Lavvocato Umberto Ambrosoli, barba biblica e eloquio aguzzo, è una persona perbene.
Quando Enrico Mentana nel dibattito che ornava la serata- evento speciale per Il Divo (La7) gli ha chiesto, delicatamente, del ruolo attivo avuto dalla cricca Sindona e da Giulio Andreotti nellomicidio del padre Giorgio (Andreotti si lasciò scappare se lera cercata), Ambrosoli non ha fatto un plissè . E ha risposto semplicemente: Questa è unoccasione meravigliosa per riflettere sul concetto di responsabilità degli incarichi pubblici. Non ci ha portato chiarezza sul passato né responsabilità sul presente . Punto. Così, declinando la prevalenza del senso di sopravvivenza sul senso dello Stato che dallassassinio del padre galantuomo- ogni funzionario pubblico è costretto ad avere, lavvocato ha innescato un dibattito fatto di dignità e orgoglio patrio. Certo, lidea del cineforum serale in seconda serata, retto da Mentana (che di cinema poco capisce) ha lappeal di un documentario sulla sirena del Borneo. No, il dibattito, no , ci veniva da urlare nel ricordo di antiche serate nei cinemetti off, coi compagni che brandivano le critiche bolsceviche di Guido Aristarco come una clava.
Però se Il Divo di Sorrentino girato alla Tarantino- fa il 6,26% di share e il dibattito seguente il 5,13%, bè, questo dimostra che una formula vecchia come il cucco già sperimentata in Rai dal mitico Claudio G. Fava negli anni 70 non è così peregrina. Certo, la serata lha vinta Paperissima. Ma a La7 stanno dimostrando quel che predichiamo da anni: esiste un pubblico timido allombra dei reality e dei talk gridati che, vorace di qualità, espia il proprio quotidiano guardando Marco Paolini; che sintrippa per la prosopopea di Saviano; che sincolla al teatro giornalistico di Piroso e alle inchieste senza speranza di Iacona e Gabanelli. Non è un male. Certo, laltra sera Mentana parlava di potere politico e poteri forti, con lospite Mieli che rimpiangeva la supremazia di Cuccia e Agnelli e con Gad Lerner che vaporosamente accostava landreottismo al berlusconismo, Cosentino nei panni di Salvo Lima e Verdini in quelli dello Squalo Sbardella. E si gigioneggiava coi sui soliti ospiti sui soliti temi, in una liturgia il Chicco Mentana Show- ormai collaudata in corredi diversi su diverse fasce di palinsesto. Ma una tv rivolta alla testa della gente più che al suo stomaco o al bassoventre può trovare spazio.
