980 sbarcava in Italia uno degli anime più famosi e amati della storia: "Candy Candy". Tratto dal manga di Kyoko Mizuki e Yumiko Igarashi, pubblicato nel 1975, il cartone animato in 115 episodi racconta la storia difficile di un'orfanella adottata da una nobile famiglia inglese ma che poi si trova a dover trovare il proprio percorso da sola, tra lutti, gioie e amori sfortunati, 

I 40 anni di "Candy Candy" in Italia: le immagini

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La casa di Pony; il principe della collina; il primo grande amore Anthony che muore cadendo da cavallo; gli odiosissimi e perfidi fratellastri Iriza e Neal; l'amore della vita con Terence, bello e dannato con la passione per il teatro. Sono solo alcuni degli elementi che per chi ha seguito la storia di Candy negli anni 80 e 90, saranno più che familiari.

 

Disegnata da Yumiko Igarashi e scritta Kyoko Mizuki, "Candy Candy", ha catturato almeno due generazioni di bambini, spesso con le relative mamme, con la sua vicenda ricca di colpi di scena e romanticismo. Un personaggio forte, capace di superare mille difficoltà ed espressione dell'autodeterminazione femminile. Lutti e colpi bassi della vita non fermano questa ragazzina che punta a diventare un'infermiera e a cavarsela da sola. 

 

La serie televisiva, andata in onda in Giappone dal 1976 al 1979, fu una di quelle arrivate in Italia grazie alla grande infornata di cartoni giapponesi fatta dalle prime televisioni private locali a inizio anni 80. Non era infatti inusuale, ai tempi della prima messa in onda, trovare il cartone su canali diversi, con tempi diversi: mentre su un canale la serie era all'inizio, su un altro era alle battute finali, rischiando così spoiler indesiderati.

 

Nel 1989 passò infine sulle Reti Fininvest, dove venne cambiata la prima sigla dei Rocking Horse con una di Cristina d'Avena, il titolo trasformato in "Dolce Candy" e cambiati persino montaggio e doppiaggio, con un finale stravolto rispetto a quello originale giapponese: per la gioia dei fan Terence lasciava Susanna per coronare il suo amore con Candy.

 

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10 COSE DA SAPERE SU "CANDY CANDY":

- Il manga è ispirato a un romanzo uscito nel 1975 in Giappone, scritto da Keiko Nagita, che non è altro che lo pseudonimo di Kyoko Mizuki, autrice dei testi del fumetto. In Italia è rimasto inedito fino al 2014.

 

- Il rapporto tra le due creatrici con gli anni si è incrinato fino ad arrivare in tribunale. Per questo Yumiko Igarashi ha bloccato i diritti di pubblicazione del manga e di trasmissione del cartone animato che così dalla fine degli anni 90 non è più stato trasmesso. 

 

- Nella versione italiana del cartone animato la voce di Candy è di Laura Boccanera, da anni doppiatrice ufficiale di Julia Roberts.

 

- L'orsetto lavatore Klin (che nella prima sigla italiana veniva erroneamente indicato come "un gatto") nel fumetto in realtà non esisteva. Venne inserito per il pubblico più infantile, per stemperare i momenti più drammatici. 

 

- Nel manga Annie, l'amica del cuore di Candy, aveva i capelli biondi come lei. Nel cartone, per differenziarle, Annie è diventata mora.

 

- Nella serie non mancano momenti altamente drammatici, comprese le morti di due dei personaggi principali. In Francia la morte di Anthony venne ritenuta troppo forte per il pubblico più giovane e nell'adattamento venne trasformata in una malattia invalidante.

 

- Grazie a "Candy Candy" negli anni 80 in Scozia, dove è ambientata buona parte della storia, ci fu un incremento del turismo.

 

- "Candy Candy" è stato il primo cartone animato accompagnato da una massiccia operazione di merchandising, con tanto di diari e quaderni per la scuola, bambole, album di figurine ma anche libri e serie a fumetti in edicola.

 

- Il finale del cartone animato è molto diverso da quello del manga: mentre nel fumetto Candy si sposa con Albert, nel cartone il finale rimane aperto, lasciato all'immaginazione delle fan.

 

- La storia è ambientata nei primi anni del '900, prima della Prima Guerra Mondiale. Ma nella realizzazione del cartone ci sono molti anacronismi: Albert ha un look da hippie anni 60, le auto guidate da Stear sono modelli anni 20 mentre in alcuni momenti Candy indossa un completo di jeans in pieno stile anni 50.

 

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